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Dossier

Il punto di vista di Sara Bentivegna, docente di comunicazione politica, sull'uso di Internet in campagna elettorale

"I blog non spostano voti"


di Massimiliano Nespola
05/04/2006

audioAscolta l'audio dell'intervista alla prof.ssa Bentivegna


Prof.ssa Bentivegna, è notizia dell'altro ieri la pubblicazione di un blog a seguito delle ultime esternazioni del presidente del Consiglio. Secondo lei questi blog spostano voti?

No, non credo che i blog spostino voti, di certo non sarà questo a farlo, credo però i blog, come tante iniziative realizzate in Rete, in Italia come in altri contesti, possano contribuire a creare il clima per una campagna elettorale, che è cosa diversa.

Al riguardo, lei ha pubblicato un sondaggio a cura della Sua cattedra in cui afferma che "la politica continua a tenersi lontana da Internet. Ma con riferimento alle generazioni future, ai giovani che andranno a votare tra qualche anno e che conoscono bene Internet, cosa c'è da ipotizzare? Saranno loro ad adeguarsi alla politica o viceversa?

Il discorso è complesso. Da un lato non c'è quasi connessione tra Internet e la politica tradizionale, cioè i partiti, e basta fare una rapida navigazione sui siti dei partiti stessi per rendersene conto. Dall'altro, Internet e la politica in senso lato hanno delle affinità elettive. Sotto questo punto di vista, è probabile che chi oggi ha 15 anni saprà usare domani Internet con forme di presenza e di pressione politica che la mia generazione non ha mai saputo fare.

Attualmente quanto serve Internet ad organizzare il lavoro di un politico?

Attualmente molto poco, per un parlamentare o leader di partito.

A che cosa serve ad un politico Internet?

A far pubblicare sempre e comunque dichiarazioni e comunicati stampa, ma ciò non vale tanto per il leader di un grande partito, ma per soggetti con minore visibilità. Serve a bypassare i media tradizionali, ma non lo fanno di solito i politici in Italia. Ad esempio la dichiarazione di Berlusconi sull'I.C.I. non è stata certo affidata ad un sito Internet, ma alla tv. Possiamo riflettere sul rapporto con gli elettori: Internet potrebbe rappresentare l'occasione per mettere a confronto punti di vista, proposte o differenze: ma non è questo l'uso prevalente di Internet per un politico. Normalmente lo spazio per l'interazione è ridotto, gestito da altre persone e comunque l'idea importata dagli USA, con Dean. Il blog che veniva aggiornato in continuazione e che, anzi, suggeriva le linee di intervento al politico non è stata praticata in Italia.

E' diffusa l'idea che questa campagna sembra essere invecchiata assieme ai suoi leader. E che sia stata una campagna gridata. Quanto lo è rispetto al 2001 e al 1996?

Non ho misurato l'intensità delle grida...ma è sensazione di tutti che questa campagna sia stata non solo gridata, ma lunga e faticosa. In realtà eravamo abituati ad una fase calda della campagna a un mese e mezzo prima del voto. Questa volta molto prima, se ricordiamo l'offensiva televisiva di Berlusconi tra dicembre e gennaio. Tutto ciò ha creato un clima, se non altro, di fatica. Non a caso sul Corriere della Sera qualche giorno fa c'era una vignetta, mi sembra di Altan, che diceva "andrei a votare anche alle sei di mattina domani", per dire "facciamola finita".

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