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Opinioni

Generazioni a confronto


Solidarietà e scontri tra Democrazia cristiana e Partito comunista italiano negli anni Cinquanta



di Claudia Polo
23/10/2006


TRA De Gasperi e Togliatti. Memorie degli anni Cinquanta (Prefazione di Rossana Rossanda, Postfazione di Giovanni Galloni, Roma, Carocci, pp. 214, € 18.80) di Giuseppe Chiarante – deputato del Partito comunista italiano, senatore fino al 1994 e oggi presidente dell’Associazione Bianchi Bandinelli per la tutela dei beni culturali – è un prezioso e accattivante testo per il lettore che vuole seguire le vicende politiche, e anche sociali, culturali, economiche, di una Italia che, in pochi anni, passa dalla povertà e dall’arretratezza dell’immediato dopoguerra ad un miracolo economico che la immetterà nell’area del capitalismo avanzato.
Da una parte, la capacità dell’autore di parlare con parole chiare del passato, porta chi legge a interrogarsi sul presente (Prefazione di Rossanda, p.21); dall’altra, la narrazione si caratterizza, oltre che per la cristallina rappresentazione di realtà diverse, per l’abilità nel raccontarle, quasi in forma diaristica e di testimonianza generazionale, attraverso un ampio spettro di scenari sociali e culturali.

Giovani e secondo dopoguerra

Tra De Gasperi e Togliatti. Memorie degli anni Cinquanta è percorso da una grande energia, che nasce, probabilmente, negli stessi anni di cui porta testimonianza l’autore. Si tratta della forza che percorre il mondo dei giovani cattolici, che – come ricorda Chiarante – era «desideroso di reagire alla caduta delle speranze suscitate dalla Resistenza e all’involuzione conservatrice seguita alla rottura tra Est e Ovest; e che proprio per questo fu anch’essa tra i protagonisti del risveglio culturale e politico del paese» (Chiarante, p.40). Molti giovani, afferma l’autore, erano accomunati da una fiducia piena nella persona umana, nella dignità e libertà, nel dovere della solidarietà e del rispetto reciproco, oltre che da valori su cui costruire una storia comune. Come scrive Galloni nella sua Postfazione, il libro «fornisce un quadro dei problemi e delle scelte cui si trovò di fronte, negli anni ’50, una intera generazione di giovani cattolici» (Postafazione di Galloni, p.183).

Politica e società negli anni del miracolo economico

La storia di questo testo è pertanto una storia complessa, che segue, tuttavia, proprio le speranze e condizioni in cui si viene formando l’Italia di quegli anni. Chiarante, di formazione dossettiana, fu membro – giovanissimo, non aveva compiuto i 25 anni – del Consiglio nazionale della Democrazia cristiana del 1954, prima del Congresso di Napoli in cui si andava affermando l’orientamento della segreteria di Amintore Fanfani. In questi anni, sono giovani molti dei politici italiani, protagonisti poi di tutta la Prima repubblica. Una nuova classe politica si sta affermando. Oggi, in effetti, non è sempre facile credere a un attivismo e una capacità di intervento di gruppi politici con rappresentanti tanto giovani.
La storia di Chiarante, dopo la sua elezione al Consiglio nazionale DC, si conclude con uno scontro con la segreteria Fanfani, che lo porta a lasciare nel 1955 il partito della DC. Nel 1958, Chiarante decide di aderire al Partito comunista italiano. Tali scelte politiche – ma anche indubbiamente umane – sono segnate da amicizie profonde e allontamenti, da presenze costanti su giornali e riviste quali Il dibattito politico e Il paese, periodici che allora rappresentavano ed elaboravano la storia stessa di una Italia in trasformazione, una Italia che ormai univa a un mutamento politico, economico e sociale, anche una vera e propria rivoluzione antropologica.
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