IL GOVERNO americano è un governo riservato. Una di quelle istituzioni pudiche e taciturne, poco propense a parlare delle proprie questioni, mica come gli italiani chiacchieroni e farfalloni, che si vantano a destra e a manca anche dei successi che successi non sono.
Gli Stati Uniti sono fatti così. Silenziosi, ma efficaci. Lo ha dimostrato, ancora una volta, il caso Calipari.
Dopo due mesi di indagini congiunte, Italia e USA si trovano in disaccordo. Oggetto della disputa: a quanto andava la Toyota degli 007 nostrani?
A meno di cinquanta, anche perché pioveva, sostiene l’autista, agente SISMI. Quasi a cento, ecco perché abbiamo sparato, giurano i soldati del posto di blocco.
Ed ecco che spunta il filmato, diffuso dalla CBS. Ripresa satellitare inoppugnabile (pare): l’auto andava a 96 chilometri all’ora (a questo punto già aspettiamo ansiosi le uscite successive della collana home-video by CIA; particolarmente attese: “Quella notte a Ustica” e “Top Gun missione Cermis”).
Insomma, la verità a stelle e strisce è fatta, e pronta per essere archiviata, secondo il consueto copione dell’impunità che da sempre protegge i cittadini USA dalle invadenti magistrature straniere. E infatti il dossier, con le generalità dei militari coinvolti e i particolari scottanti, viene secretato.
Ma ecco che un blogger 33enne, Gianluca Neri da Milano (un passato a “Cuore”, padre, sul web, di “Clarence”e di “Macchianera”), con una banalissima operazioncina di travaso dal formato pdf a quello doc, si ritrova per le mani il documento intero, intatto, senza omissis, cancellature, sbianchettate di sorta.
Lo pubblica, per primo, sul suo blog. E, piccoli effetti collaterali del web, ora ce l’hanno tutti.
Probabilmente, se questo “banale errore di procedura” (fonte: Difesa americana) non fosse stato commesso, nemmeno la procura romana che indaga sui fatti di Baghdad sarebbe entrata in possesso della versione integrale del documento.
Allora, per un momento, fermiamoci, e godiamoci la scena. Un piccolo Davide della comunicazione ha centrato, con il suo banale, comunissimo sassolino marca Adobe, la fronte del potente Golia pentagonale. I teorici del giornalismo con il “braccio legato dietro la schiena”, degli embedded, dei briefing a Washington che bastano e avanzano e dei filmati taroccati sul Kuwait, le hanno prese da un piccolo italiano che gioca con il web.
Calipari forse non avrà giustizia. Ma libertà d’informazione 1 – Pentagono 0, e palla al centro.

Il dossier Calipari (versione senza omissis)
Il dossier Calipari (versione con omissis)
Il post che ha reso nota la versione integrale del dossier
Ministero della Difesa degli Stati Uniti