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Attualità

Liquidi e mutanti. Industrie dei contenuti consumatori digitali

Nel mare di Internet pochi navigano, molti affogano

di Claudia Bianchi
26/06/2007

Solo il 14% degli italiani fa un uso consapevole, interattivo ed evoluto delle nuove tecnologie, con una forte propensione al consumo di contenuti culturali.

Questo il dato più sorprendente emerso dall’indagine quali-quantitativa “Liquidi e mutanti. Industrie dei contenuti & consumatori digitali”, condotta da AC Nielsen su commissione dell’Osservatorio permanente contenuti digitali e presentata il 5 giugno u.s. presso gli Horti Sallustiani a Roma.

“La disponibilità di contenuti digitali modifica radicalmente il modo di fruire la cultura e l’intrattenimento. E’ necessario, dunque, per tutte le aziende che operano nella produzione e gestione di contenuti musicali, editoriali, cinematografici comprendere come le tecnologie, in particolare i new media, vengano utilizzati per accedere a tali contenuti e come queste ne condizionino le modalità di distribuzione, condivisione, mixaggio” - ha sottolineato, in apertura al convegno, Federico Motta, presidente AIE (Associazione Italiana Editori). L’associazione, insieme ad AIDRO, FIMI, UNIVIDEO e CINECITTA’ HOLDING ha promosso l’iniziativa di costituire, a partire dal 2007, un osservatorio che fotografi il mercato italiano dei contenuti digitali e rilevi le nuove abitudini di consumo tecnologico che vanno delineandosi all’interno di una società sempre più liquida e mutante.

“L’indagine, oltre ad analizzare il rapporto tra i canali di comunicazione tradizionali, i new media e le possibilità offerte dai blog, dalle chat e dai recenti fenomeni di user generated content come YouTube e My Space, – ha spiegato durante il suo intervento Roberto Borghini, Consumer Marketing Manager ACNielsen Italia, relatore del convegno insieme a Motta e ad Emilio Pucci, direttore dell’e-Media Institute – ha focalizzato l’attenzione sulla effettiva relazione tra tecnologie e consumi culturali, con particolare riferimento alle opportunità che i meccanismi di sostituzione, integrazione e convergenza tra contenuti e media offrono ai processi di produzione e distribuzione”.

I dati parlano chiaro: a fronte di un 52% di italiani che non utilizza Internet, solo il 23% si connette alla Rete da casa tutti i giorni o quasi (i cosiddetti heavy users), mentre il 25% vi accede saltuariamente, anche solo per controllare la posta elettronica (i medium-light users). Tra i servizi preferiti dagli internauti spiccano i sistemi di messaggistica istantanea, quali Messenger e Skype, ma anche forum e blog. Il ruolo giocato dalla Rete come canale distributivo si limita al peer-to-peer per contenuti musicali e video. E ancora, quello che fino ad un anno fa era un dato strutturale, ossia la prevalenza dell’utenza maschile fra gli assidui frequentatori del web, è ora annullato: oramai il pubblico femminile eguaglia quello degli uomini.

Trend, questi, mediante i quali ACNielsen restituisce l’immagine di una nazione che, nonostante abbia finalmente superato il divario di genere in merito all’uso dei nuovi strumenti di comunicazione, risulta essere ancora tecnologicamente poco evoluta e connotata da un digital divide che continua a rappresentare un preoccupante fenomeno.

In crescita anche il cultural divide: non sono le tecnologie a fare da volano ai consumi culturali, ma è proprio il bagaglio culturale a indirizzare verso un uso più o meno attivo (e interattivo) dei new media. A tal proposito, Fernando Folini, presidente del Gruppo Editoria Digitale di AIE, ha posto l’accento, sollevando la perplessità dei partecipanti al convegno, sulla neutralità delle tecnologie: “L’utilizzo consapevole ed evoluto degli strumenti di comunicazione dipende in gran parte dagli strumenti culturali di cui gli utenti sono dotati”. 

Sono, pertanto, le modalità e le finalità con cui tali tecnologie vengono utilizzate a determinare l’interesse verso i contenuti culturali.

Secondo quanto emerge, infatti, dall’analisi qualitativa del consumo mediale, la platea italiana vede da una parte il gruppo dei Tv People, 15 milioni e mezzo di persone con una bassa propensione alla cultura e alla tecnologia; dall’altra gli Eclettici, 7,4 milioni di utenti con una forte competenza tecnologica e significativi interessi culturali. Interessante è, inoltre, il fenomeno dei Technofon, gli 8,9 milioni di giovani che, pur essendo patiti delle tecnologie in sé, non le utilizzano al fine di elevare la loro fruizione di contenuti culturali, ma le riducono a mero gadget.

Le previsioni per il futuro non sono incoraggianti: l’abdicazione di ruolo di genitore, emersa dall’analisi dedicata alle dinamiche genitori-figli all’interno dei nuclei familiari, e l’assenza di una completa ed efficace formazione, in particolare sul fronte della scuola, rendono necessario riflettere sul ruolo che le istituzioni sono e saranno chiamate a giocare per riavvicinare i giovani alla cultura digitale.

I dati Nielsen dimostrano che anche i figli degli Eclettici tendono a migrare nel gruppo dei Technofon.

D’altro canto, però, il crescente fenomeno di convergenza dei consumi ( la ACNielsen ha rilevato che il 40% degli acquirenti compra almeno tre contenuti culturali diversi) offre la possibilità alle aziende editoriali di ripensare o comunque modificare i propri modelli di business, sfruttando al meglio le sinergie fra i diversi contenuti e i canali.

Hanno collaborato: Maria Pranzo, Francesco Rumori

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