
"E' impressionante, nemmeno a Londra sarebbe venuta così tanta gente di mercoledì. L'Italia è davvero fantastica!"
"Non è detto che con i Prodigy sia finita. Siamo ancora grandi amici, e quindi tutto può ancora succedere..."
Ascolta l'audio dell'intervista al dj dei Prodigy
Prodigy : un nome che non ha bisogno di presentazioni, come non ha bisogno di presentazioni Leeroy Thornhill, il dj della band che ha messo a soqquadro tutta la scena musicale degli anni '90 con il suo radicale incrocio di dance e punk, partendo dai primi rave pionieristici fino ad arrivare alle charts più generaliste.
E tutto senza mai perdere un briciolo di spigolosità.
Con i suoi dj set Leeroy, ha suonato dappertutto: Regno Unito, Irlanda, Grecia, Germania, Spagna, Italia, oltre ad aver aperto i concerti di Finlay Quay e dei Primal Scream.
Nel 2003 è apparso in party come l'Airtight, Tribal Sessions, Ascenscion , V 2003, Centro 360 a Singapore, e all’Eden a Ibiza dove è poi tornato per . Senza contare le 8 date in Australia nel mese di dicembre.
Ha remixato e prodotto pezzi musicali con grandi artisti come Moby, David Gray, Lee Scratch Perry, Dr. Doom, ed il suo stile può attualmente definirsi come un mix di breaks, old skool ed electro conosciuta come "Miami Bass".
Ospite della one-night di gennaio organizzata da Firewater al Brancaleone, Mr. Leeroy ha deliziato tutti con un dj set in puro stile Prodigy, nonostante da qualche anno stia portando avanti delle interessantissime esperienze da solista, come l’ultimo album “Flightcrank" .
Veramente impossibile rimanere fermi quando dalle mani di Leeroy partono dischi come “Smack my Bitch Up” o “Firestarter”, ed in effetti il Brancaleone era una dancehall infuocata: e così partiamo proprio da qui per la nostra intervista…
Leeroy, com’è andata quest’esperienza qui a Roma?
Excellent! E’ incredibile che di mercoledì ci fosse così tanta gente! A Londra non ci sarebbe mai stato niente del genere, non sarebbe mai uscita così tanta gente di mercoledì…. Sono venuto in Italia diverse volte sia quest’anno che l’anno scorso, ed ogni volta è sempre meglio!
Ascoltando il tuo dj set è evidente che i Prodigy non sono un capitolo chiuso, anche se attualmente non suoni più con loro. Quanto è stata importante quell’esperienza, adesso che ti si può considerare un solista?
I Prodigy sono una parte importantissima della mia carriera, e con loro i rapporti non si sono affatto deteriorati. Continuerò sempre a suonare la loro musica nei club, perché anche se i Prodigy non sarebbero mai venuti in un club come questo per esigenze di spazio e di spettacolo, non dimentichiamo che la musica dei Prodigy è soprattutto club music, musica da club”.
Sarà possibile rivederti un giorno insieme ai Prodigy?
In Inghilterra sono stato con loro in tour, a Dicembre, ed in uno degli ultimi concerti mi volevano sul palco per l’ultimo pezzo. Così hanno iniziato a cercarmi per tutto il backstage: ma io ero al bagno, non sapevo che volessero farmi questa sorpresa… Alla fine mi sono venuti tutti vicino urlando “Ma dov’eri?” A parte tutto questo, chi lo sa… Siamo ancora amici, e quindi tutto può succedere…
Quando tornerai di nuovo in Italia?
Cerco di tornare in Italia il più possibile, adoro l’Italia: se tra i miei giocattoli potessi avere una macchina che mi permettesse di andare quando voglio in qualsiasi parte del mondo, verrei sempre a Roma. Adoro Roma per la sua storia, per la sua gente… Mi piace molto tutta l’Europa, ma credo che l’Italia sia uno dei posti dove mi piacerebbe davvero vivere, stabilirmi. E ti assicuro che non ce ne sono molti di posti così nel mondo…
L’Italia ti piace davvero tanto… Pensi lo stesso anche della nostra scena musicale per quanto concerne l’house e l’elettronica? Non pensi che forse siamo indietro rispetto ad altri paesi europei come la Francia o la Germania?
No, non credo: in Italia c’era un’ottima musica house quando ancora negli altri paesi europei nemmeno si parlava di house. Con i Prodigy siamo venuti in Italia nel 1991, l’Italia è stato uno dei primi posti in cui siamo andati in tour, e già si parlava di house.
Poi non saremmo più tornati in Italia fino al 1997, ma quando tornammo c’era ancora e soprattutto house: tutti più importanti club italiani suonavano house molto prima che i club inglesi iniziassero a suonare house. Non è da poco… E’ anche vero che ultimamente le cose sono un po’ cambiate, è normale che la gente cerchi qualcosa di nuovo adesso.
Firewater con Leeroy Thornhill ha regalato a tutti coloro che erano al Brancaleone una serata davvero imperdibile. Peccato che non tutti abbiano potuto vedere il Dj dei Prodigy che alla fine dell’intervista cantava “Quando quando quando” e provava a parlare italiano: ma, si sa, scene come queste sono un privilegio per pochi...
