La versione 2004 ha la porta a infrarossi: due “pulcini” possono generare un cucciolo
Sono tornati i Tamagotchi. E si connettono fra loro
ERA IL 1997: nessuno poteva scampare loro. Bambini, adolescenti, giovani, tutti finiti nel vortice della manìa.
Era l’anno del
Tamagotchi, l’animaletto
virtuale che andava curato esattamente come se fosse un animale domestico:
nutrito, vaccinato, pulito, pena il suo deperimento, la malattia, persino la
morte.
Dopo sette anni dal tormentone, la petulante bestiolina si riaffaccia sul mercato italiano, e porta con sé grosse novità.
La nuova versione, il Tamagotchi “Connexion”, ha una porta a infrarossi che consente a due apparecchi di comunicare fra di loro e addirittura, se i due sono di “sesso” opposto, di procreare, facendo nascere un “Tamababy”.
Ancor prima dei cuccioli, bisognerà attendere i genitori, che sbarcheranno in Italia a metà agosto direttamente dal Giappone, loro madrepatria, dove sull’onda del primo fenomeno nacquero addirittura asili specializzati nella cura del Tamagotchi.
Il mondo dell’educazione tornerà di certo a dividersi sugli effetti planetari del “virtual pet” esattamente come fece negli anni ’90. Il “mostro” è una nuova occasione per riscoprire il valore del prendersi cura di qualcuno o di qualcosa? O la degenerazione delle relazioni umane? O semplicemente un’altra opportunità di comunicazione?
Chissà. Di certo, oltre al “Tamababy”, il probabile tormentone estivo qualcos’altro lo partorirà: tante polemiche, e un sacco di
soldi per il suo
produttore.