In soli due anni e mezzo, il numero delle vittime supera il totale del Vietnam
Il giornalismo in Iraq costa caro
Confermata la valutazione di Reporters sans Frontières: l’Iraq è il luogo più pericoloso del mondo per i giornalisti

RISCHI solo apparentemente diminuiti, per l’inviato di guerra. Contrariamente all’opinione diffusa per cui oggi le misure di sicurezza rendono difficile colpire le troupe televisive, anche in seguito al perfezionamento di tecnologie più avanzate rispetto a ieri,
il ruolo del giornalista sul luogo del conflitto rimane ad alto rischio.
Anzi: l’ammontare del
numero di vittime tra gli operatori dell’informazione in Iraq ha da poco
superato, a due anni e mezzo dallo scoppio del conflitto,
quello del totale delle vittime del Vietnam.
66 giornalisti caduti in Iraq fino a oggi, 63 il totale dei caduti in Vietnam in venti anni di conflitto.
La guerra in Vietnam veniva seguita dai professionisti del mestiere più bello del mondo in prima linea, andando direttamente sul fronte, magari in taxi, dimenticando a volte il giubbotto antiproiettile, seguendo i movimenti degli eserciti nascosti tra i cespugli; tuttavia era meno rischiosa, per quanto la vita fosse in pericolo anche durante il tragitto di ritorno all’ufficio postale, per trasmettere un articolo in redazione.
Oggi, invece, contrariamente a quanto affermano voci di popolo, il pericolo maggiore lo corrono i giornalisti televisivi, il 72% delle vittime del conflitto.
Reporter sans Frontières aveva già nello scorso maggio definito
l’Iraq «il luogo più pericoloso del mondo per i giornalisti». E ciò anche in seguito all’angoscioso susseguirsi di notizie contraddittorie dal fronte.
Infatti, se nei primi due mesi della seconda guerra in Iraq i caduti erano stati ben 12, in seguito al’annucio di Bush del compimento della missione, nel maggio 2003, la situazione migliorò gradualmente fino agli inizi del 2004. Da allora, lo scoppio della guerriglia intensificò gli attentati:
i giornalisti caduti sul fronte sono passati ad essere almeno uno o due al mese. Tutti i loro nomi sono impressi sulla lista di un muro trasparente ad Arlington, in Virginia:
sono ben 1528, dal 1812.