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Attualità

Brutto colpo per l'informazione open-source: tempesta su Wikipedia per una biografia diffamatoria. E l'enciclopedia online corre ai ripari

“L’ho letto su Internet, è vero!”. O no?

di Lucia Laudando
08/12/2005

C’ERA UNA VOLTA – ma c’è ancora, per la verità - un uomo chiamato John Seigenthaler. La prima volta che salì agli onori della cronaca aveva 27 anni ed era il 1954. All’epoca era un giovane cronista ed un giorno fu inviato su un ponte dal quale un tizio minacciava di lanciarsi. Con uno stratagemma riuscì ad avvicinarsi, ad afferrarlo per il colletto della camicia e a riportarlo al sicuro.

Qualche anno dopo Seigenthaler ebbe di nuovo i riflettori puntati addosso. Nel frattempo era diventato assistente al ministro della Giustizia Robert Kennedy, ai tempi in cui ad essere presidente era il fratello John. L’altro John, il Seigenthaler, prese le difese di un giovane che protestava per i diritti dei cittadini afroamericani e venne pestato a sangue da alcuni membri del Ku Klux Klan.

Altro salto temporale, altra occasione “da ribalta”. È il dicembre 2005 e Seigenthaler è ormai in pensione, dopo essere stato il primo direttore di “Usa Today” e il presidente della American Society Newspaper Editors. Viene fuori però – secondo quanto scritto nella sua pagina su Wikipedia, l’enciclopedia online alla quale tutti possono partecipare – che per un certo periodo è stato sospettato un suo coinvolgimento negli assassinii di John e Bob Kennedy.

kennedyA questo punto Seigenthaler – un po’ incredulo, un po' scandalizzato – scrive un articolo in cui spiega che la sua reputazione è stata alquanto rivoltata e che l’informazione data da Wikipedia è assolutamente falsa. Si mette a caccia del suo biografo sabotatore, ma senza successo. Una traccia in realtà esiste: 65.81.97.208., l’indirizzo IP del sabotatore, prontamente fornito dal fondatore di Wikipedia Jimmy Wales. Indirizzo che appartiene ad un cliente di BellSouth, fornitrice di accessi alla rete. L’unico problema è che la legge impedisce alla BellSouth di rivelare il nome dietro il numero.

La reputazione digitale di Seigenthaler è stata in ogni caso ristabilita (nonostante i 132 giorni di permanenza della versione “cattiva”). Il punto di tutto ciò sono le conseguenze che il caso – e le polemiche ad esso seguite – hanno portato. Ad essere in discussione non è tanto la fama di Wikipedia, che in appena cinque anni di vita è diventata una raccolta ricchissima e aggiornatissima di articoli e saggi. Ma forse era inevitabile che la sua forma aperta – così aperta che chiunque può aggiungere voci e argomenti nuovi – prima o poi portasse qualche effetto collaterale (cosa che ha già spinto Wales ad annunciare una revisione delle regole del gioco).

La lezione vera, se così possiamo chiamarla, è che in generale tutta la conoscenza digitale va sempre presa un po’ con le molle. Una volta usare espressioni come “l’ho letto sul giornale”, “l’ho saputo dall’enciclopedia”, avrebbe avuto valore di legittimità e certezza assoluta. Oggi la cosa è un po’ diversa e chi pensa che sia ancora possibile sentenziare con tanta certezza corre il rischio di prendere granchi colossali. “Cum grano salis”, piaceva dire a Plinio. Millenovecento anni dopo è ancora un buon consiglio.
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