
Diciotto milioni di euro d'incasso: un successo straordinario per l'ultimo film di Carlo Verdone “Il mio miglior nemico”: storia delicata ma scoppiettante di un “confronto-scontro” generazionale e sociale tra un top manager rampante, Achille De Bellis, interpretato da Verdone, e un ventenne squattrinato e a dir poco vendicativo, Orfeo, alias Silvio Muccino.
Dopo il film di Gianni Veronesi “Manuale d'amore” gli inseparabili Verdone-Muccino colpiscono ancora. E anche se il paragone con la coppia Sordi-Verdone appare quasi d'obbligo è lo stesso regista a stroncare ogni minimo tentativo di confronto.
Abbiamo incontrato Verdone, il 16 maggio, durante la serata dedicata al tema dei rapporti intergenerazionali che si è tenuta nell'Aula Magna del Rettorato, nell'ambito della rassegna “Sapienza Cinema”, in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Comunicazione. Ospite d'onore, insieme al regista romano, Aurelio De Laurentiis, presidente della Filmauro. Parterre delle grandi occasioni, con il Rettore prof. Renato Guarini, il preside Mario Morcellini, il giornalista e docente Andrea Piersanti. A scaldare gli animi la vis polemica del giornalista Pierluigi Diaco e le confidenze post adolescenziali di Chiara Gamberale, scrittrice e autrice radiofonica. Prima del dibattito e della proiezione del film, ecco cosa ci ha raccontato Carlo Verdone.
“Il mio miglior nemico” è un film sul conflitto intergenerazionale: la mente non può che andare ad un altro film sul confronto padre-figlio “In viaggio con papà” di Alberto Sordi. C'è un legame tra le due commedie? Ha ritrovato qualcosa del rapporto Sordi Verdone nel rapporto Verdone Muccino?
Non c'è nessun legame tra i due film. Sono completamente diversi tra loro. In “In viaggio con papà” ero Cristiano, un ragazzo timido e anche un po' ritardato che tenta di rovinare la vacanza di suo padre che aveva l'amante. E' un film del 1982 che rimane sul superficiale, non scandaglia il rapporto padre-figlio, sembra più una commedia degli anni 60 che degli anni 80. Orfeo, alias Silvio Muccino, invece nel “il mio miglior nemico” non è mio figlio e fa di tutto per distruggermi letteralmente la vita. Una vita borghese, quella di Achille De Bellis, (il personaggio che Verdone interpreta nel film, ndr) fatta di ipocrisia, di falsi valori, di bugie, di alibi e solitudine.
Una domanda personale: suo padre Mario Verdone è un importante critico teatrale, scrittore, storico e studioso del cinema. Il vostro è un rapporto tra migliori amici o migliori nemici?
Assolutamente migliori amici. Non potrebbe che essere così. L'ambiente familiare è stato per me molto stimolante. Sono stato molto fortunato, ho avuto genitori molto spiritosi. Ho avuto un padre intellettuale ma anche molto ironico.
Il suo ultimo film racchiude stili e toni molto differenti tra loro. E' un film drammatico, a tratti malinconico, ma non mancano sferzate di comicità e gag classiche della commedia all' italiana...
E' stata la presenza di stili cosi diversi tra loro a decretare, secondo me, lo straordinario successo de “Il mio miglior nemico”. Credo che al pubblico sia piaciuto questo mix, che si è rivelato riuscitissimo, tra commedia, comicità, dramma e malinconia. Il risultato è un film delicato. La malinconia, poi, permea sempre tutti i miei film, è un mio tratto predominante. In quest'ultimo lavoro era molto più presente in una prima stesura, poi ho optato per un film più brillante. Molti dei momenti comici del film, poi, sono accaduti realmente a casa mia durante la fase di sceneggiatura a quattro mani con Muccino!
Cosa ci riserverà Verdone in futuro?
La decima edizione del “Terra Siena Film Festival”, di cui sono direttore artistico, quest'anno celebrerà con dieci film le figure femminili del cinema. Più precisamente dedicheremo la rassegna alla figura della donna nella commedia tra il 1968 e il 1988. Sarà d'accordo con me che è stato un ventennio straordinariamente ricco di novità sul versante della rappresentazione femminile. L'appuntamento è verso la fine di settembre.
