
PER il suo secondo anno di attività, a Bologna presso il Dipartimento di Discipline della Comunicazione, Altra.tv ha incontrato Carlo Freccero, guru della tv di “casa nostra”, e noi di Mediazone c’eravamo, ed abbiamo raccolto i momenti più intensi di una acuta discussione sulla Tv in tutte le salse, la Tv del passato, la Tv di oggi e la Tv che sarà, ma soprattutto si è parlato del ruolo che noi giovani potremmo svolgere, un ruolo fondamentale di rigenerazione della Tv e dei suoi contenuti, il ruolo fondamentale, che già da adesso sta svolgendo la nascente “tv alternativa”.
Carlo Freccero, esperto di televisione e comunicazione, direttore di Raidue dal 1996 al 2002, nei primi anni '80 è stato direttore dei palinsesti di Canale 5 e Italia 1. Nel 1986 viene nominato direttore dei programmi di La Cinq (Parigi), poi, nel 1991, direttore di Italia 1. Nel 1993 diviene consulente di Radiouno e l'anno successivo, è di nuovo a Parigi come responsabile della programmazione di France 2 e France 3. Autore di programmi come “Drive in”, “Satyricon”, “Chiambretti c’è”, “Rockpolitik” e molti altri, ha raccontato, in quattro ore intense, la televisione dal suo ricco punto di vista. “La tv di oggi è una tv che espelle la diversità” mette in guardia Freccero, parlando di una televisione che si annulla, azzerando i suoi contenuti.
Un viaggio lungo venti anni da “SuperFlash”, Canale5, 1983, Tv generalista tra consumo e
consenso, passando per “Drive in”, Italia1, 1984, frammentazione della programmazione in base ai vincoli pubblicitari. “Emilio”, Italia1, 1989, sperimentazione della satira in tv commerciale. “Satyricon”, Rai2, 2001, satira politica in tv in contrapposizione al modello del reality “Grande Fratello”, fino a “Rockpolitik”, Rai1, 2005, libertà di stampa e quindi di contenuti. Questi alcuni punti chiave dell’incontro, dai quali abbiamo tentato di tirare fuori, attraverso le parole di Carlo Freccero, un sunto dei concetti fondamentali che hanno animato la tavola rotonda.
“Oggi la tv si nutre di se stessa. Io ho teorizzato la nascita del reality di terza generazione chiamato reality soap. La televisione crea personaggi che poi diventano storie, personaggi che vengono cannibalizzati da tutta la rete che li propone. Si è creata così una frattura netta fra il pubblico della tv generalista e l’”altro” pubblico: amalgamarli è diventato difficilissimo.”
In un habitat deformato e saturo come questo trova spazio e forza per crescere l’”altra tv”, si torna a creare dei contenuti, più o meno validi, ma comunque visibili. La televisione sta schiacciando gli orizzonti di riflessione e critica, tutto quello che viene proposto ha già in se una soluzione.
“Quando si fa tv bisogna interrogarsi sullo spirito del tempo. C’è oggi una domanda di sperimentalismo non soddisfatta dalla generalista. Si fa televisione partendo da un approccio più di marketing che editoriale. E allora la risposta arriva da una serie di programmi che circolano fuori dalla paleo-tv, in circuiti alternativi”.
Nascono web-tv, blog-tv, canali satellitari ed ora anche su digitale terrestre che cercano un loro pubblico di nicchia, allontanandosi dall’approccio di marketing della televisione generalista.
“Oggi tutti siamo potenziali videomaker e costruiamo la tv che non c’è. Siamo diventati testimoni della storia. I giovani sono i protagonisti di una profondissima trasformazione.”
La televisione si moltiplica e si frammenta, si creano mini-contenuti in particolar modo sul web, nascono così palinsesti alternativi, il segreto è creare un network di questi contenuti, creare collegamento tra i tanti piccoli autori. Mai come oggi, il proverbio “l’unione fa la forza”, sembra più adeguato.
“Sognare e credere nei propri sogni è la regola fondamentale. Siamo oggi solo all’inizio, non bisogna aver paura di farsi avanti e sperimentare. Imperativo è: puntare in alto e spararle grosse”.
Queste sono le parole conclusive rivolte ai giovani presenti all’incontro, parole di incoraggiamento ma soprattutto di sollecitazione.
