Al Parioli presto in scena l’ultima puntata: pronto il trasloco completo al mattino. Pensierini senza pretese di un coetaneo del MCS
Il suo nome era Costanzo, Maurizio Costanzo. Show.

Di certo i bambini nati dal 1982 in poi (chi scrive è fra questi) hanno tutti pensato, una volta nella vita: quel tipo grasso compresso nella "camicia coi baffi" si chiama Maurizio (primo nome) Costanzo (secondo nome) Sciò (cognome).
E giù a immaginarsi improbabili carte d’identità con quello “Sciò” stampato in evidenza, e le risatelle che ti spuntano sulla bocca come quando quello “sciò” la nonna lo grida mentre mulina la mano in aria per disperdere le zanzare d’estate.
Maria Volpe, sul “
Corriere”, lo ha ben detto: c’è stato il tempo di “Carosello”, a segnare il
confine fra il giorno e la sera, e c’è stato il
Costanzo Show, a segnare quello fra la
sera e la notte. Il valico invalicabile, per noi ragazzini degli anni Novanta, figli di quella genia di genitori responsabili che a una certa ora (non proprio quella di Carosello, ma insomma, un’ora decente) ti spedivano a letto. E loro restavano lì, a discutere davanti alla quotidiana
messa cantata (e urlata, scalciata, impegnata, lacrimata) del
sacerdote Maurizio.
L’officiante, padrone del tempo e dello spazio pariolino, presiedeva con pochi gesti pacati, sempre quelli, tirando fuori il meglio e il peggio degli astanti, creando e disfacendo storie personaggi carriere e politiche, raccontando l’Italia e l’Italietta, quella gloriosa e quella mediocre, fino a quella malata: di sesso, di violenza, di voyeurismo, di nulla. Mettendola in scena, quell’Italia, non importa se spacciandola per altro.
Ci è arrivato per primo lui, quel Costanzo, con quelle tre letterine in fila:
MCS. Ovvero come integrare persona, personaggio e televisione. Un uomo/medium di comunicazione interpersonale che si tramuta in spettacolo/medium di comunicazione televisiva. Nome + Cognome + Show. Per dirla con
Bolter e Grusin: la
rimediazione umana. Anzi, ancora di più: la
rimediazione familiare. Da clan, come nemmeno Celentano: Maurizio,
Maria, gli
Amici di Maria, che poi sono anche gli Amici di Maurizio, specie la
domenica pomeriggio quando gli Amici di Maria (e di Maurizio), che piacciono un po’ a tutti, davanti alla tv ci trovano un po’ tutti, e ce li fanno restare
appiccicati fino ai tiggì.
Lo “Sciò”, s’è deciso,
non ci sarà più. Non ci viene da piangere ma nemmeno da ridere, né da gridare a improbabili repentini mutamenti di genere, né alla morte della vecchia salotterìa catodica.
Niente funerali, MC ha detto che è meglio così, è solo che la sera si finisce a tirare troppo tardi, e a un certo punto il
fisico reclama, ecco tutto, e la mattina, appunto, è meglio.
Tutte le mattine,
tutta la mattina.
Se i motivi del sipario che cala non son questi, beh, dato il personaggio e il suo potere e il potere che gli gira intorno, altro si può solo immaginarlo. Quel che è certo è che l’anno nuovo volta una pagina del costume nazionale che, bene o male, ha rappresentato (è il verbo giusto) il Paese per quello che era e che è.
Ma attenzione: se su quella vecchia carta d’identità (che, bisogna riconoscerlo, MC ha rinnovato di frequente, aggiornando la foto e i segni particolari sempre alla ricerca del genere del momento, e qualche volta del futuro), se su quella carta oggi si tira una riga per cancellare “Sciò”, questo non vuol dire che l’evoluzione costanzesca si arresta, o, peggio, involve. L’uomo-programma, la famiglia-palinsesto resistono, e si preparano a nuove mirabolanti mutazioni. E così ecco che si ritrovano insieme detrattori e incensatori. I primi nel terrore, i secondi nel fervore. Ma tutti ad aspettare.