Il PARLAMENTO italiano boccia le limitazioni all’informazione di guerra. Con 225 voti a favore, l’aula di Montecitorio ha approvato un emendamento, proposto dai Democratici di Sinistra, che sottrae al Governo la delega per la riforma del testo del codice penale militari. Tre sono stati gli astenuti, e 200 i contrari.
La riforma, voluta dal Governo, era già stata approvata in prima lettura dal Senato lo scorso novembre, e avrebbe esteso ai civili (e quindi ai giornalisti) gli articoli 72 e 73 del codice. In pratica, tutte le informazioni rese note senza l’autorizzazione di un comando militare, sarebbero risultate illecite e gli autori della rivelazione avrebbero rischiato il carcere. “È come se ci venisse messa addosso la divisa militare, esattamente come durante la I e la II guerra mondiale” – avevano commentato alcuni giornalisti facenti capo a “Reporter Associati”, organizzazione indipendente di professionisti dell’informazione che opera in internet.
Alla proclamazione del risultato della votazione, effettuata a scrutinio segreto il 18 maggio scorso, in aula è scoppiato un fragoroso applauso proveniente dalle file del centrosinistra. Si tratta di un primo passo importante, verso la modifica di quelle che le associazioni di categoria considerano gravi limitazioni alla libertà di informazione. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi), in diverse occasioni, si era pronunciata a sfavore di “una legge lesiva, tra l’altro, del diritto dei cittadini ad essere correttamente informati”.

La proposta di legge delega approvata dal Senato della Repubblica