La Galleria Nazionale d’arte moderna celebra Mario Schifano dal 12 Giugno al 28 Settembre 2008, uno degli artisti più complessi e importanti del secondo dopoguerra italiano, da molti ritenuto l’esponente di spicco della pop art italiana. Lo stesso Schifano però preferiva non essere inquadrato in nessuna corrente artistica, ma comune a Andy Warhol aveva la passione per la multimedialità, per la comunicazione, per il cinema, per la fotografia. In effetti ha affermato" Mi sento come un media. Il mio lavoro nasce dalla realtà che capto attraverso i media, e il video rappresenta per me una finestra sul mondo. Le cose che esprimo le ho dentro di me, le immagini tv mi aiutano a tirarle fuori. Io scruto il mondo, lo osservo, lo racconto nei miei quadri."
Nonostante egli abbia rifiutato qualsiasi definizione che ne indirizzasse il suo operato in un movimento artistico, è innegabile il parallelo con la Pop art. Anche Schifano era attratto dalla società consumistica e soprattutto dai simboli del consumo di massa. Basta osservare i suoi dipinti ispirati al marchio Esso e a quello della Coca Cola. In un mondo dominato dal consumo la Pop art guarda al mondo esterno, al complesso di stimoli visivi che circondano l’uomo contemporaneo. In effetti gli artisti che hanno fatto parte di questo movimento hanno introdotto in modo rivoluzionario nella loro produzione l’uso di strumenti come il collage, la fotografia, il cinema, il video. Essi attingono i propri soggetti dall’universo quotidiano, soprattutto dalla società americana. I temi raffigurati sono molteplici: oggetti di uso comune, prodotti di largo consumo, ma anche personaggi del cinema e della televisione, immagini dei cartelloni pubblicitari, insegne, foto di giornali.
Schifano "sconfina" nel linguaggio multimediale attraverso la macchina fotografica, lo schermo televisivo, il videotape. La sua opera andava di pari passo con la società. In effetti lavorava dopo aver visionato i quotidiani ed i fatti del giorno. La televisione era la sua "Musa Ausiliaria". Addirittura si dice che avesse un televisore in ogni stanza, una vera e propria simbiosi tra il mezzo e l’artista. Il tutto finiva per essere decontestualizzato come dei fotogrammi di alcune trasmissioni televisive proiettati sulle sue tele nel corso degli anni Settanta e che successivamente rielaborò con i pennelli. Nel 1985 realizza la sigla di un programma televisivo di Enrico Grezzi "La magnifica ossessione" per celebrare i novant’anni di cinema. Nel 1994 esegue alcuni spot pubblicitari di pochi secondi per l’Absolut Vodka. E’ la televisione di nuovo la sua musa ispiratrice, motivo conduttore di tutta la produzione pittorica, fotografica e cinematografica di Mario Schifano.
La rassegna in scena alla Gnam dal titolo " Schifano 1934-1998" rappresenta la sua quarantennale avventura creativa perché è costituita da circa settanta dipinti distribuiti nei quattro decenni di attività del pittore. I monocromi dei primi anni sessanta e la scelta di soggetti, temi e icone che lo hanno accumunato alla Pop art, alle sperimentazioni tra pittura e fotografia degli anni Settanta e infine il ritorno dei cicli negli anni ottanta e novanta. La mostra prevede inoltre anche una sezione di circa 50 disegni, selezionati tra i moltissimi eseguiti dall’autore.
Dunque un percorso scandito da decenni in cui lo spettatore può ammirare le varie tendenze artistiche, anche filmati a cui l’autore dedicò una parte della sua carriera.
Schifano iniziò a girare i primi cortometraggi nel 1964 quando Luca Patella, artista allora appartenente alla Cooperativa del Cinema Indipendente, gli prestò una macchina da presa 16 mm. Nonostante non abbia mai preso parte alla Cooperativa del Cinema Indipendente, Schifano è considerato uno dei piu' grandi autori del cinema d'artista. I suoi film sono pieni di "sperimentalismi". Basta osservare il tipo di montaggio, le inquadrature sbilenche, l'uso della pellicola scaduta, ma soprattutto la mancanza di una sceneggiatura e di uno sviluppo narrativo a mettere in crisi il tradizionale concetto di tempo. Human Lab è l’unico film dotato di sceneggiatura scritta nel 1970 in collaborazione con Tonino Guerra e finanziato da Carlo Ponti, ma non è stato mai realizzato.
L’evento promosso dalla Sopraintendenza alla galleria nazionale d’arte moderna in collaborazione con l’Archivio Schifano è curato dal critico d’arte Achille Bonito Oliva e il catalogo è edito da Electa.
Proprio il critico sulla Repubblica scrive " Mario Schifano è stato il mio nemico più intimo. Un sodalizio umano e culturale, giocato sulla complementarità dei nostri ruoli, l’artista e il critico. Nel mio inevitabile assedio amoroso versus l’artista, ho prestato profonda e diretta attenzione per la velocità delle sue risposte verbali. Un gioco di velocità a due che ha trovato una progressiva accelerazione fino all’anno della sua morte."