Microsoft lancia Windows per principianti: ma forse le cose non stanno proprio così...
E per i più poveri c'è la Starter Edition
Casa Gates non è nuova ad annunci e lanci strategici, e stavolta il corno di Longhorn suona proprio come azione di diversivo per distrarre da un'azione ben più importante: l’assalto al mercato dei paesi in via di sviluppo.
Ufficialmente una versione "per principianti", Windows Xp Starter Edition è in realtà un'edizione riservata ai Paesi più poveri: tanto è vero che nessuno si è sorpreso più di tanto quanto si è scoperto che comincerà il prodotto comincerà a essere commercializzato in Thailandia, Malaysia ed Indonesia.
L'
edizione "economica" di Xp avrà
meno opzioni di rete e una
grafica più modesta, che tradotto potrebbe significare anche un tentativo di Microsoft di
frenare l'avanzata di Linux, sistema operativo
open source e soprattutto gratuito. Sarà per questo che è molto diffuso nei Paesi in via di sviluppo?

Forse questa domanda s’è le posta anche il buon
Bill: è indiscutibile infatti che, se nei paesi industrializzati il
software proprietario è ancora il modello di sviluppo più diffuso, in quelli meno avanzati la
sfida tra software libero e commerciale non ha ancora incoronato un vincitore. Almeno per quanto riguarda il mercato Consumer.
Thailandia, Malaysia e Indonesia inoltre sono tutti stati che godono di previsioni di crescita sostenute e perciò da presidiare a ogni costo, magari partendo - come si pensa di fare a casa Gates - dalle rendite del settore pubblico.
E non è da escludere che la sperimentazione in estremo oriente di Starter Edition potrebbe fungere da prova generale per il debutto in Russia, Brasile o Giordania.
Starter Edition verrà quindi proposta ad un prezzo inferiore rispetto alla versione "Home", e fin qui tutto ok.
Il problema è che le carenze del prodotto rendono dubbiosi anche gli analisti: le limitazioni del sistema in effetti sono davvero drastiche.
Possono essere eseguite solo tre applicazioni in contemporanea, ed il networking è carente.
Assente qualunque
possibilità di condividere file e stampanti e
il sistema non prevede neppure
il
supporto per le reti locali: fatto abbastanza preoccupante se pensiamo che un sistema del
1992, Windows for Workgroup 3.11, metteva in preventivo
connessioni illimitate.
A questo punto diventa davvero impossibile non puntare l'indice contro l'atteggiamento bifronte dei produttori di software commerciale, pronti a offrire di tutto e di più agli abbienti e poco o nulla al resto del mondo.
Microsoft farà davvero un favore all’umanità mettendo in commercio Xp Starter ad un prezzo che si aggira, secondo indiscrezioni e fonti non ufficiali, intorno ai 40 dollari per copia: in questo modo infatti si combatte senza dubbio la pirateria software in maniera efficace.
Ma chiediamoci un attimo qual è la realtà commerciale più danneggiata dalla pirateria...
La risposta la conosciamo tutti, e non c’è bisogno di essere degli esperti di informatica per capire che le vistose zone d'ombra di Xp Starter lo rendono un sistema del tutto inadatto a una reale trasmissione e condivisione delle conoscenze.
Xp Starter è a tutti gli effetti un surrogato sbrigativo, sicuramente perfetto per favorire l'uso dei computer ma non per dare una mano allo sviluppo del lavoro e delle competenze nelle aree più svantaggiate del pianeta.

Fortunatamente non siamo i soli a pensarla così: sull'
Xp dei poveri la specialista
Gartner Group si è espressa in modo negativo, e senza mezzi termini.
Secondo Gartner Grup, infatti, anziché diminuire, il ricorso alla pirateria risulterebbe addirittura favorito dalle troppe carenze del prodotto: e che senso ha mettere in circolazione patch - numerose e di grosse dimensioni, nonché indispensabili al funzionamento del sistema- per utenti dotati di collegamenti Web lenti e costosissimi?
Per gli analisti, che sottolineano come un ulteriore anello mancante sia un aggiornamento da Xp Starter a Xp Home, "è probabile che il prodotto deluda le aspettative degli utenti a causa delle limitazioni impostegli".
E la cosa più bella è la risposta di Microsoft ai dubbi degli esperti: "I principianti tendono a usare un numero ridotto di applicazioni in contemporanea, per rimanere organizzati e non cadere in confusione". Fantastico.
Mai sentito parlare di opzioni di abilitazione o disabilitazione temporanea delle funzioni ritenute superflue?
In attesa di trovare una risposta a questi (e altri) interrogativi, dalla West Coast statunitense arrivano
altri grattacapi per la multinazionale dell’informatica.

Una recente relazione del
Californian Performance Review ha infatti affermato che "
lo stato dovrebbe prendere in maggior considerazione l'uso di software a sorgente aperta, che in molti casi fornisce la stessa funzionalità del software chiuso a un costo totale molto inferiore".
Senza contare che, al di là dei listini, il codice aperto è considerato più flessibile ( per la possibilità di essere modificato in base alle esigenze) e soprattutto più sicuro.

Un atto di devozione all'
open source, una prova d'amore o la dimostrazione che
anche i pinguini sanno fare lobbying? Di sicuro adesso c’è solo una cosa: a Redmond non tirerà certo una bella aria.