In Italia, la realtà “privata” si è fatta carico di riempire “spazi multiculturali” vuoti e lo ha fatto soprattutto a carattere autofinanziato e autogestito, scegliendo nella maggior parte dei casi una divisione territoriale che le ha permesso di essere sicuramente più vicini alle tematiche affrontate e soprattutto ai soggetti interessati. Ma questo tipo di produzioni non possono risolvere il problema perché in definitiva il fatto non si racchiude nel dare informazioni e servizi utili ma aprire un dibattito politico e sociale.
L’ offerta radiofonica sembra essere davvero molto importante in una realtà come quella italiana molto frammentata e connotata da una presenza di etnie diverse. La non banalizzazione delle alterità è un obiettivo da raggiungere ma di non facile ottenimento se alla base non si crea un dialogo fra le diverse culture al fine di mantenere un equilibrio tra le esigenze dell’integrazione sociale e quelle del mantenimento di identità sociali, religiose e culturali. Il mezzo radiofonico e anche la televisione vanno evidenziati come quei media che hanno orientato l’opinione pubblica sul fronte opposto della ghettizzazione.
Alla radio sembra possibile ritagliarsi un ruolo all’interno del modello pedagogico e del modello interetnico proprio per rispondere alle concrete esigenze informative e di servizio tuttora fortemente presenti. Questi due modelli rappresentano, singolarmente, i due ambiti sui quali si orienta la radiofonia spesso riducendone o limitandone il potenziale comunicativo; l’obiettivo è raggiungere una integrazione fra la pedagogia e la interetnicità in quanto solo dalla loro unione potrà nascere un “nuovo” modello che non sarà più di nicchia o settoriale ma un vero e proprio “genere” capace di superare la visione stereotipata che ricopre il mondo
dell’immigrazione ancora oggi. Perché come più volte ripetuto nel presente lavoro non sono solo le notizie di pubblica utilità o gli atti caritatevoli ad avere un senso ma é soprattutto l’integrazione.
Proprio in questo tipo di argomentazioni si inseriscono perfettamente le “radio comunitarie” per la loro capacità di fare comunicazione a favore dello sviluppo delle comunità più svantaggiate.
Le radio comunitarie possono essere viste come una risposta diretta alla scarsa capacità degli operatori radiofonici di incontrare particolari bisogni del pubblico.
Questa tipologia di radio in molti casi, a causa della bassa potenza dei suoi trasmettitori, serve le piccole comunità o le comunità più emarginate, per questo vengono considerate come più vicine alla popolazione rispetto alle radio commerciali o nazionali, e quindi sono più adatte a rispondere alle necessità di aree più limitate. Esistono comunque casi in cui queste radio raggiungono aree più vaste, non per mezzo di tecnologie migliori, ma attraverso l’utilizzo delle lingue locali e non il francese, l'inglese o lo spagnolo.
La radio comunitaria presenta qualcosa di più di un semplice interesse verso il diritto di espressione di una comunità contrapposto a quello di un individuo.
E’ più partecipativa delle altre radio, grazie alla presenza di volontari che provengono dalla comunità di ascoltatori, piuttosto che professionisti a tempo pieno.
E’ gestita per il beneficio della comunità locale più che per produrre profitto per i proprietari.
Può essere considerata un media alternativo ed espressione di una voce ‘altra’, per le comunità che non possono permettersi una rete televisiva o la diffusione del giornale. Inoltre la presenza di radio comunitarie può essere un apporto importante per le aree, in cui è forte l’esigenza di un potenziamento del pluralismo comunicativo, ed in particolare nei luoghi in cui si sono sviluppate molte di radio commerciali, oppure radio gestite dal governo.
Le stazioni radiofoniche comunitarie si sono moltiplicate nell’ordine delle migliaia di unità negli ultimi 50 anni. È quasi impossibile persino calcolare il loro numero reale, poichè le statistiche non includono le molte emittenti che funzionano senza un'autorizzazione legale.
"La radio della Comunità, la radio rurale, la radio cooperativa, la radio partecipativa, la radio libera, la radio alternativa, la radio popolare, la radio educativa [... ] sono situate in villaggi rurali isolati e nel cuore delle più grandi città nel mondo. I loro segnali possono raggiungere soltanto un chilometro, coprire un paese intero o essere trasportati tramite onde corte ad altre parti del mondo." (Sesta conferenza Mondiale di AMARK Dakar, Senegal 23-29 gennaio 1995)
Non è insolito trovare stazioni radiofoniche comunitarie che sono state installate con supporto di ONG locali o internazionali, ma è meno comune trovare stazioni radiofoniche finanziate dai governi locali , anche se ciò può indurci ad una contraddizione.
Le stazioni radiofoniche rurali dei governi, ad esempio, non sono in definitiva stazioni radiofoniche della Comunità.
Infatti la finalità della radio comunitaria è di creare sviluppo coinvolgendo le Comunità stesse non solo nelle attività di programmazione ma anche nella gestione.
Possiamo fare maggiore chiarezza attraverso questa affermazione :
«Quando la radio promuove la partecipazione dei cittadini e difende i loro interessi; quando riflette il gusto della maggioranza e fa del buon umore e della speranza il suo scopo principale; quando veramente informa; quando aiuta a risolvere i mille ed uno problemi della vita quotidiana; quando tutte le idee sono dibattute nei suoi programmi e tutte le opinioni sono rispettate; quando la diversità culturale è stimolata oltre l’ omogeneità commerciale; quando le donne giocano un ruolo principale nella comunicazione e non vengono considerate semplicemente una graziosa voce o un espediente di pubblicità; quando nessun tipo di dittatura è tollerata, neppure la dittatura musicale dei grandi studi di registrazione; quando ogni parola vola senza discriminazione o censura, quella è “radio comunitaria”» (“ Manual urgente para Radialistas Apasionados” Josè Ignacio Lopez Vigil, 1997).
La filosofia storica della radio comunitaria è di usare questo mezzo come la voce dei senza voce, il portavoce della gente oppressa (sia su questioni razziali, di genere, o per motivi di classe) e generalmente come mezzo per lo sviluppo.
Inoltre dovrebbe essere chiaro che la radio comunitaria non è un fare qualcosa per la Comunità ma riguarda la Comunità che fa qualcosa per se stessa, ad esempio possedendo e controllando i propri mezzi di comunicazione.
Questa è la vocazione dei media, e più specificamente, della radio della Comunità: concepire programmazioni in considerazione delle preoccupazioni più immediate e delle aspirazioni profonde dei suoi potenziali ascoltatori.
Caratteristiche
La radio comunitaria è definita in base a tre aspetti:
a) proprietà e controllo della Comunità;
b) assenza di finalità lucrative;
c) partecipazione della Comunità.
a) Proprietà e controllo della Comunità
La proprietà ed il controllo di una radio comunitaria sono solitamente
gli aspetti più cruciali e contenziosi nella definizione di ogni stazione.
Si possono realizzare attraverso il patrimonio pubblico delle comunità e gli incontri aperti (riunioni pubbliche della Comunità) dove la leadership della stazione è scelta in un Collegio degli amministratori fiduciari o del Consiglio di Amministrazione, o in un comitato di coordinazione della stazione.
La leadership prende le decisioni durante le riunioni generali annuali dei membri (AGM), ovvero dei forum supremi di risoluzione, ed, una tal direzione (leadership), è destinata a rappresentare gli interessi della Comunità nella gestione giornaliera delle attività della stazione e a verificare che le politiche che guidano l'amministrazione quotidiana siano sviluppate riflettendo l'interesse della Comunità che la stazione serve.
Il broadcasting (costruzione palinsesto dei programmi) della Comunità, non è un servizio per il profitto, ed è posseduto e controllato da una Comunità particolare sotto un'associazione, un ente morale o una fondazione. Infatti in alcuni casi può essere posseduto dalle organizzazioni non governative che lavorano nelle Comunità.
La Comunità possiede collettivamente il progetto e quindi decide collettivamente durante le riunioni generali annuali dei membri, (AGM), oppure attraverso i suoi rappresentanti su come usare le proprie risorse.
b) Senza scopo lucrativo
La centralità della definizione di radio comunitaria è nel fatto che dovrebbe essere registrata come organizzazione senza scopo lucrativo oppure essere posseduta da un'organizzazione registrata come entità senza scopo di lucro.
Ciò significa che la stazione della radio comunitaria non è progetto che si fa funzionare come strumento con finalità di guadagno, ma piuttosto come mezzo di comunicazione per la Comunità, che opera essenzialmente per servire questa Comunità.
Le stazioni radiofoniche comunitarie non si adeguano alla logica dei soldi o del fare pubblicità. Il loro scopo è differente ":
“Le stazioni radiofoniche della Comunità non stanno cercando il profitto, ma forniscono un servizio alla società civile. Un servizio che tenta di influenzare l'opinione pubblica, creare consenso, rinforzare la democrazia e soprattutto generare la Comunità – perciò si chiama radio Comunitaria." (“Manual urgente para Radialistas Apasionados” Josè Ignacio Lopez Vigil, 1997)
In questi giorni di alta commercializzazione del broadcasting, i caratteri particolari della radio comunitaria rimangono l’indipendenza e la responsabilità di servire la Comunità, e non radio private e commerciali, basate sul profitto e gli annunci pubblicitari.
Questo requisito non significa che la radio non può lavorare seguendo le linee di affari né generare redditi commerciali (per esempio dalla pubblicità); non vuole neanche dire che la stazione radiofonica non può generare reddito al di sopra del relativo dispendio di base (cioè un ‘surplus’).
Piuttosto significa che parte del surplus generato deve essere reinvestito nuovamente nel progetto, per essere speso o investito nello sviluppo della stazione.
L’uso del denaro in eccesso, considerando che la Comunità possiede collettivamente il progetto, viene deciso collettivamente, alle riunioni generali annuali dei membri (AGM), o attraverso i suoi rappresentanti. Tuttavia, questi soldi non devono mai essere distribuiti fra membri particolari, volontari o membri del personale della stazione come ‘buoni’, e nemmeno nel senso di ‘profitto azionario’ .
c) Partecipazione della Comunità
Nel corso degli anni, la radio comunitaria si è trasformata in un mezzo essenziale per lo sviluppo delle Comunità. La gente può riconoscersi ed identificarsi con la radio, oltre a garantire la comunicazione all’interno della Comunità stessa.
Cosa importante, è che ci sia un costante coinvolgimento dei membri di Comunità in molti modi differenti e che quindi rifletta l'interesse della Comunità che esso serve.
Il requisito di partecipazione della Comunità assicura che i membri della Comunità siano coinvolti nel funzionamento della stazione, cioè nelle seguenti attività:
o elezione della leadership ( Collegio degli amministratori fiduciari),
o prendere decisioni per la stazione,
o amministrazione della stazione,
o selezione e disposizione della programmazione,
o produzione dei programmi,
o rappresentazione esterna della stazione,
o ecc.
La radio della Comunità indica un processo bidirezionale, che richiede lo scambio d'idee dalle varie fonti ed è l'adattamento dei mezzi ad uso delle Comunità.
La bidirezionalità non può essere realizzata tramite le telefonate, perché il telefono non è così accessibile in tutte le aree del Sud del mondo, quindi si attua attraverso la partecipazione diretta della popolazione nella produzione, oppure ascoltando le opinioni in una maniera del tutto particolare.
Infatti nelle aree veramente povere questo avviene con il cosidetto scambio di cassette: la popolazione viene munita di registratori per poter registrare su cassetta le proprie opinioni e quando vengono ritirate la Comunità viene rifornita di nuovi nastri.
Questo metodo, pian piano che le nuove tecnologie diventano più accessibili alla popolazione maggiormente emarginata, viene sostituito dall’utilizzo di internet, attraverso una postazione messa a disposizione della Comunità, ed anche attraverso forum di discussione.
“ll più alto grado di partecipazione della Comunità dovrebbe essere realizzato non soltanto ricevendo delle informazioni, ma fornendo le informazioni che la Comunità richiede".
In radio le Comunità partecipano come pianificatori, produttori ed esecutori ed essa rappresenta il mezzo d'espressione della Comunità, piuttosto che per la Comunità.
Può essere difficile ottenere la partecipazione e l'entusiasmo nelle fasi veramente iniziali di preparazione del progetto, ma è importante far partecipare tanti gruppi ed individui quanto è possibile fin dall'inizio.
L’approccio partecipativo contribuisce a porre il potere decisionale in mano al popolo. Inoltre consolida la capacità delle comunità di confrontare le proprie idee sullo sviluppo con piani di sviluppo e personale tecnico (questione di potere).
Nelle Comunità che invece sono state emarginate, represse o semplicemente trascurate, la comunicazione partecipativa aiuta a far rinvigorire un senso di orgoglio e di autostima per i tratti della propria cultura. Rinforza il tessuto sociale con il supporto delle forme locali ed indigene dell'organizzazione. Protegge la tradizione ed i valori culturali, mentre facilita l'integrazione di nuovi elementi (questione di identità).
Per partecipazione attiva della Comunità è inteso: il processo di creazione di notizie, informazioni, intrattenimento e materiale culturalmente rilevante, con un'enfasi sulle questioni e sulle preoccupazioni locali; partecipazione all'amministrazione della stazione, nella programmazione e nel contenuto dei programmi.
E’ fondamentale ricordare che il destino della radio comunitaria è la Comunità, dove è la popolazione che si impegna a migliorare le condizioni sociali e la qualità della vita culturale attraverso il proprio lavoro.
La radio della Comunità si propone di concepire programmazioni in considerazione delle preoccupazioni più immediate e delle aspirazioni maggiormente profonde del suo potenziale pubblico.
Questo può essere realizzato seguendo le principali funzioni della radio comunitaria che sono:
a) informazione
b) educazione
c) sostegno alla democratizzazione
d) espressione culturale
a) Informazione
In questo tipo di funzione si realizza la possibilità di divulgare informazioni fondamentali per comprendere sempre più profondamente il mondo circostante.
La radio si trasforma in un canale di informazioni focalizzate sui temi centrali dell’ambiente della Comunità, superando le carenze delle trasmissioni radio pubbliche e commerciali.
b) Educazione
La radio come abbiamo già detto è un media potente che grazie alla sua “oralità” ha l’opportunità di raggiungere chiunque abbia limiti d’accesso alla comunicazione a causa dell’analfabetismo.
Sfruttando questi suoi aspetti positivi la radio comunitaria si rivela un ottimo mezzo per promuovere politiche di sviluppo e di uguaglianza all’interno delle Comunità.
Questo mezzo viene infatti utilizzato per campagne di informazione per ciò che riguarda le questioni mediche più urgenti, come l’AIDS, ma diventa utile anche per semplici avvisi capaci di migliorare le condizioni medico-sanitarie: basta pensare agli annunci in cui si ripete “bollite l’acqua”, proprio perché purtroppo può trasformarsi in un veicolo di malattie.
Inoltre contribuisce a diminuire le disuguaglianze di genere, soprattutto attraverso l’accesso alla programmazione e alla gestione della radio da parte delle donne.
E’ un piccolo segnale, ma già molto importante perché una donna con il suo esempio può muovere altre donne, contribuendo così a far nascere circoli virtuosi per la valutazione femminile.
Inoltre permette il trasferimento di sapere e di conoscenza attraverso programmi rivolti alle popolazioni rurali, che consentono di scegliere le pratiche agricole migliori, attraverso semplici consigli. Infine non bisogna dimenticare il ruolo che svolge per l’istruzione attraverso la conoscenza di testi importanti.
c) Sostegno alla democratizzazione:
La radio comunitaria può svolgere un ruolo vitale nello sviluppo e nella democratizzazione:
- permettendo alle Comunità di esprimere le proprie esperienze e di esaminare criticamente le questioni, i processi e le politiche che interessano le loro vite;
- sostenendo l'educazione e la mobilitazione delle Comunità sulle iniziative e le strategie di sviluppo che condurranno ad una vita migliore per gli ascoltatori (formazione dell'elettore, AIDS, ente pubblico territoriale cioè il governo locale, questioni di genere, costruzione di pace, problemi ambientali, ecc.).
Affinchè i processi di democratizzazione e di sviluppo aumentino, le Comunità dovrebbero partecipare attivamente alla comunicazione, che li autorizzerà a guidare e consolidare questi processi.
"La radio comunitaria è un vero strumento di democratizzazione, che riconosce per tutto il tempo il pluralismo culturale." (Eugenie Aw, Discorso di apertura, Dakar, Senegal, 24 gennaio 1995).
Si trasforma in uno strumento obiettivo in contesti politici dittatoriali o in cui vigono norme restrittive per quanto riguarda il diritto di espressione.
Anche in Paesi appena usciti da un conflitto la radio può svolgere un ruolo importante, valorizzando il principio democratico di accesso alla radiodiffusione come strumento chiave per la promozione della libertà d'espressione e d'opinione, della pace e dello sviluppo della democrazia.
Affermare che la radio è strumento di democrazia è esagerato, ma si può affermare che è un valido sostegno per i processi di democratizzazione.
e) Espressione culturale
La radio comunitaria è un mezzo importante per la promozione e la protezione delle culture locali e nazionali.
Con la globalizzazione delle informazioni e l'avvento delle telecomunicazioni via satellite, la radio comunitaria può offrire alla piccola popolazione locale un modo poco costoso ma vitale di protezione della loro eredità e della loro lingua.
Può contribuire a difendere l'identità culturale e ad essere uno strumento per l'espressione e l'intrattenimento culturali, per la raccolta, la conservazione e l'aumento dell'eredità orale e musicale e per salvaguardare la propria diversità.
Facilita l’assimilazione anche di nuovi valori, e può essere usata per massificare una lingua.