40 MILIONI DI COPIE vendute nel mondo, traduzione in più di 44 lingue ed un record nelle classifiche
dei best-sellers. Questo il risultato de “Il Codice Da Vinci”, un libro che ormai è entrato nella storia dell’editoria attirando su di se l’attenzione di stampa, Chiesa ed ovviamente Hollywood.
Incuriosito dal successo Howard Stinger, attuale presidente della Sony, invita il produttore John Calley alla lettura del romanzo. Anche Brian Grazer, co-presidente della Immagine Entertainment insieme a Ron Howard, si dimostrerà presto interessato ai possibili sviluppi cinematografici. La Sony decide quasi subito di investire sul progetto e, una volta innescata la catena d’eventi, lascia il portafoglio aperto per quello che presto diventerà il film più costoso dell’anno. Ben 125 milioni di euro solo per i costi di produzione.
I ruoli dei personaggi sono affidati a quanto di meglio il mondo delle star può offrire. Primo tra tutti Tom Hanks, mosso anche da un interesse personale, seguito da Sir Ian McKellen, reduce dai successi de “Il signore degli anelli” e “X-men” e da Alfred Molina, recentemente antagonista in “Spiderman 2”.
Neanche per i protagonisti francesi si scende a compromessi ingaggiando Jean Reno, famoso tanto in patria quanto all’estero, e Audrey Tatou, ragazza della porta accanto in versione parigina.
Per i set Ron Howard arriva persino ad affittare il Louvre, sfruttando 14 martedì di chiusura . Un’operazione che costerà 27 mila euro al giorno, più un “modico” sovrapprezzo per la piramide. Solo le riprese all’interno del museo alzeranno il budget di 350 mila euro. “Giravamo in un set circondato da capolavori di storia” dichiarerà Reno dopo le riprese “Non si potevano usare luci forti né alcuna fonte di calore… Un freddo indimenticabile.” Neanche per le scene in studio si riesce a frenare le spese, portando la produzione a commissionare ben 150 copie di quadri celebri realizzate da artisti contemporanei. A tutto ciò si somma l’ambizioso progetto messo in atto dal regista per rappresentare le note storiche del romanzo e le spiegazioni teoriche. Vengono così realizzate più di 400 inquadrature da inserire come flashback all’interno della pellicola. In seguito il film verrà pesantemente criticato proprio per i continui rimandi, accusati di creare confusione in una storia narrata troppo velocemente e già di per se abbastanza intrecciata.
Finalmente arriva il giorno dell’anteprima. Anche qui la Sony fa le cose in grande, presentando il film come evento d’inaugurazione per la 59° edizione del Festival di Cannes. Una mossa che attira ancora di più l’attenzione sulla pellicola, ma la proiezione si conclude senza strappare neanche un applauso. Il giorno dopo sulle riviste appariranno critiche così pesanti che di certo non vedremo sulle copertine dell’edizione in dvd:
“Una cosa pesante e sinistra, in una trasposizione filmata fin troppo letterale” (Todd McCarty, Variety).
“La frase considerata la chiave del film (Tu sei l'ultima discendente di Gesù Cristo) è stata accolta da risate o piuttosto sghignazzi e questo riassume tutto" (Gerson da Cunha, Times of India)
“Il Codice da Vinci” di Ron Howard è solo uno di quei filmaccioni frenetici e verbosi che sono da sempre la specialità di Hollywood” (Maurizio Porro, Corriere della Sera).
Il 19 maggio, presentato da una macchina promozionale senza paragoni, la pellicola esce in contemporanea nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. Ormai i titoli dei giornali parlano di flop, ed il pubblico si raduna nelle sale non più in cerca di un film, ma chiedendosi cosa sia potuto andare storto. I risultati delle proiezioni sembrano disattendere la maggior parte delle aspettative.
In America, il suo record d’incassi della stagione è subito spodestato da “X-men 3”, uscito solo una settimana dopo e balzato subito in vetta.
In Europa il film continua a mantenere le prime posizioni. Tuttavia, anche se alto nelle classifiche, i giudizi del pubblico non sembrano discostarsi molto da quelli degli esperti.
Nel nostro paese è in testa da tre settimane, incassando circa 4 milioni di euro, una somma che deve fare i conti con i 4,5 spesi per il lancio promozionale italiano.
Ai commenti negativi si aggiungono anche quelli della Chiesa. Prima tra tutti l’Opus Dei che, fin dall’inizio della produzione, aveva contattato la Sony chiedendo di esporre all’inizio della pellicola un messaggio che riconoscesse esplicitamente il film come un’opera di finzione. Subito dopo sono arrivate le condanne, più o meno dirette, da vari esponenti del mondo ecclesiastico:
"Cristo viene ancora venduto, non più ai capi del sinedrio per trenta denari, ma a editori e librai per miliardi di denari. Nessuno riuscirà a fermare quest’ondata speculativa, che anzi registrerà un’impennata con l’uscita imminente di un certo film”. (Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia)
“Il boicottaggio economico verso il film tratto dal romanzo di Dan Brown è il minimo che si possa fare: spero che i cattolici ed i cristiani sappiano reagire adeguatamente se hanno a cuore la propria fede in Gesù”. (Cardinale Tarciso Bertone, arcivescovo di Genova)
Si potrebbe leggere un riferimento alle speculazioni contenute nel romanzo e nella pellicola persino nelle parole del Santo Padre: "Chi nega la resurrezione di Cristo vanifica la fede". Pronunciate il 2 Maggio 2006 durante il Regina Coeli.
Tra le proteste vanno anche inserite le innumerevoli manifestazioni di fedeli e di varie organizzazioni legate alla Chiesa. La più indicativa quella di Parigi dove, il giorno dell’uscita nelle sale, più di 200 tra preti e suore hanno sfilato davanti ai cinema esponendo degli striscioni con su scritto: “Da Vinci flop”. Nelle Filippine, paese a grande maggioranza cattolica, il film è stato vietato dallo stato ai minori di 18 anni. In India invece, dove i cristiani sono una stretta minoranza, alcune organizzazioni musulmane, che vedono in Gesù uno dei profeti, hanno minacciato il ricorso alla violenza se le proiezioni non dovessero essere sospese.
Le operazioni connesse al “Il Codice Da Vinci” non sembrano tuttavia rallentare. E' stato infatti lanciato, quasi contemporaneamente con l’uscita nelle sale, un videogioco ad esso legato. L’avventura grafica, oltre a ricostruire ambientazione ed enigmi del romanzo in un contesto molto simile alle inquadrature del film, vede i protagonisti confrontarsi con enigmi del tutto nuovi. Il titolo sta attualmente avendo una buona risposta nelle vendite. Un guadagno in più per la casa di produzione che ha potuto sfruttare lo stesso lancio pubblicitario per entrambi i prodotti.
E’ ancora presto per tirare le somme sulle varie iniziative intraprese intorno all’ormai celebre romanzo di Dan Brown. Nonostante le critiche i rientri sulle spese continuano e, probabilmente, il marketing ci riserva ancora qualche sorpresa. Al ricavato dei botteghini la distribuzione può anche aggiungere un buon bottino tra contratti di product placement e cross promotion all’interno ed attorno alla pellicola.
A quanto pare Wilde aveva ragione nel dire: “Non importa che se ne parli bene o male, purché se ne parli”. In un modo o nell’altro quello che doveva essere il campione d’incassi della stagione sta avendo il suo successo e, nonostante le critiche, la Sony non ha poi molto di cui lamentarsi.
>> Cannes 59, partito il conto alla rovescia Il sito ufficiale del film
La pagina dell'Opus Dei dedicata al romanzo ed al film
La pagina di Wikipedia dedicata al film
Il sito ufficiale del videogames (al quale è possibile accedere risolvendo un piccolo enigma)