LA VELOCIZZAZIONE dei mezzi di comunicazione di massa, iniziata con l’avvento delle televisione (negli anni ’50), ma legata soprattutto alla diffusione di Internet (anni ’90), ha prodotto notevoli trasformazioni, coinvolgendo l’intero apparato dei media: i giornali, in particolare, sono stati costretti a rivedere e riconsiderare il loro tradizionale ruolo di mediatori tra l’informazione e il pubblico dei lettori.
La televisione italiana degli esordi, rappresentata soltanto dal monopolio Rai, è stata uno strumento di servizio pubblico che per lungo tempo ha svolto, nei confronti dei telespettatori, una funzione educativa e pedagogica: i contenuti proposti, organizzati in generi televisivi ben precisi e facilmente identificabili dai telespettatori, dovevano contribuire all’elevazione culturale del pubblico.
Dagli anni Settanta, con lo sviluppo delle emittenti private, vere e proprie imprese finanziate dagli inserzionisti pubblicitari, l’obiettivo cambia: la conquista di un pubblico sempre più vasto attraverso le logiche del consumo e del mercato. La televisione acquisisce così un carattere “generalista”: diventa neo-televisione, cerca di offrire, nell’arco dell’intera giornata, programmi rivolti a telespettatori di tutte le tipologie, proponendo contenuti che soddisfino contemporaneamente interessi ed esigenze di target differenti.
Per fare audience si cerca di valorizzare (anche all’interno di programmi di informazione, di cultura e di politica) quella componente piacevole o curiosa che possa attirare l’attenzione anche di segmenti di pubblico poco interessati a contenuti “alti”.
La tv pubblica si trova costretta ad adeguarsi alla nuova situazione, mettendo da parte il suo tradizionale ruolo di strumento di divulgazione e formazione, e facendo propria la logica commerciale della tv privata: l’intrattenimento, inglobando al suo interno tutti gli altri generi, diventa così l’elemento di coesione dell’intera programmazione offerta ai telespettatori italiani. I lettori dei quotidiani di oggi sono ormai assuefatti a questa logica televisiva che contamina, in un unico grande contenitore (il palinsesto giornaliero) i contenuti più vari, oscillando in continuazione tra contenuti “alti” e “bassi” e accostando la cultura (quella “alta”, d’elite, che si faceva nelle vecchie terze pagine) con lo spettacolo e, in generale, con contenuti più popolari, più alla portata di tutti.
I giornali inseguono questi trend: il quotidiano si ritrova a dovere soddisfare i gusti di un pubblico sempre più abituato al linguaggio del piccolo schermo e sempre meno abituato alla lettura, per questo fa proprio un modo di comunicare “televisivo”, cioè frammentario, colloquiale e legato al linguaggio delle immagini. Al concetto di cultura come impegno subentra quello di cultura come spettacolo: il giornale diventa un prodotto sempre più popolare e, dovendosi adattare ai gusti dei lettori, anche la l’informazione culturale tende un po’ ad appiattirsi verso il basso.
Da prodotto d’elite utilizzato per veicolare “dall’alto” una cultura che favorisca la formazione di un vasto pubblico “popolare”, il giornale si trasforma in strumento di intrattenimento in grado di conquistare lettori, che sono anche acquirenti di uno dei tanti prodotti dell’industria culturale, il giornale appunto, ideato per un pubblico consumatore ed immesso su mercato per essere venduto.
Contrariamente a quanto avviene negli altri paesi dove i giornali di qualità sono chiaramente distinguibili da quelli popolari (i tabloids), in Italia si afferma il cosiddetto quotidiano “omnibus” che, mettendo assieme i contenuti più svariati, cerca di catturare, con un'unica formula, quanti più lettori possibile.
Cambia il concetto stesso di cultura, il cui ambito adesso, sia all’interno del palinsesto televisivo che all’interno delle pagine dei quotidiani, sfuma sempre più verso tutto ciò che si presta ad essere presentato come contenuto d’intrattenimento.
Le pagine culturali, nell’inseguimento del modello della tv e nell’inseguimento dell’audience, tendono a diventare più attraenti, piacevoli, interessanti, per certi versi più ricche di contenuti, oltre che di immagini, ma allo stesso tempo perdono, in parte, l’autorevolezza e lo spessore delle vecchie terze pagine: all’altare dell’intrattenimento viene meno la classica figura del critico. A questa subentra la figura del cronista esperto di cultura, che ha il compito di tenere i lettori aggiornati su tutte quelle iniziative che potenzialmente possono interessarlo, ma che spesso rinuncia ad esprimere un autentico giudizio critico sul valore e sulla qualità delle stesse iniziative.
La tv, nel passaggio da paleo-televisionee a neo-televisione, ha smussato i confini tra un genere e l’altro, tra una trasmissione e la successiva, tra pubblicità e programmi, proponendo un unico flusso di contenuti eterogenei, all’interno del quale il singolo telespettatore organizza la propria fruizione adeguandola ai propri tempi e alle proprie esigenze. La tradizionale suddivisone del giornale in aree separate e a sé stanti, all’interno delle quali trovano spazio contenuti specificamente legati ad un ambito di competenza (la politica, la cultura, l’economia, gli spettacoli, etc.) perde la sua efficacia comunicativa in un contesto in cui il confine tra questi ambiti diventa sempre più labile e difficile da delineare.
Oggi i lettori dei quotidiani, oltre ad essere spettatori televisivi, sono anche abituati a muoversi nel mare di notizie offerte da Internet: la novità è nella navigazione senza chiari criteri di riferimento e senza l’aiuto di un “mediatore” che decida per l’utente cosa, tra i tanti contenuti proposti, sia rilevante, cosa sia importante sapere, su cosa sia bene tenersi aggiornati. I giornali sono quindi costretti a far propria sia l’organizzazione dei contenuti attuata dalle emittenti televisive, sia la modalità di fruizione proposta da Internet: diventano grandi contenitori in cui il lettore può trovare di tutto in tutte le sezioni in cui, anche se in maniera meno rigorosa di un tempo, il giornale è comunque suddiviso.
Oggi la terza pagina non esiste più, o meglio, non esiste più quello spazio fisso consacrato alla cultura e collocato all’interno della pagina numero tre del giornale, tuttavia, per antonomasia, si parla ancora di terza pagina, riferendosi alle pagine di cultura. Dalla terza pagina i contenuti culturali si sono fatti strada tra le altre pagine del giornale.
Ogni quotidiano, oggi, ha una sezione Cultura, a volte associata a quella Spettacoli, a volte separata da questa, ma, indipendentemente dalla distinzione fatta a livello di impaginazione, il confine tra l’uno e l’altro ambito è alquanto labile: troviamo così accostati all’interno della medesima pagina contenuti “alti” e contenuti più popolari. Allo stesso tempo, essendo meno rigorosa di un tempo la suddivisione del quotidiano in sezioni specifiche, è probabile trovare contenuti di cultura anche al di fuori delle sezioni specifiche, perché una stessa notizia può essere legata a diversi ambiti di competenza.
Le informazioni di cultura trovano inoltre spazio all’interno dei supplementi settimanali: si tratta soprattutto di pagine che aiutano i lettori ad orientarsi su quello che l’industria culturale propone in un determinato periodo, fornendo informazioni “di servizio” su appuntamenti cinematografici, musicali, teatrali, ma anche su mostre convegni, dibattiti e cosi via.
L’aspetto più interessante del nuovo rapporto quotidiani-cultura è tuttavia rappresentato da un lato dallo sviluppo di inserti e supplementi interamente dedicati ai libri, dall’altro dall’offerta, da parte del quotidiano, di prodotti collaterali, soprattutto libri.
Le pagine dedicate ai libri da un lato trasformano la semplice uscita di un nuovo libro in un evento che fa notizia, assecondando gli interessi delle case editrici che trovano, all’interno di queste pagine, lo spazio ideale per promuovere i loro prodotti, dall’altro aiutano i lettori ad orientarsi nell’universo della produzione libraria, operando una selezione tra i tanti titoli quotidianamente immessi sul mercato.
Le iniziative collaterali invece, sicuramente rientrano nell’ambito delle strategie di marketing volte all’aumento delle vendite, ma allo stesso tempo svolgono una funzione importante: cercano di favorire, presso un pubblico più vasto di quello che frequenta le librerie, la diffusione di opere di valore, soprattutto libri, che rappresentano per i lettori un momento di crescita culturale e allo stesso tempo uno strumento di intrattenimento. Queste iniziative collaterali vengono motivate e contestualizzate all’interno del quotidiano stesso attraverso articoli di approfondimento: soprattutto gli inserti e i supplementi dedicati ai libri contribuiscono infatti a dare visibilità alle iniziative promosse dal quotidiano e forniscono un percorso di crescita culturale a quel pubblico di lettori che si è cercato di costruire e fidelizzare anche attraverso l’offerta dei prodotti.
La terza pagina dunque non è scomparsa: si è frantumata, polverizzandosi tra le pagine del giornale ed è fuoriuscita da esso, concretizzandosi nei tanti volumi proposti in allegato, ma allo stesso tempo vi è rientrata sotto forma di cassa di risona
>> Ma non chiamatela tutta cultura