La musica online recupera il passato: migliaia di rare incisioni a disposizione di tutti
Oldies but goldies
IMMAGINATE di essere in cerca di un’incisione rarissima di
Jacques Brel. Una di quelle che, per una ragione o un’altra, non è mai finita su un album, una di quelle che non si trovano nemmeno in archivi totali e globali come quelli del file sharing. Oppure pensate a chi potreste chiedere se voleste ascoltare un’incisione live dei Nirvana. Non il gruppo grunge degli anni ’90, bensì la meno nota band psichedelica degli anni ’60.
Negli archivi delle case discografiche c’è questo e molto più. Pezzi rari, preziosissimi, sconosciuti ai più e spesso mai ascoltate. Ma, ed ecco la buona notizia, ad un certo punto la
Universal Music Group si rende conto dell’
enorme mole di materiale che ha a disposizione. Sa che prima o poi quelle incisioni verranno gettate via, perché non vendono abbastanza da giustificare la loro presenza sugli scaffali. Sa che questo è un peccato, considerato il fatto che si tratta di registrazioni fatte da artisti di un certo livello, anche se poco conosciuti. Sa, infine, che il mercato della vendita legale di
musica online è in
strabiliante crescita, ma anche che tale mercato è rivolto prevalentemente alle nuove uscite o alle nuove edizioni di album di grosso successo.
L’idea scaturisce da sé. E quindi, stando alle dichiarazioni ufficiali, nei prossimi tre anni la Universal si impegnerà a mettere online più di 100,000 brani recuperati dai suoi archivi. Brani che faranno la felicità di maniaci collezionisti, ma che molte altre persone avranno la possibilità di ascoltare per la prima volta. Senza contare – secondo quanto affermato da Berney Wragg, vicepresidente dell’Universal's eLabs Division – che una simile iniziativa avvicinerà all’internet download anche il pubblico più “maturo”, in genere fuori da queste dinamiche.
La cosa più interessante è pensare a cosa succederebbe se anche le concorrenti della Universal decidessero di “riesumare” gli archivi. A quel punto, forse, si potrebbe davvero parlare della rete come “celestial jukebox”, un archivio in cui qualunque cosa mai registrata sarebbe alla portata di tutti con un click del mouse.
Staremo a vedere. Quello che per ora si può riscontrare è che a fronte di simili iniziative anche
i dati sembrano dare un riscontro positivo: nel 2005 le vendite legali di musica online hanno superato il
miliardo di dollari di fatturato, passando in un solo anno dallo zero al 6% dei ricavi totali del settore. Se qualcosa di nuovo deve accadere sembra sia già cominciato. Tutto sommato la musica online non è poi tanto dannosa.