È presto diventato un caso mediatico. Certo, una balena che nuota nel Tamigi, non è cosa da tutti i giorni! Dirette tv da tutto il mondo, e anche su internet non si risparmiano colpi. Addirittura sui siti dei maggiori quotidiani nazionali italiani, c’è un continuo aggiornamento dell’evolversi dei fatti. Su Repubblica.it, ad esempio, c’è tutta la storia – rigorosamente multimediale – dell’odissea della balena.
Si tratta di un cetaceo di 5 metri, la cui specie (Hyperoodon ampullatus), può raggiungere anche i 10 metri di lunghezza. L’iperodonte ha tenuto tutta Londra con il fiato sospeso: per non correre il rischio di farla spiaggiare, in tanti le hanno tirato piccoli sassi, orientandola a tornare verso il punto più profondo del fiume. Addirittura un uomo si è immerso nell’acqua fino alla cintura, proprio per spaventarla e riuscire ad evitare il peggio. Nel frattempo, anche un altro esemplare è stato avvistato alla foce del Tamigi.
Spettacolarità e singolarità sono sicuramente caratteristiche che hanno di certo fatto la loro parte, nell’enorme risonanza mondiale che ha ottenuto l’evento. Ma c’è un dato che fa riflettere: in pochissimi istanti, tutto il mondo viene a conoscenza di qualunque cosa metta in circolo il sistema dell’informazione. Che velocità.