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Dossier

Verità e finzione nel romanzo di Dan Brown

Storia vera o fantasia?


di Daniele Ministeri
14/06/2006


L'EDIZIONE MONDADORI de “Il codice Da Vinci” si apre con un’introduzione diversa rispetto a copertina il codice da vincimolte altre pubblicate nel resto del mondo:

“Questo libro è opera di fantasia, personaggi e luoghi citati sono invenzione dell’autore ed hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi o persone, vive o defunte è assolutamente casuale.”

Un’affermazione, introdotta dall’editore, che non lascerebbe adito a dubbi sull’origine dei fatti narrati da Dan Brown. Se non ché l’edizione inglese e quella francese del romanzo iniziano con un’introduzione diversa posta dallo stesso autore. Una parte presente anche nelle prime versioni dell’edizione Mondadori a pagina 9:

“Il Priorato di Sion, società segreta fondata nel 1099, è una setta realmente esistita. Nel 1975, presso la Biblioteque National di Parigi sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets, in cui si forniva l’identità di numerosi membri del priorato, compresi: Sir Isaac Newton, Botticelli, Victor Hugo e Leonardo Da Vinci.” Il testo poi continua affermando che l’Opus Dei è stata oggetto di accuse riguardo coercizione, lavaggio del cervello dei membri e costrizione ad una pratica chiamata: “mortificazione corporale”. Questa seconda introduzione si conclude sostenendo: “Tutte le descrizioni di opere d’arte, architettoniche, documenti e rituali segreti contenuta in questo romanzo rispecchiano la verità”.

Viste così le due affermazioni appaiono in netto contrasto, e non c’è da stupirsi se l’Opus Dei e la Chiesa si siano scagliate apertamente contro Dan Brown. Ad avvalorare la tesi sostenuta dallo scrittore vi è pure un recente caso giudiziario in cui il romanzo è stato citato per plagio da parte di due storici inglesi. Michael Baigent e Richard Leigh avevano infatti sostenuto teorie molto simili nel loro saggio: “The Holy Blood and the Holy Graal”.

Inutile soffermarsi sulle critiche alla tesi religiosa proposta da Brown. Per smontarla basta citare solo alcuni esempi di inesattezze ed errori storici in essa contenuti. Lo scrittore sostiene che, durante il "Concilio di Nicea", sarebbero stati separati i vangeli canonici da quelli gnostici. Sembra però dimenticare che, nel 190 d.C., quindi ben 90 anni prima, il “Canone Muratoriano” riconosceva già i quattro vangeli.

Altre imprecisioni si trovano poi nelle varie accuse mosse alla Chiesa, additata per l’omicidio di 5 milioni di streghe in tutto il mondo. Tuttavia è un dato storico facilmente accessibile che la “caccia alle streghe” si sia sviluppata principalmente, oltre che in Francia, nei paesi protestanti. Ciò non togliendo tuttavia alla Chiesa le colpe dell’inquisizione.

Uno degli elementi senza dubbio più intriganti del racconto è il mistero attorno al “Priorato di Sion”, una setta massonica ritenuta risalente al 1099. Tra i suoi appartenenti il volume inserisce anche alcuni dei principali artisti della storia. Con qualche ricerca il mistero si infittisce, poiché nella località legata alla setta: Rennes-le-Chateau è realmente esistito un Saunière (1852-1917), nome che Brown da al capo massone del romanzo.

Nella storia si tratta di un curato arricchito con traffichi misteriosi intorno al cimitero della località. Un mistero trasmesso poi alla perpetua, Marie Denardau, ed arrivato nelle mani di un uomo d’affari Noel Corbu che, rilevata la proprietà del parroco negli anni ‘50, ne ha fatto un ristorante attirando i turisti con articoli sugli intrighi legati al “tesoro di Saunière”. La faccenda arriva a coinvolgere uno degli esoteristi francesi del momento: Pierre Plantard, condannato per truffe a sfondo esoterico. Attirando, inoltre, l’attenzione di giornalisti e storici tra cui Michael Baigent, Richard Leigh ed Henry Lincoln (autori di “The Holy Blood and the Holy Graal”) e Gérard de Sède (autore nel ’67 de ”L’or de Rennes”). Secondo le loro pubblicazioni nel cimitero gestito dal parroco Sauniére si cela la verità su Maddalena e Gesù, una storia nascosta dalla chiesa per centinaia di anni.

Il mistero inizia a perdere di fascino però quando si scopre che la fondazione del "Priorato di Sion", l’organizzazione deputata a mantenere il segreto, è regolarmente avvenuta con un atto depositato nel 1956 da Pierre Plantard.

E’ esistita nel 1099 un’abbazia a Gerusalemme chiamata: “Abbazia di Nostra Signora del monte di Sion”, e fondata da Goffredo di Buglione, ma secondo gli storici non vi è alcuna connessione tra questa ed il priorato fondato da Plantard. Il nome stesso dell’organizzazione: “Sion”, non deriva dal monte Sion in Palestina, ma da una montagna nei pressi di Annemasse, in Francia, luogo in cui l’organizzazione è nata nel ’56.

La veridicità dello scritto “The Holy Blood and the Holy Graal” è stata controllata da molti autori francesi tra cui Frank Marie ed Jean-Luc Chaumeil, arrivati alla conclusione che altro non si tratta se non di una bufala, fornendo prove dettagliate alle cui Baigent e Leigh non sono riusciti a dare risposte.

Il colpo di grazia a tutta la teoria arriva nel 1993, quando l’abitazione di Plantard viene perquisita e vengono rinvenuti numerosi documenti storici inclusi alcuni che attribuivano allo pseudostorico il diritto al trono di Francia. Durante il processo, sotto giuramento, il sedicente priore sostenne di aver inventato tutto. Gli inquirenti sono inoltre convinti che sia stato Plantard stesso a scrivere “Les Dossiers Secrets”, inserendoli nella biblioteca parigina per poi ritrovarli.

Altre piccole inesattezze comunque minano le così dette verità storiche ed artistiche de “Il codice Da Vinci”, mostrando quanto la fantasia abbia giocato un ruolo preponderante nella sua stesura. Ad esempio il collegamento tra Mitteran e le logge massoniche legato alle 666 lastre di vetro che compongono la piramide del Louvre. In realtà queste sono ben più di 700. O ancora la “Vergine delle rocce”, che nel libro è descritta come alta un metro e mezzo, ma nella realtà va oltre i due metri.

Se in conclusione il romanzo sembra essere una raccolta di falsità storiche, nella realtà Dan Brown si può accontentare di un primato non indifferente nel mondo dell’editoria, e di incassi così alti da dare del filo da torcere a tutti gli altri scrittori di best-sellers. Sembra infatti che lo scrittore abbia portato a casa più di 70 milioni in soli diritti. Agli storici ed alla Chiesa rimane l’ingrato compito di dimostrare la falsità di un racconto in cui storia e fantastoria si mischiano arrivando a convincere lettori in tutto il mondo.

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