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Attualità

Al Parioli presto in scena l’ultima puntata: pronto il trasloco completo al mattino. Pensierini senza pretese di un coetaneo del MCS

Il suo nome era Costanzo, Maurizio Costanzo. Show.

di Simone Esposito
22/12/2004

Di certo i bambini nati dal 1982 in poi (chi scrive è fra questi) hanno tutti pensato, una volta nella vita: quel tipo grasso compresso nella "camicia coi baffi" si chiama Maurizio (primo nome) Costanzo (secondo nome) Sciò (cognome).
E giù a immaginarsi improbabili carte d’identità con quello “Sciò” stampato in evidenza, e le risatelle che ti spuntano sulla bocca come quando quello “sciò” la nonna lo grida mentre mulina la mano in aria per disperdere le zanzare d’estate.

Maria Volpe, sul “Corriere”, lo ha ben detto: c’è stato il tempo di “Carosello”, a segnare il confine fra il giorno e la sera, e c’è stato il Costanzo Show, a segnare quello fra la sera e la notte. Il valico invalicabile, per noi ragazzini degli anni Novanta, figli di quella genia di  genitori responsabili che a una certa ora (non proprio quella di Carosello, ma insomma, un’ora decente) ti spedivano a letto. E loro restavano lì, a discutere davanti alla quotidiana messa cantata (e urlata, scalciata, impegnata, lacrimata) del sacerdote Maurizio.
L’officiante, padrone del tempo e dello spazio pariolino, presiedeva con pochi gesti pacati, sempre quelli, tirando fuori il meglio e il peggio degli astanti, creando e disfacendo storie personaggi carriere e politiche, raccontando l’Italia e l’Italietta, quella gloriosa e quella mediocre, fino a quella malata: di sesso, di violenza, di voyeurismo, di nulla. Mettendola in scena, quell’Italia, non importa se spacciandola per altro.

Ci è arrivato per primo lui, quel Costanzo, con quelle tre letterine in fila: MCS. Ovvero come integrare persona, personaggio e televisione. Un uomo/medium di comunicazione interpersonale che si tramuta in spettacolo/medium di comunicazione televisiva. Nome + Cognome + Show. Per dirla con Bolter e Grusin: la rimediazione umana. Anzi, ancora di più: la rimediazione familiare. Da clan, come nemmeno Celentano: Maurizio, Maria, gli Amici di Maria, che poi sono anche gli Amici di Maurizio, specie la domenica pomeriggio quando gli Amici di Maria (e di Maurizio), che piacciono un po’ a tutti, davanti alla tv ci trovano un po’ tutti, e ce li fanno restare appiccicati fino ai tiggì.

Lo “Sciò”, s’è deciso, non ci sarà più. Non ci viene da piangere ma nemmeno da ridere, né da gridare a improbabili repentini mutamenti di genere, né alla morte della vecchia salotterìa catodica. Niente funerali, MC ha detto che è meglio così, è solo che la sera si finisce a tirare troppo tardi, e a un certo punto il fisico reclama, ecco tutto, e la mattina, appunto, è meglio. Tutte le mattine, tutta la mattina.
Se i motivi del sipario che cala non son questi, beh, dato il personaggio e il suo potere e il potere che gli gira intorno, altro si può solo immaginarlo. Quel che è certo è che l’anno nuovo volta una pagina del costume nazionale che, bene o male, ha rappresentato (è il verbo giusto) il Paese per quello che era e che è.

Ma attenzione: se su quella vecchia carta d’identità (che, bisogna riconoscerlo, MC ha rinnovato di frequente, aggiornando la foto e i segni particolari sempre alla ricerca del genere del momento, e qualche volta del futuro), se su quella carta oggi si tira una riga per cancellare “Sciò”, questo non vuol dire che l’evoluzione costanzesca si arresta, o, peggio, involve. L’uomo-programma, la famiglia-palinsesto resistono, e si preparano a nuove mirabolanti mutazioni. E così ecco che si ritrovano insieme detrattori e incensatori. I primi nel terrore, i secondi nel fervore. Ma tutti ad aspettare.
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