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Attualità

Dialoghi attorno ai libri "Moro rapito!” di Ivo Mej e “Doveva morire” di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato

Caso Moro: non c'è niente da dire o tutto da sapere?

di Gessica Fedele
06/04/2009

Martedì 31 marzo, alle ore 19.30, presso il Centro Congressi d’Ateneo della facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza Università di Roma si è tenuto l’evento “Aldo Moro. Un uomo e la sua memoria” nell’ambito della rassegna Martedì d’autore.
L’incontro ha rappresentato l’occasione per riflettere sul “caso Moro” attraverso la presentazione dei libri “Moro rapito! Personaggi, testimonianze, fatti” di Ivo Mej e “Doveva morire. Chi ha ucciso Aldo Moro. Il giudice dell’inchiesta si racconta” di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato. All’incontro, coordinato dal professor Michele Prospero (Sapienza Università di Roma), ha partecipato anche Fulco Lanchester, preside della facoltà di Scienze politiche (Sapienza Università di Roma).
Sono passati 31 anni dal lontano 16 marzo 1978 eppure ancora molti retroscena non si conoscono. Aldo Moro nasce il 23 settembre 1916 a Maglie in provincia di Lecce. Dal 1945 inizia ad interessarsi di politica prestando attenzione alla destra socialista poi il suo forte credo cattolico lo spinse verso il movimento democristiano. La sua intenzione dominante era di allargare la base democratica del sistema di governo. Laureato in Giurisprudenza divenne professore universitario di diritto penale. È stato cinque volte presidente del consiglio e presidente del partito della DC. Fu uno dei leader che maggiormente prestarono attenzione al progetto per il compromesso storico e quindi era favorevole ad un governo di solidarietà nazionale che includesse il PCI nella maggioranza. Il 16 marzo 1978 fu rapito dalle Brigate Rosse. Nel Comunicato Numero 1 inviato dalle BR, si legge: “Questa mattina abbiamo sequestrato il Presidente della Democrazia Cristiana ed eliminato le sue guardie del corpo, teste di cuoio di Cossiga”.  Seguirono altri comunicati e, dopo 55 giorni di prigionia,  arrivò l'ultimo comunicato "battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato". Il cadavere fu trovato il 9 maggio nel baule posteriore di una Renualt  4 rossa.
Il “caso Moro” prende le mosse proprio dai 55 giorni di prigionia. Giorni nei quali il principale protagonista diventa la stampa di massa e, in particolare, il Tg1 che  realizza la sua prima diretta di circa 86 minuti, seguita dal 80% della popolazione italiana. Il giudice Imposimato, autore con Sandro Provvisionato del testo “Doveva morire”, ha parlato di rimozione del caso Moro. Se ne è parlato poco  e la verità non è ancora venuta a galla.
In quei giorni la Stampa ripeteva a grandi titoli sempre la stessa frase"Il Paese rifiuta il ricatto" . Non si poteva comunque cedere all’estorsione considerando che le Br aveva già ucciso tre agenti di polizia e due carabinieri, Riccardo Palma e Francesco Coco. Linea di immobilismo seguita dallo Stato che non poteva cedere alla liberazione dei tredici ostaggi in nome della salvezza dell'ordinamento. Ma come ripete Imposimato si doveva seguire la linea dell'immobilismo  pur non essendo immobili. Cosa che in realtà non si fece anzi per seguire il caso fu creato un istituto apposito: l'UCIGOS. Istituito il 31 gennaio 1978 con decreto del Ministro degli Interni ad opera soprattutto di Francesco Cossiga. L'Ucigos aveva i seguenti compiti: raccolta delle informazioni relative alla situazione politica, sociale ed economica del Paese; prevenzione e ristabilimento dell'ordine pubblico; investigazioni per la repressione e la prevenzione dei reati contro l'ordine pubblico, dei reati di terrorismo e contro la sicurezza dello Stato; compimento di atti di polizia di sicurezza, di polizia giudiziaria e supporto operativo alle strutture di SISMI e SISDE. Il procuratore della Repubblica e la polizia non si dimostrarono inerti ma furono totalmente estromessi dal caso. In realtà, nei piani delle Brigate Rosse non era assolutamente voluta l'uccisione di Moro, infatti quando Mario Moretti andava ad interrogarlo si mostrava con il passamontagna in modo da non essere riconosciuto. I piani erano bel altri. Il sequestro sarebbe dovuto durare un anno al quale si sarebbe aggiunto un ulteriore ostaggio; Leopoldo Pirelli, allora dirigente di Confindustria. Ma Moro era una figura scomoda, al centro di una convergenza di interessi. Tant'è che si presentarono otto occasioni per liberarlo. La prima fu il 18 marzo, quando Mario Moretti partiva tutte le mattine dalla base delle Br in via Gradoli n°96 interno 11 per recarsi in via Montalcini.17 marzo 1978, di sera. Alla direzione della Polizia giunse una segnalazione precisa: in via Gradoli, una traversa di via Cassia, al numero civico 96, vi è un covo delle Brigate Rosse. In quello stabile, all'interno 11, vivono da giorni Mario Moretti e Barbara Balzerani. Agenti di polizia perquisirono gli appartamenti di via Gradoli 96, tranne uno, quello occupato dai brigatisti.
Altra occasione il 3 aprile quando in una riunione a Reggio Emilia, Prodi fu illuminato da Don Sturzo sul luogo della base delle Br, Via Gradoli 96.18 aprile 1978.  Un residente di via Gradoli 96 telefonò ai vigili del fuoco per una perdita d'acqua. Quando i pompieri entrano nella porta dell'interno 11 si trovarono davanti ad un covo delle Brigate Rosse. Entrarono in bagno. Notarono il telefono della doccia posato sopra uno scopettone a sua volta appoggiato sulla vasca. Gli occupanti volevano che l'acqua si dirigesse verso una fessura nel muro? Nell'appartamento vengono rinvenute le divise da avieri utilizzate dai brigatisti per camuffarsi in via Fani, durante l'agguato a Moro e agli uomini della scorta. E poi ci fu il caso del Lago della Duchessa.  Ma chi aveva ben intenso le parole di Marshall McLuhan aveva capito il potere della stampa e la sua capacità di manipolazione delle informazioni. Come ha affermato Ivo Mej: il 16 marzo 1978 è cambiata definitivamente l’informazione nel nostro Paese. Con il rapimento Moro, per la prima volta nella storia della televisione italiana, la “finestra è aperta” sul mondo di notizie che si affastellano una sull’altra nell’incertezza. Emerge dunque uno spaccato di un’Italia fatta di intrighi, imbrogli e rivalità, ma anche di smisurata violenza, nessuna considerazione della vita umana ed incommensurabili furori ideologici. Ma anche di atti di Governo volutamente mancati che, in un complicato intreccio tra politica, servizi segreti, italiani e stranieri, logge massoniche e terrorismo italiano dalle molteplici ramificazioni internazionali.
Lanchester, preside della facoltà di Scienze politiche, ha parlato, nel corso dell’evento, di timore diffuso all'interno dell'università e crede che non sia stata presa alcuna posizione all'interno della vicenda Moro. Ha paragonato il caso Moro ad un fatto di cronaca a noi molto vicino, il caso Englaro. In entrambi i casi si è riscontrata la contrapposizione che vede da un lato il singolo e dall'altro la salvezza dell'ordinamento.
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