Intervista a Jacques Geninasca. Intorno alla semiotica
Il contributo della disciplina: “ parola d’autore ”
Professore, non capita tutti i giorni di incontrare uno dei fondatori della semiotica, per questo le domande che vorrei farle sarebbero molte, ma mi limiterò a porle un unico e semplice interrogativo: che cos’è la semiotica ?
“ Le domande più semplici, sono anche le più complesse e la sua è una di queste. In poche parole mi sarà difficile argomentare una risposta chiara e completa, ma proverò a spiegarle che la semiotica è quella disciplina che trasforma chi la fa.
La disciplina, dopo gli studi di Greimas, ha preso indirizzi molto diversi, alcuni anche criticabili, che hanno come oggetto una teoria del discorso, troppo basata su una semantica e a volte poco chiara.
In realtà i testi letterari , così come gli oggetti estetici, hanno una forma propria, una specie di algebra.
Il testo è così una costruzione di termini (spaziali o temporali) che, variamente articolati, intrattengono tra loro delle relazioni diverse. Ed è da tali relazioni che si generano, tipi di discorsi diversi. Dunque, è la coerenza tra tali termini a fare del discorso una totalità significante” .
Professor Geninasca, può spiegare cosa intende per discorso?
“ Il discorso è un’organizzazione gerarchica di elementi, tra i quali esiste una relazione. Tale relazione però, per essere istituita ha bisogno di un lettore. E’ qui che interviene l’individuo, il soggetto, come instauratore del discorso. E’ lui che trasforma il testo in una totalità significante ”.
In che senso? Qual è il vero ruolo del lettore?
“ Quando noi semiotici parliamo di un oggetto testuale, ci riferiamo in realtà ad una traccia di operazioni sottese ad esso, che il lettore deve rintracciare. Non tutti i lettori però sono in grado di rintracciare tali implicazioni logiche, articolate nel testo, solo quello competente, tra essi è in grado di ricostruire la compiutezza del senso discorsivo, il suo significato. L’oggetto testuale così definito non si lascia infatti manipolare, a meno che non lo si stronchi.
Mi spiego, a meno che non si intervenga su di esso con operazioni enunciative.
E’ in questo modo che il lettore interagisce con il testo, instaurando il discorso.
Il testo dunque, sia quello letterario che di ogni altro tipo, usa il mondo per far essere il soggetto. Il lettore cambia dunque, relazionandosi con i testi. Cambia poiché ne è trasformato, nel suo essere, (la conoscenza) e nel suo fare ( le operazioni che compie sul testo). Ecco spiegato dunque l’enigma iniziale: la semiotica trasforma chi la fa ”.
Per concludere, a cosa serve la semiotica?
“ A causa delle trasformazioni che comporta nel soggetto, la semiotica aiuta a disambiguare le totalità significanti. Ovvero, essa aiuta il lettore (soggetto ricevente di un messaggio) a prendere coscienza di ciò che fa, quando interagisce con un testo e dunque con il mondo. La semiotica ci aiuta a capire lo sguardo che abbiamo sul testo e di conseguenza sul mondo, spesso modificandolo.”
Ma come si pone allora, nei confronti della sociologia?
“ Lo sguardo semiotico è anche sociale. Il dialogismo tra discorsi è un fenomeno sociale e una pratica discorsiva non può che essere una pratica sociale.
Rimando comunque, l’approfondimento di questo dialogo ad una lettura delle mie opere e mi scuso di non essere stato molto eloquente, per motivi di tempo. Ma il bello di
Convegni come questo organizzato a San Marino in questi giorni sta proprio in tale scambio di interpretazioni su tematiche così complesse”.