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Opinioni

Come è stato organizzato il convegno dello IASPM


Intervista a Francesco D’Amato, membro del direttivo della IASPM italiana



di Massimiliano Nespola
28/07/2005

audioAscolta l'audio dell'intervista a Francesco D'Amato


Intervista a Francesco D’Amato, responsabile per L’Università di Roma “La Sapienza” dell’organizzazione delle sei giornate della IASPM a Roma, dal 25 al 30 luglio.
Francesco, quanto tempo ti ha preso l’organizzazione di questo convegno?
Allora, grossomodo l’organizzazione del convegno è partita un anno e mezzo fa, se non due anni fa, perchè, essendo un convegno che viene fatto ogni due anni dalla IASPM, a partire dall’83, anzi dall’81, da quando è nata la IASPM, ad ogni convegno si comincia a lavorare per il successivo; quindi in realtà l’organizzazione, prendendo proprio la programmazione, il call for paper e tutto il resto, è qualcosa come due anni di lavoro. E quindi anche qui io, come referente locale, stando a Scienze della Comunicazione, ma facendo parte del direttivo della IASPM italiana, ho cominciato a lavorarci due anni fa, anche due anni e mezzo fa, prima dell’ultimo convegno di Montreal .
Quali sono gli strumenti di comunicazione cui sei maggiormente ricorso per lo smistamento di tutte le informazioni?
Internet; Internet, perché la I alla fine è una rete di docenti sparsi in tutto il mondo, che si occupano di musica, e quindi lo strumento è Internet, da tutti i punti di vista: programmazione dei contenuti, call for paper, dialogo con gli altri membri dell’esecutivo (perché è una associazone che non è localizzata ma ha cinque membri; l’esecutivo della IASPM è formato da cinque membri che si trovano in paesi diversi, si vedono una volta all’anno, quindi il tutto tramite Internet).
E quindi Internet, anche per una logica di costi. Quanto è costato in complesso l’organizzazione di questo lavoro?
È costato…qualcosa…intorno.. ai credo 30000 €[1], o anche qualcosa di più forse anche, adesso non ti so fare il calcolo preciso, però tieni presente che i costi organizzativi sono per buona parte coperti dai relatori: è un convegno che si autofinanzia, per cui chi viene a fare le relazioni si paga il viaggio, l’hotel, il catering, il pranzo qui, la stampa dei materiali. In più quest’anno, una cosa che non sempre capita, abbiamo avuto dei fondi extra dalla Provincia di Roma, dall’assessorato alle politiche culturali della Provincia di Roma, che ha messo 15000 € per rimborsare i viaggi, i relatori che vengono dai paesi a medio e a basso reddito, per consentire di venire a chi altrimenti non avrebbe potuto pagarsi il viaggio e tutto il resto.
E quanto pensi che stimoli del genere possano appunto, facendo vedere il ruolo della cultura, contribuire anche ad illuminare le politiche per il benessere collettivo?
Beh noi l’abbiamo fatto per quello, essenzialmente, l’abbiamo fatto per quello, l’abbiamo fatto anche perché poi… in questo ambito di studi…cioè: la musica in questo discorso di politiche culturali è sempre un tipo di contenuto, di linguaggio che ha un ruolo un po’ ambiguo, perché è sempre un qualche cosa a cui tutti quanti, politici e altri, si rifanno quando c’è bisogno, comunque, no, di creare eventi, di promuoversi, etc.; però è qualcosa che comunque, noi lo sappiamo, ha un trattamento ambiguo; insomma, è molto utilizzata, da un lato, ma dall’altro lato non ha ancora forse quel pieno riconoscimento di forma culturale, soprattutto per la popular music, che dovrebbe avere.


[1] Francesco ha poi precisato che la cifra è molto superiore; stando ai dati di bilancio, infatti, la spesa raggiunta ammonta in realtà a circa 55000 €.
stampastampa

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