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Dossier

Intervista a Gianni Ippoliti

La politica è una cosa seria


di Andrea Prosperi
01/06/2006


da http://it.health.yahoo.net/photo/hp_ippoliti.jpg

Per Mediazone abbiamo intervistato Gianni Ippoliti, ideatore e conduttore della rassegna stampa di Alice.  L’idea di fare la parodia delle prime pagine dei quotidiani nasce a ridosso dei campionati mondiali di calcio Usa ‘94. Da allora sono passati dodici anni, e i giornali sembrano avere progressivamente acquisito nei loro titoli l’ironia e il sarcasmo tipici delle prime pagine di Gianni Ippoliti.

Allora, è vero che è stato  lei ad inventare la Padania?

Certo, lo confermo, prima che uscisse in edicola noi avevamo già inventato la Padania da qualche mese. La cosa ovviamente mi colpì molto, ma il bello venne dopo, quando il tg3, che ancora non aveva le immagini del nuovo giornale, per errore mandò in onda la prima pagina fatta da me anziché quella vera.

Sembra che le sue prime pagine riescano a creare una certa confusione soprattutto tra i professionisti dell’informazione e della politica. Ha qualche aneddoto in proposito da raccontare?

Recentemente ad Alice un politico mi ha chiesto quando e dove Berlusconi avesse rilasciato le dichiarazioni da me riportate. E’ inutile descrivere come ci è rimasto quando gli ho rivelato che erano assolutamente inventate. Un altro aneddoto divertente, tra l’altro abbastanza recente, è accaduto dopo l’inserimento di un certo numero di quotidiani socialisti (inventati) nella nostra rassegna. Alcune persone hanno pensato che i giornali esistessero davvero, e  hanno cominciato a telefonare ai direttori di questi  fantomatici quotidiani per piazzare i loro amici in redazione.

In effetti la vostra capacità maggiore è proprio quella di giocare sul filo del verosimile, riuscendo a creare un’informazione quasi identica a quella dei giornali in edicola, se non fosse per dei piccoli segnali che di volta in volta inserite nei vostri testi. E’ esatto?

Noi facciamo il verso dei giornali, non ai giornali, si tratta di una sottile forma di autoironia. Noi diciamo guardate, voi avete un giocattolo e dei meccanismi di senso che noi conosciamo a menadito, e riusciamo a veicolare i significati che veicolate voi con gli stessi linguaggi da voi utilizzati. Giochiamo sui piccoli inciampi del linguaggio senza fare titoli comici. Se le persone leggono le nostre prime pagine senza attenzione non riescono in prima a battuta a capire il gioco che ci sta sotto, ma se si fermano un momento a riflettere ecco che si accorgono del doppio senso, dell’allusione e delle metafore. Nel '94 Veltroni era direttore de l’Unità, e ogni volta che parlava in pubblico diceva sempre di non riuscire a trovare le parole, e che era difficile esprimere a voce le cose invece avrebbe voluto dire. Io allora iniziai a lasciare vuota la prima pagina de l’Unità, motivando la scelta con l’incapacità del suo direttore di trovare le giuste parole.  Quando poi Veltroni mi incontrò a Venezia gridò: fascista!

Ci sono dei giornali che  rendono più facili le vostre parodie?

Sicuramente Libero è uno di questi. Da un lato con i suoi ripetuti scoop e le sue “prove” ci ha aiutato a creare dei veri e propri tormentoni, della serie “Libero apre a tutta pagina: ecco le prove!”. Dall’altro essendo uno dei quotidiani su cui giochiamo di più gli abbiamo reso un bel servizio, aiutandolo non poco ad aumentare le vendite. Fare la parodia de il Foglio è stato invece abbastanza difficile, perché i titoli molto piccoli e l’assenza di immagini e ci hanno costretto a cambiare il titolo del giornale, facendolo diventare La Voce di Ferrara, e a modificare alcuni elementi grafici.

Mi pare di capire che il vostro lavoro è ben visto da giornalisti e politici, o sbaglio?

E’ così. Spesso i direttori dei quotidiani, ma anche i politici, mi telefonano dicendo “Ippoliti, mi raccomando, inseriscimi nella tua rassegna!”. Ma non sempre va bene. Un paio di settimane fa un politico di cui non faccio il nome è rimasto particolarmente colpito di come ho trattato il suo giornale. Mi ha chiamato e ha detto “Ippoliti, così non si fa, la politica è una cosa seria!”.

Passiamo alle routine di lavoro. Quando iniziate a preparare la vostra rassegna?

Si comincia digerire tutto quello che accade durante la settimana, perchè gli articoli sui giornali generalmente sono lo sviluppo di quanto accaduto nei giorni precedenti. Prefigurare gli sviluppi della titolazione dei quotidiani è un’abilità che si acquisisce con il tempo. Le  nostre fonti sono sia i giornali cartacei veri e propri sia le home page dei siti dei giornali stessi.

Il vostro debutto nel “mondo del giornalismo” è avvenuto nel 1994, all’interno di una trasmissione sportiva sui mondiali di calcio USA 94. Pensate di aver influito in qualche modo sulla titolazione dei quotidiani in edicola?

Credo di si, adesso i giornali titolano come io ho iniziato a titolare dodici anni fa; anche quelli che avevano uno stile molto rigoroso, come il Secolo XIX, oggi titolano a tutta pagina con i giochi di parole. Il giornalismo sta prendendo questa piega. E’ l’evoluzione della carta stampata che si confronta con i linguaggi della tv e di internet. Uno degli esempi più lampanti di somiglianza dei miei titoli a quelli dei giornali veri è il confronto con la titolazione de il Manifesto, che in più di una occasione ha fatto dei titoli identici ai nostri.

E’ mai stata imitata la sua rassegna?

Certamente, Giobbe Covatta tempo addietro ha spudoratamente copiato il nostro format. Gli ho fatto presente che stava facendo una cosa che era stata già inventata da altri ma lui niente, è andato avanti facendo la sua rassegna, tra l’altro fatta male perché con i caratteri tutti sballati. Mi faceva piacere ricordare questo ridicolo saccheggio delle idee altrui.

Oltre ad Alice è attualmente impegnato in qualche altra trasmissione?

All’interno di Macchina Due (Raidue), tra le otto e le nove, questa estate condurrò una rubrica chiamata le follie delle stelle. E' un tentativo di analisi e destrutturazione della rassegna stampa rosa, in cui si evidenziano alcune forzature nei titoli di questa tipologia di periodici. Uno dei primi titoli è questo: “Hilary: anche se mamma non rinuncio al telefonino”.

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