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Attualità

Chris Jordan fotografa i numeri del consumismo nella società americana

Running the numbers all'Ara Pacis

di Chiara Carrarini
22/04/2008

Si  è aperto a Roma il 21 aprile, in occasione dell’Earth Day, la giornata della Terra, Running the numbers, la mostra del fotografo di Seattle, Chris Jordan. L’evento organizzato da National  Geographic  Channel (canale 402 di Sky) si terrà fino al 30 aprile.
E’ possibile ammirare le opere  nello spazio antistante il museo dell’Ara Pacis anche durante le ore notturne con delle strutture che permettono al pubblico un’alta  visibilità.
Le tematiche affrontate sono i  paradossi del consumo attraverso i resti e i detriti della società americana, le tonnellate di rifiuti prodotti quotidianamente ed il loro impatto sull’ambiente, colti con un approccio davvero particolare e soprattutto efficace. “La serie esposta a Roma - spiega l’artista - osserva la cultura americana contemporanea filtrata attraverso la cruda lente delle statistiche. Ogni immagine ritrae una specifica quantità di qualcosa”. Inoltre afferma Jordan: “Credo che queste immagini possano avere un impatto diverso da quello prodotto dai soli numeri che troviamo ogni giorno su libri e giornali.”
In effetti, le statistiche riferite ai consumi, nonostante ci indicano cifre davvero allarmanti, risultano fredde, austere, non comunicano. Eppure spetta ai consumatori decodificare, selezionare e tradurre ciò che  viene  incorporato nelle proprie esistenze.
Nella concretezza però, lo stile di vita consumistico che abbiamo adattato, così vorace, ci travolge forse, inconsapevolmente. Consapevolezza o no, anche di fronte a dati sconcertanti, i numeri ci sfuggono, appaiono inafferrabili nel loro significato.
L’artista invece, riesce a superare  l’astrazione dei numeri e permette allo spettatore di visualizzare le dimensioni dei propri consumi. L’originalità del lavoro sta proprio nell’utilizzare l’oggetto argomento di statistica, come mezzo di rappresentazione.
La mostra è inserita anche all’interno di FotoGrafia- Festival Internazionale di Roma,  promosso appunto dal Comune di Roma e prodotto da Zoneattive, con la direzione artistica di Marco Delogu.
Il tema scelto  per questa settima edizione è “Vedere la normalità. La fotografia racconta il  quotidiano”. E’ il quotidiano, dunque  ad emergere nelle opere di Jordan. Inizialmente si viene sedotti dalla bellezza delle immagini che spesso evocano quadri famosi, ma avvicinandosi emergono i particolari, i dettagli che rivelano allo spettatore il contenuto del messaggio.
Migliaia di fotografie per comporre un’unica immagine. Questa a sua volta  è la somma di molte immagini, metafora efficace per ricordare che la società è composta da individui, da ognuno di noi.
Il fruitore dell’opera quindi,  non si ferma all’apparente “unica immagine”,  frutto di una prospettiva che spesso adotta  per non essere turbato dal significato reale delle proprie azioni, ma riesce a sentire, ad avere una reazione emotiva, un altro sguardo.
Quest’altro sguardo ci ricorda che ogni attività umana lascia dietro di sé residui. Ciò che rimane cosa rappresenta?
“I rifiuti della società industriale, e in maniera del tutto particolare quelli della civiltà dei consumi, sono in qualche modo il “rimosso” di quell’attività sistematica di rapina e spreco delle risorse della terra su cui si fondano. Sono il “buco nero” in cui tutto è destinato a precipitare, ma sul cui oblio è costruita la falsa coscienza di chi si compiace della straordinaria produttività della tecnica moderna, senza mettere in conto i danni che essa provoca.”
Queste frasi, tratte dal libro di Guido Viale “Un mondo usa e getta”(1994) affrontano un dilemma merci-rifiuti che si preferisce ogni giorno trascurare o addirittura rimuovere.
L’arte di Jordan offre una panoramica accessibile dei fenomeni sociali legati al consumo, una vera e propria chiave di lettura che permette di considerarli in modo critico e ragionato. E’un richiamo diretto ai suoi connazionali, ma anche a tutti gli individui, affinché possano a livello personale, affrontare le proprie responsabilità sull’ambiente.
Tra le opere esposte a Roma fino al 30 Aprile 2008 “Plastic Bottles, 2007”, “Jet Trails, 2007”, “Cell Phones , 2007”.
In “Plastic Bottles”, vengono raffigurate  due milioni di bottiglie di plastica, pari al numero che viene consumato  negli Usa ogni 5 minuti. In “Jet Trails”, 11.000 scie di aerei, corrispondenti al numero di voli commerciali effettuati negli Stati Uniti ogni otto ore. In “Cell Phones” l’immagine è composta da 426.000 telefoni cellulari, il numero di telefoni che vengono gettati via quotidianamente negli Usa.
L’artista dunque, offre  la possibilità di “rincorrere” i numeri e in questa corsa non c’è per ostacolo “l’oblio”. Non si possono cancellare gli effetti del nostro consumare, sono così visibili.
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