SCARICARE MUSICA DAL WEB È REATO! A ricordarcelo Giorgio Faletti, testimonial di una campagna di sensibilizzazione contro la pirateria multimediale. Ma la legge cosa dice? Scaricare o condividere file multimediali via web è legale? Quali sono le pene inflitte a chi trasgredisce?
Nel marzo del 2004 un decreto fece molto discutere e parlare di se, soprattutto su internet: il Decreto Urbani. Con tale atto infatti si prevedeva tolleranza zero sia verso chi condivideva sia verso chi scaricava file protetti da copyright. A sostenere il provvedimento quasi tutta l’industria musicale (case discografiche, SIAE, autori ecc…). A contestarlo invece il popolo della rete e le etichette indipendenti (rappresentate dell’AUDIOCOOP).
La FIMI (La federazione dei discografici italiani) imputa il calo delle vendite e la crisi del settore anche al file sharing ed è favorevole a punire non solo chi lucra sulle opere d’ingegno altrui, ma anche solo chi ne usufruisce senza un compenso. Secondo questo punto di vista quindi, a commettere reato sarebbero non solo gli ambulanti (che ormai in ogni città vendono musica e film a prezzi molto bassi) ma anche tutti coloro che, tramite computer, scaricano file MP3 o DIVX.
Diverso invece il parere del popolo della rete che tramite forum, chat e petizioni varie, chiede a gran voce una revisione meno restrittiva del testo legislativo. A sostenere i cybernauti anche l’Audiocoop (l’associazione che rappresenta le principali etichette indipendenti italiane) e il suo presidente, Giordano Sangiorgi, che, intervenuto su radioexplora.it (la prima webradio italiana) durante un programma – dibattito dedicato proprio alla Legge Urbani, afferma: “Sicuramente una legge simile è necessaria perché tende a tutelare il diritto d’autore.
Secondo molti si tratta però di una legge fortemente repressiva che invece di stimolare a comprare gli originali aumenta il desiderio di trasgredire e in qualche modo invoglia a continuare la pirateria. Come si sa, non è con la repressione o con il proibizionismo che si vincono queste battaglie ma anche con il coinvolgimento e il convincimento”.
L’audiocoop, chiamata ad intervenre in commissione, ha proposto come rimedio al dawnloading selvaggio l’abbattimento dell’iva e iniziative d’incoraggiamento verso quanti cercano di diffondere la cultura tramite il web: “Bisogna valorizzare i prodotti originali” continua Sangiorgi “invece di fare come il mercato tradizionale che deprime il prodotto originale trattando il film, il disco o qualunque altro prodotto culturale come se si se si trattasse di un detersivo. A questo punto, molti preferiscono un detersivo non di marca, spendendo meno, piuttosto che uno originale, spendendo di più.”
In parlamento molti si dicono favorevoli ad apportare modifiche ma, a distanza di un anno dall’avvio dell’iter legislativo, tutto è ancora fermo. Il nuovo ministro dei beni culturali, Stanca, all’inizio del suo mandato assicurava una risoluzione nel più breve tempo possibile. Oggi, dopo due mesi dalla sua investitura, nulla sembra ancora muoversi. Che si stia aspettando la prossima campagna elettorale per promettere miglioramenti alla legge?
Un lungo braccio di ferro insomma, fra chi vuole il libero accesso alla cultura e chi invece vede minacciati i propri interessi (e i propri introiti).
Intanto L’OCSE ha alleggerito la posizione del file sharing imputando la crisi dell’industria culturale anche ad altri fattori. La Sony, da parte sua, in attesa di una regolamentazione precisa del settore, cerca di contrastare la pirateria immettendo sul mercato un nuovo supporto capace di mettere i bastoni fra le ruote ai software per la duplicazione dei prodotti protetti da copyright.
