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Attualità

Il tanto atteso “Matrix” ha fatto il suo debutto. Qualche idea, ma non basta

E' arrivato l'infotainment(ana)

di Simone Esposito
12/09/2005

PAPPARAPAAAA!!! Squillino le trombe, rullino i tamburi!!! Il tempio è violato e Vespa non ne possiede più le chiavi, o meglio, non ha in saccoccia l’unico mazzo!!! Nello sconsolato panorama dei talk nostrani sempre quelli e sempre piatti, arriva la novità delle novità!!! Venghino signori venghino!!!
Questo è stato, punto esclamativo più, punto esclamativo meno, il clima che ha accompagnato la messa in onda di “Matrix”, il programma d’informazione che ha segnato il ritorno in video di Enrico Mentana, già direttore del Tg5 e responsabile generale dell’informazione di Mediaset (che è un altro modo, ma più cortese, per dire “già direttore del Tg5”).

TANTA ATTESA era davvero giustificata? : 1) per il ritorno di Mentana, silurato polemicamente dal suo scranno sul Palatino per far posto a Carlo Rossella, avvicendamento calorosamente desiderato da vertici e proprietà Mediaset; 2) perché finalmente c’è un’alternativa a “Porta a Porta”, che nella sua fascia oraria ha operato praticamente in regime di monopolio, nemmeno fossero le Poste, tanto da risultare luogo di esternazione politica più gettonato di Montecitorio (e tanto da meritarsi la definizione di “terzo ramo del Parlamento”); 3) perché dell’infotainment alla Vespa non se ne può francamente più, e un Paese civile merita un’altra opportunità.

TANTA ATTESA giustifica altrettanto entusiasmo? No.
Per carità, “Matrix” non è brutto. Tutt’altro: già nella seconda puntata ha trovato un po’ di buon ritmo, e la vistosissima assenza di opinioniste coscialunga, plastici nefasti e psichiatri al cachemire non può che far bene al cuore e allo stomaco. E poi, che atmosfera! Rilassata, piacevole, a tratti divertente, una liturgia sbarazzina il cui riccioluto celebrante conduce con piglio e ironia, mettendo a loro agio anche gli ospiti più abbottonati fino a migliorarne il videorendimento. Insomma: “Matrix” lo guardi beato in poltrona, senza tema di disgustarti con le truculenze di Cogne o di allibire davanti alle profonde dissertazioni di Gaia de Laurentis invitata a parlare della riforma Moratti (“Ne so poco di scuola italiana, mio figlio va a quella americana”, “Porta a Porta” del 13/03/2003).

IL PROBLEMA è che, quando ti scuoti dal benessere che il piccolo schermo ti ha profuso largamente, ti sovviene un pensiero. “Uno si mette davanti alla tv, passa due ore liete, gli pare di capire tutto, e invece alla fine ne sa quanto prima. Cioè nulla”, come ha scritto Marco Travaglio su l’Unità, perché “Tutt'intorno è perfetto. Scenografia, grafica, luci, fotografia, musiche, sigle e siglette, colori, ritmo, poltroncine. Mancano solo le notizie”.
E perché mancano le notizie? Semplice: perché mancano le domande.

NELLA CONFEZIONE si vede la mano del guru delle “IeneDavide Parenti. E in effetti la candid e la telecamerina montata sulla cuffia che rende il punto di vista dell’intervistatore sono strumenti che vale la pena sperimentare in un genere troppo inamidato da un decennio di formalismi vespiani. Ma non basta. Non c’è mai una domanda che sia una. Una domanda che metta in difficoltà, una domanda che stani l’interlocutore, che lo imbarazzi un po’, che lo metta in obbligo di rispondere senza giri di parole, che insomma faccia capire ai telespettatori qualcosa di più. Niente. A parte, bisogna riconoscerlo, gli scorazzamenti di Alessandro Sortino (ma non può condurlo lui un approfondimento giornalistico, che ha la cattiveria e la caparbietà giusta, ampiamente documentata alle “Iene” e su “Radio Capital”? Proposta: diamogli il confronto Prodi-Berlusconi).

ENRICO, ci avevi promesso qualcosa di diverso dall’infotainment. Promessa mantenuta: questo è infotainment(ana). Peccato, volevamo giornalismo. Ma questo non è giornalismo, bellezza.

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