
"La tecnica è la base: ma per ottenere il massimo, serve la capacità comunicativa"
Ascolta l'audio dell'intervista ad André De La Roche
DON CHISCIOTTE: una figura letteraria oramai elevata a mito, un personaggio al quale è difficile non affezionarsi. Il suo disarmante fantasticare su un mondo cavalleresco che non esiste più, la sua natura insopprimibile di gentiluomo, l’inequivocabile poesia che sprigiona ogni suo gesto, la sua capacità di cambiare la realtà e piegarla alle esigenze di un romanzo che sempre più si fonde con la realtà, hanno fatto del Don Chisciotte uno degli "intoccabili" della storia della letteratura. E non solo.
DON CHISCIOTTE infatti è anche il simbolo di una vera e propria cultura del teatro di danza: basti pensare a tutti quelli che si sono cimentati nelle più disparate riletture del Cavaliere della Mancia, dal capolavoro di Pepita, fino alle elaborazioni contemporanee di autori come John Neumeier e Birgit Cullberg.
Un coreografo che voglia oggi confrontarsi con l' Hidalgo di Cervantes ha dunque la possibilità di indagare sul significato poetico e umano del capolavoro letterario: ma contemporaneamente ha l’opportunità di confrontarsi, lasciandosi contaminare, con le varie tradizioni teatrali e coreografiche che da quello hanno avuto vita. Ed è proprio ciò che ha fatto Milena Zullo, la coreografa del "Don Chisciotte, Cavaliere della Fantasia" andato in scena nella Piazza d’Armi del Castello Aragonese di Gaeta.
AL CENTRO DELLO SPETTACOLO la volontà di recuperare quella speciale grazia dettata dall’ironia che attraversa tutta l’epopea: ironia intesa come filtro attraverso il quale leggere le gesta del Cavaliere della Fantasia per scoprire la dignità benefica della immaginazione. Ed è su queste linee, cadenzate come tappe di un viaggio, che si muovono Don Chisciotte e il fido Sancho Panza, in una sorta di gioioso, divertito e auspicato ritorno della fantasia al potere.
UNA SCELTA NON FACILE, quella della Zullo, e che sicuramente non sarebbe stata possibile se a dar corpo all’ironia, alla grazia, alla poesia, alla nobiltà del Cavaliere della Fantasia non ci fosse stato un’étoile come Andrè De La Roche, il grande ballerino di origine corso-vietnamita e adozione americana, che sulle note de "La follia" di Antonio Vivaldi e sulle musiche originali di Marco Schiavoni, ha dato vita ad un Don Chisciotte che, anche senza Ronzinante e senza mulini a vento, è riuscito a comunicare al pubblico tutta la purezza del suo messaggio.
André, hai interpretato un Don Chisciotte dalla coreografia davvero originale: una scelta che intendeva mettere in risalto la parte più fantastica del romanzo di Cervantes? Secondo me sì: la coreografa, che si chiama Milena Zullo, ha provato a fare una coreografia ben diversa da quella "classica", che nel suo essere sfarzosa e piena di costumi non segue il romanzo nella sua realtà. Questa coreografia invece ha seguito il romanzo, senza però dimenticare la componente dell’interpretazione personale. Il balletto infatti si chiama "Don Chisciotte, Cavaliere della Fantasia", proprio perché sulla scena c’è uno sfondo dipinto di fantasia: questa fantasia che poi crollerà sul mondo intero.
Nella tua interpretazione c’è ovviamente una forte base tecnica, ma forse in questo caso più che la tecnica in questo Don Chisciotte contava l’espressività, la comunicazione che un personaggio come questo si porta inevitabilmente dietro.
Sono contento che hai detto così: è proprio questo che cercavo, anche con i ragazzi del Balletto di Roma. La cosa più importante nella danza e in qualsiasi forma d’arte è la comunicazione: quando uno prova a raccontare una storia, sia con il mimo, che con la recitazione, o cantando, la cosa fondamentale è la comunicazione. La tecnica è una cosa che dobbiamo già avere come bagaglio: ma se l’interpretazione è solo di tecnica, didattica quasi, alla fine risulterà sicuramente una performance noiosa.
Ci sono altre date in programma per "Il Cavaliere della Fantasia"?
Sì, adesso andiamo in Puglia e poi faremo una tounée in Sicilia: Segesta, Palermo, Taormina... Dopo di che ritorneremo da queste parti e saremo a Sorrento e Cassino. Poi spero di riposarmi un po'...
Oltre al Don Chisciotte stai lavorando anche ad altri progetti attualmente?
Sì, lo scorso inverno ho curato regia e coreogafia del "Fantasma dell'opera" che andrà in scena anche quest'anno al Teatro Diana a Napoli a partire dal primo novembre: quindi quando rientrerò dalle vacanze dovrò prepararmi per questo lavoro. Altri progetti? L'insegnamento. E vivere...
