UNA RACCOLTA di firme contro la censura in biblioteca. È questa l’iniziativa proposta dall’Associazione Italiana Biblioteche. L'AIB intende esprimere la propria posizione, in rappresentanza di tutti i bibliotecari italiani, a difesa del diritto di accesso all'informazione e della libera circolazione dei documenti, attraverso un
appello da divulgare e far firmare. Le firme raccolte devono essere consegnate, entro l’8 giugno, presso la sede della
Sezione AIB della propria Regione.
Da cosa parte questa decisione? Semplicemente si vuole
dare sostegno ad una bibliotecaria, che tuttora si trova sotto processo (la data della prossima udienza è fra pochi giorni) per aver concesso un prestito nel 2000. È stata
denunciata ai carabinieri per violazione dell’articolo 528 del codice penale, sulla base del quale è stata anche condannata dal giudice per le indagini preliminari al pagamento di una multa.
La signora era una dipendente di una biblioteca comunale collocata all’interno di una scuola.
La sua colpa sarebbe quella di aver fatto circolare liberamente un libro dal contenuto osceno. “Scopami” – questo il titolo dell’opera dell’autrice francese Virginie Despentes, pubblicato in Italia dalla casa editrice Einaudi – era stato preso in prestito da una ragazza di 14 anni.
Da allora la vicenda rimbalza di udienza in udienza, ma la donna – fiduciosa nella giustizia –
aspetta un esito positivo della causa: “l'esame attento degli elementi di fatto e di diritto non potrà che portare alla piena assoluzione” – ha affermato lo stesso Mauro Guerrini in comunicato apparso sul sito “
Aib-web”.
Il Presidente dell'Associazione Italiana Biblioteche ha sottolineato che “se la censura entra in biblioteca, a
uscirne svilita non è solo l'istituzione bibliotecaria, ma il profilo democratico del nostro paese nel ventunesimo secolo”. Perché un’affermazione tanto risentita? ...Semplicemente per il fatto che la denuncia si è rivelata un atto di forza spregiudicato. Il libro “incriminato”, infatti, era stato incluso in un elenco di testi consigliati per l’adolescenza.
E a farlo era stato nientedimeno che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per sostenere la campagna contro la droga
Il vero sballo è dire no. “La biblioteca ha certamente il compito di selezionare opere di qualità, che soddisfino i bisogni degli utenti, ma la selezione deve avvenire secondo criteri oggettivi. Secondo il codice penale, osceno è ciò che offende il senso del pudore, e non esiste un concetto più vago, ambiguo e controverso” – ha continuato Guerrini – “È il livello di accesso alle informazioni uno degli indicatori della democrazia.
La biblioteca non può e non deve applicare forme di censura: in nessun caso - secondo il
Codice deontologico elaborato dall'Aib - potrebbe negare accesso a un libro, salvo che il volume non rechi sulla copertina un formale divieto ai minori o che non sia stato sequestrato dalla magistratura. La professione del bibliotecario consiste proprio nel facilitare l'incontro tra lettori e conoscenza registrata nei documenti, e nel prevenire e rimuovere qualunque ostacolo alla libera fruizione”.