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Dossier

Il nostro questionario: chi usa il cellulare?

Breve identikit della “tribù del pollice"


di Erminio Cipriano e Francesca Pasquali
11/07/2006


Da un’indagine svolta dall’Istat nel febbraio-marzo 2005 (“Aspetti della vita quotidiana”), riguardante la disponibilità presso le famiglie delle nuove tecnologie, risulta evidente la grossa impennata che ha caratterizzato il mercato della telefonia mobile negli ultimi anni. Stando ai dati, dal 1997 al 2005 il numero di cellulari posseduto dalle famiglie italiane si è triplicato (passando dal 27,3% all’80,8%).
Secondo i dati dell’ultima rilevazione annuale sulle imprese di telecomunicazione relativi al 2003, diffusi dall’Istat il 23 dicembre dello scorso anno, le linee mobili attive in Italia sarebbero 57 milioni mentre le carte telefoniche prepagate attive nell’ultimo trimestre 2003 supererebbero i 50 milioni.

Questi numeri confermano l’evidenza dei fatti: il mercato della telefonia mobile nel nostro paese è in forte crescita. Le aziende continuano ad investire in un settore che trasforma i propri bilanci in  positivo,  proponendo  continue  offerte e  promozioni che  rendono più  agguerrita la competizione. Sempre secondo le rilevazioni Istat, il traffico telefonico su rete mobile è composto da chiamate verso la rete mobile dello stesso operatore nel 48,9% dei casi e verso altro operatore nel 23,5%. Le chiamate da mobile verso rete fissa rappresentano il 20,2% del traffico, mentre il traffico internazionale su rete mobile è complessivamente pari al 5,4%. Spostandoci sul lato dell’offerta, i ricavi delle imprese di telefonia mobile sono attribuibili per il 10,8% a chiamate telefoniche nazionali verso rete mobile di uno stesso operatore, per l’8,9% a chiamate telefoniche nazionali verso rete mobile di altro operatore e per il 7,2% a chiamate verso rete fissa. Importanza minore hanno invece i ricavi provenienti dall’invio di sms (il 5,2%). Ma il dato sorprendente è che circa il 60% dei ricavi complessivi delle imprese di telefonia mobile è attribuito alla voce “altri ricavi”, cioè a introiti derivanti da attività diverse dalla telefonia mobile (come la telefonia fissa, le forniture di accesso a internet, ecc.).

Partendo da questi dati, abbiamo deciso di proporre un breve questionario a un campione di 50 studenti (di età compresa tra i 20 e i 30 anni) dell’università di Roma “La Sapienza”. In questo modo oltre a renderci conto della dinamicità di un mercato in continuo sviluppo, siamo riusciti a comprendere più da vicino il rapporto che questi giovani utenti-consumatori hanno instaurato col proprio o con i propri operatori di fiducia.                                                                    
                                                                      
Il dato che è saltato subito agli occhi è  quello che conferma il  possesso,  da  parte del campione monitorato, di oltre una scheda sim attivata sul proprio telefonino (i casi in questione sono 20: 17 possiedono due schede sim e 3 più di due). Tra questi, più della metà ha un doppio telefonino: in questo modo non si è costretti  a  cambiare  scheda  ogni  volta che si decide di chiamare con un operatore piuttosto che con un altro. 

Passando ad analizzare le scelte del giovane target relativamente ai quattro gestori di telefonia mobile principali, è risultato un netto equilibrio tra Telecom, Vodafone e Wind (22 schede attive per ognuno). È importante aggiungere che, nella maggior parte dei casi, la Tim e la Vodafone sono gli operatori di riferimento: cioè le schede che il nostro campione ha segnalato come prima scelta. La Wind e la Tre vengono considerate come sim di riserva, utilizzate soprattutto da quei giovani che approfittano di offerte vantaggiose per le proprie esigenze personali. Un altro dato interessante della nostra ricerca è che più di un terzo del nostro campione non conosce il piano tariffario attivato sul proprio cellulare (i casi in questione sono 18). Ancora più sconcertante è il fatto che i possessori di due o più schede sim non ricordino il contratto stipulato con almeno uno degli operatori scelti.
Capita allora di possedere un telefonino esteticamente attraente, con videocamera e registratore incorporati, senza curarsi dei costi o di possibili “fregature” in cui alcuni dei nostri intervistati è incappato. “Avevo attivato un’offerta sms che, teoricamente, doveva essere gratis. Praticamente mi è costata 9 euro” dice Daniele. Roberta e Antonello, invece, raccontano di soldi scalati improvvisamente “per messaggi promozionali ingannevoli”.

Nonostante questo, la stragrande maggioranza del nostro campione si ritiene soddisfatta dei servizi offerti e ricevuti dai propri gestori di telefonia mobile (l’86%). Inoltre, solo un terzo di esso sarebbe disposto a cambiare il proprio piano tariffario (12 casi su 50). 
Lo scorso aprile un privato cittadino, Andrea D’Ambra, si è reso il promotore di una petizione per l’abolizione dei costi di ricarica per i telefoni cellulari. Tra i destinatari illustri della richiesta, che lo stesso autore ha definito “un’anomalia tutta italiana”, figura la Commissione europea. L’esecutivo comunitario ha esaminato il problema e ha risposto al signor D’Ambra, ringraziandolo per la segnalazione: “la direzione generale della concorrenza della Commissione europea tiene nella massima considerazione quanto da lei indicato ed ha provveduto a prendere contatto con le Autorità italiane”. Il provvedimento è stato ripreso anche sul celebre blog di Beppe Grillo, il quale ha evidenziato la contraddizione implicita in una tecnologia che rende liberi e allo stesso tempo aumenta i profitti delle aziende che si inventano nuovi servizi. “L’innovazione serve quindi a renderci più felici e più poveri e ad ingrassare le aziende, le stock option, il titolo in borsa, i tronchettibenettonscaroni” chiosa il comico italiano".
Questo paradosso vale oggi ancor di più per il mercato italiano della telefonia mobile, che continua ad estendere le proprie utenze a colpi di offerte e promozioni invitanti agli occhi di consumatori troppo esigenti e alle volte poco attenti alla realtà dei fatti.        
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