Incontro con Monica Guerrittore, regista e interprete di "Giovanna D'Arco"
"Ci sarà sempre una zona scura, uno scorcio, un lato che la mia finitezza non può catturare..." Friedrich Nietzsche
di Giovanni Prattichizzo
24/01/2006
Intensa e passionale attraverso i suoi molteplici ruoli, Monica Guerritore sembra avere per la seduzione un talento speciale. E riesce a dare ad ogni donna che interpreta, la sua voce, il suo corpo e la sua sensibilità.
Dopo il viaggio in tre tappe con Giancarlo Sepe (Madame Bovary, Carmen, La signora delle camelie), Monica Guerritore continua il percorso alla scoperta del mondo femminile. In veste di regista, oltre che di interprete, decide di scavare nella psicologia di Giovanna D’Arco, condannata a morte per eresia, arsa sul rogo nel 1431, proclamata santa nel 1920. Per portare in scena questa donna la Guerritore si trasforma anche fisicamente ed abbandona l’interpretazione delle figure femminili che si rapportano e dipendono continuamente dal sentimento verso “l’altro” inteso come “uomo/amante” per ispirarsi ed ispirare altre donne verso una nuova forza femminile.
L’aspetto innovativo di questo spettacolo è che Giovanna d’Arco viene raccontata attraverso la sua semplicità, la sua santità temporale e la sua cristianità carnale fino a divenire strumento di libertà per il suo popolo. "Non si vede bene che con il cuore" fa dire Saint Exupery al Piccolo Principe, "l’essenziale è invisibile agli occhi". Così come il cuore di Giovanna non aveva ragioni, ma forze. Energie e passioni che sole cambiano la realtà. Monica Guerritore rivive quel mistero luminoso e tragico, accostandosi al cuore della vocazione di Giovanna, alla sua chiamata dell'Anima che si fa azione attraverso lo spirito. Dimenticandone l'immagine tramandata, Giovanna è viva attraverso gli Atti del Processo, visionaria e poetica nei versi di Maria Luisa Spaziani, diventa la chiara intelligenza del divino incarnando nelle sue opere il mondo triplex del De Immenso di Giordano Bruno: "Dio, Natura, Uomo".
La Guerritore interpreta Giovanna d’Arco, con le sue voci, senza enfasi né retorica. Indubbiamente, ci si trova di fronte ad una prima fase di un percorso di umile avvicinamento alla pratica di questa figura, che deve essere indagata e scoperta «dall'interno». Inoltre, l'attrice racconta una Giovanna «visionaria e poetica, strumento di Dio e del divino presente in ognuno di noi», animata da un coraggio consapevole e contagioso, che vive e combatte per il popolo francese, su cui esercita un irresistibile richiamo.
La sua frenesia divina è la sua straordinaria modernità. È quella forza anarchica e rivoluzionaria che porta con sé e che comunica agli altri. Non un'esaltata, non una fanatica dunque, né un'isterica ribelle all'autorità costituita, come la vorrebbe il recente film di Luc Besson, ma un strumento di libertà per ogni popolo assediato.
La Guerritore interpretando Giovanna, rivela la sua potenza nel fondere insieme il mondo divino, quello del corpo e della mente, nella sua dimensione misteriosa e spirituale. Esplora quello che accade nel profondo della sua intimità, i percorsi, le suggestioni della pulzella d’Orleans, fino a giungere al cuore della sua vocazione, alla sua chiamata dell’Anima che rappresenta una “chiamata” non solo “divina”, ma anche civile, verso la Libertà.
Pertanto, assumono valore singolare i versi di Maria Luisa Spaziani, che diventano "la visibile intelligenza del divino", gli Atti del processo, le parole nel De Immenso di Giordano Bruno che sembrano restituirci non le Voci da lei udite, ma la Sua voce, che lei udiva "nel lato destro del giardino di suo padre" (come non pensare al lato destro della sua mente).
Altrettanto interessanti a livello interpretativo e comunicativo sono le Voci dell’Inquisizione che risuonano sulla scena, che rappresenta mente e cuore della protagonista, e le Musiche, in cui i "Carmina Burana" di Orff, l’adagio per archi di Barber sono affiancati ai Queen e Tom Waits. Una commistione che crea quella risonanza emotiva che è l’accordo culminante tra l’eroina e lo spettatore e permette di accompagnare Giovanna alla sua morte senza rimanerne distanti.
Ma la Guerritore restituisce attualità al personaggio di Giovanna d’Arco, affiancandola alle figure di Che Guevara, di Jan Palach, accompagnandola alle immagini della cronaca di quel giovane cinese che a piazza Tien An Men ferma col suo corpo un carro armato e alle sembianze di uomini e donne ricchi di quella forza che viene dall’istinto di libertà. I fotogrammi di Dreyer, così lontani, diventano presenti e giudicanti, il sogno di Martin Luther King testimonia come si levino alte in ogni tempo le voci contro il Potere.
E così, in un’ora di spettacolo, quel loro coraggio al servizio di un ideale irrinunciabile si posa nel cuore di interprete della Guerritore e in quello degli spettatori. E restituisce forza e speranza.