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di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
DOPO LA PUBBLICAZIONE di un fotomontaggio di Benedetto XVI in uniforme nazista, accompagnato da frasi offensive , il sito di controinformazione Indymedia-italia è stato posto sotto sequestro dalla procura di Roma. L’accusa è di vilipendio della religione cattolica e della figura del Papa e giunge dopo la denuncia del Pm Salvatore Vitello titolare degli accertamenti partiti sulla base di un’informativa della Digos.
Indymedia.org, la cui sede principale si trova in Brasile, non è nuovo a provvedimenti di questo tipo: nell’ottobre del 2004 fu chiamata ad intervenire addirittura l’FBI che ordinò il sequestro dell’hardware senza fornire alcuna spiegazione ai gestori del portale. Come se non bastassero le istituzioni anche gli hacker hanno più volte preso di mira il sito. “Avete mentito al popolo americano troppe volte, avete partecipato alla Fifth Hope e diffuso là i vostri ideali distorti. Aspettatevi altri attacchi": queste frasi sono appaerse il 1° maggio nella Home Page ormai “bucata” ed oltre 5 anni di archivi ed altro materiale giacente sui server è stato irreparabilmente distrutto.
Moltissimi i messaggi di solidarietà e di sostegno giunti in queste ore alla redazione italiana: in un articolo di Franco Carlini, uscito nell’edizione del 5 maggio del “Manifesto”, si parla di “discriminazione del web”: “Succede dunque” afferma Carlini “che di fronte a ipotesi di reato come la semplice diffamazione o il vilipendio, molti di loro [i pubblici ministeri] non si limitino a procedere per “analogia”, ma applichino alla rete provvedimenti estensivi che non esistono invece per la carta stampata o altri media. Di fronte a una pagina “colpevole” (ma poi i magistrati giudicanti dovranno giudicare se è tale davvero), e volendo interrompere la prosecuzione del reato, non si limitano a ordinarne l’eliminazione o l’oscuramento, ma chiudono l’intero sito che la ospita. Spesso sequestrano tutto il server, ovvero il computer dove quei materiali sono depositati, il quale magari ospitava anche altre decine di siti, diversi e “innocenti”.
Attualmente (alle ore 20:00 del 5 maggio 2005) il sito italy.indymedia.org risulta raggiungibile e l’immagine incriminata visibile a tutti. In Home Page i responsabili delle pagine italiane si difendono invocando il concetto di open publishing: “Pubblicazione aperta significa che il processo di creazione delle notizie è trasparente nei confronti del lettore. Il lettore può contribuire con una storia e vederla apparire istantaneamente tra la serie di storie pubblicamente disponibili. Quelle storie sono filtrate il meno possibile per aiutare il lettore a trovare le storie che vuole.