“DOBBIAMO difendere le idee, le invenzioni e la creatività dai ladri”: questo è il grido di battaglia che la rappresentante del commercio USA, Susan Schwab, ha lanciato nell’ultima nota al rapporto sul commercio, indicando i maggiori colpevoli in materia di pirateria mondiale. In testa alla classifica dei Paesi che maggiormente contribuiscono all’incremento del fenomeno figurano Cina e Russia, seguite da Argentina, Cile, Egitto, India, Israele, Libano, Thailandia, Turchia, Ucraina e Venezuela.
La Cina, in particolare, è stata più volte richiamata dagli Stati Uniti per non aver prestato dovuta attenzione alla salvaguardia dei beni di proprietà intellettuale americana, a partire dai film per finire alla musica, avendo in questo modo favorito la pirateria su scala globale. La Russia, invece, ha visto più volte vietarsi l’ingresso nel WTO per una serie di ostacoli burocratici, tra cui gran peso rivestono certamente i dati relativi alla pirateria. L’Organizzazione Mondiale per il Commercio è stata informata di questa temibile situazione, grazie alle numerose dichiarazioni stilate dai vertici del commercio statunitensi. Ma qual è la posizione della vecchia e lontana Unione Europea?
Le risposte in materia di salvaguardia della proprietà intellettuale non mancano. E’ stata approvata, infatti, nel mese di Aprile, la risoluzione del “diessino” Nicola Zingaretti, i cui provvedimenti riguardano sanzioni disciplinari abbastanza gravi per chi favorisce la contraffazione: da 100 a 300 mila euro di multa e carcere fino a quattro anni. Alcuni dati forniti dal relatore evidenziano un aumento del 1600% delle merci contraffatte negli ultimi dieci anni, ma la molla che ha scatenato la risoluzione è il calcolo del totale dei posti di lavoro persi nell’area Europea, stimati in ben 125 mila.
Le sanzioni disposte, in ogni caso, non riguardano il download ad uso personale. I 10 milioni di utenti che giornalmente si schierano in rete, pronti a scambiarsi materiale grazie all’invenzione del peer-topeer, possono stare abbastanza tranquilli: l’Unione Europea, infatti, ha deciso di punire soltanto la criminalità organizzata, che agisce appunto su larga scala e scatena la crisi del settore musicale. L’Italia, dal canto suo, detiene il record tra i Paesi Europei maggiormente impegnati a destreggiarsi nel mercato del “falso”. Il giro d’affari della contraffazione nel nostro paese raggiunge i 60 milioni di euro, con 2 milioni di supporti ottici sequestrati e 389 persone arrestate nel 2006. Un ultimo ragguaglio per i temerari del mercato pirata: gran parte degli scambi, il 59%, è tenuto nelle rivendite ambulanti, il 16% nelle case dei privati, il 14% nelle case di masterizzazione e un ultimo ma non meno significativo 7% addirittura nei negozi musicali. Perché non approfittarne?
