Roventi polemiche smentite dagli ascolti lusinghieri: considerazioni sulla fiction Rai e sulle sue sorelle di romanticheria
Le Cime (tempestose) dell'audience
SFIORA i
dieci milioni di telespettatori, rapisce il
36,91% degli italiani davanti alla tv martedì sera, umilia (
doppiandolo) l'atteso one-man-show di
Teo Teocoli su Canale 5. Tutta opera di
Cime tempestose, la fiction in costume, l'ennesima, di RaiUno, tratta dal celebre romanzo della Brontë. Si chiude con un risultato sbalorditivo la
querelle che aveva visto contrapposta
Rai e
Titanus, la casa di produzione dello sceneggiato che aveva fortemente criticato la scelta di mandare in onda la seconda e ultima puntata della miniserie contro lo spettacolo del comico milanese, fino a parlare di una TV di Stato "
asservita a Mediaset". Scontati i
trionfalismi degli uomini di viale Mazzini (Del Noce in testa: "Niente polemiche, ma ognuno faccia il suo mestiere: loro sanno fare bene le fiction, noi facciamo bene i palinsesti),
scontatissimi, per quanto increduli, quelli dei produttori. Insomma: il caso è chiuso, la partita stravinta. E il direttore di RaiFiction Saccà fa l'ardito: "
Potenzieremo la serialità fino a farne il 70% degli investimenti Rai".
Resterebbe da capire
perché un prodotto come questo, di sicuro
onesto (a partire dagli attori:
Alessio Boni,
Anita Caprioli e
Franco Castellano) ma
lungi dall'essere un capolavoro, trascini a sé una tale
quantità di popolo telespettatore. E vale per
Cime tempestose come per
Orgoglio, fino alla ormai leggendaria
Elisa di Rivombrosa.
Ammettiamo che trovarsi, per volontà altrui e nonostante risentite proteste, tra i dieci milioni di quel popolo, all'inizio ci ha fatto girare nella mente la seguente facile considerazione: quella incollata ai divani di tutta Italia è gente che non capisce niente di televisione.
Considerazione banale. E' tutto ancor più semplice: quello che piace, che affascina, che rapisce, ieri come oggi, è l'amore immortale, è la passione che spezza le catene del tempo e dello spazio, che vince il destino cinico e baro e persino la morte. E' quell'amore in costume che gli sterminati saloni vittoriani e i balli e gli svolazzi e le gonne lunghe e i colletti inamidati rendono così bello e desiderabile tanto da giustificare persino qualche temporanea caduta nella melassa.
Ci teniamo a chiarire: non ci sono mica venuti i lucciconi, alla fine, per Heatcliff e Cathrine. Ma in fin dei conti siamo contenti che i dieci milioni di assetati di romanticherie di martedì sera siano di più dei tristi milioni (in calo) di affamati di fama e morbosità che stazionano avidi davanti agli spioncini dei reality. Meglio morire di diabete da eccesso di zucchero nella gelida brughiera inglese, che di voltastomaco sotto il sole tropicale dell'isola dei famosi.