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Opinioni

Pierluigi Magnaschi: "la grande stampa quotidiana regge il confronto con l’estero"


Una fotografia del panorama dei quotidiani, con un occhio al ruolo contemporaneo delle agenzie



di Massimiliano Nespola
19/01/2005


Pierluigi Magnaschi, 59 anni, laureato in Agraria all’università di Piacenza, è da sei anni direttore dell’ANSA.  Conosciuto nell’ambiente come risanatore e inventore di giornali, prima in coppia con Guglielmo Zucconi a “Tempo Illustrato”, “La Discussione” e “Il Giorno”, poi una medaglia al valore  con “Mf” e “Italia Oggi”. Una sua dichiarazione: “Quando con Paolo Panerai dichiarammo guerra al “Sole 24 Ore” assomigliavamo all’esercito di S. Marino in una eventuale sfida agli Stati Uniti. Ma dopo 10 anni avevamo la leadership nel settore finanza”.

Come è cambiato il ruolo dell’agenzia di stampa nel corso dell’ultimo quindicennio?

L’agenzia di stampa anticipa le modifiche che avvengono nel mondo dei media. Quindici anni fa l’ANSA era essenzialmente una fonte di notizie scritte. Oggi lo rimane, ma diventa anche agenzia di notizie filmate, quindi televisive, fotografiche, infografiche. Tutta una serie di accorgimenti, arricchimenti, approfondimenti che rendono la nostra offerta informativa la più ampia e la più utilizzabile possibile.

Come giudica questo passaggio nel mondo del giornalismo? È possibile ipotizzare una maggiore centralità dell’agenzia nella produzione di notizie?

Il mondo è diventato sempre più piccolo. Ad esempio, le ultime elezioni tedesche sono state trattate dai giornali italiani con 4, 5 pagine di notizie; dieci anni fa sarebbero state trattate con due articoli di due o tre colonne. Ciò vuol dire che il mondo si è avvicinato a noi. La Cina, abbassando i prezzi, fa saltare le nostre fabbriche. La necessità di avere un’informazione quotidiana costantemente aggiornata da tutto il mondo presuppone un network di agenzie capillare. L’ANSA svolge questa funzione. È di proprietà dei proprietari dei quotidiani italiani e quindi è uno strumento a favore di questa tipo di media che nel frattempo si sono fermati.

Potrebbe spendere due parole su ANSA Mediterraneo, un’iniziativa innovativa nella differenziazione del mercato?
ANSA Mediterraneo parte dal riconoscimento del ruolo importante di un’area del mondo importantissima economicamente ma anche culturalmente. I destini di pace e di guerra si svolgono in quest’area.  È sottovalutata dai network internazionali e anche da quello italiano. Ad esempio, tutti i paesi della penisola balcanica si trovano nei titoli di apertura dei giornali solo quando si sparavano. Hanno smesso di spararsi, e hanno smesso di essere sui media. Dell’Algeria lei sentirà parlare solo quando ci sono almeno venti sgozzati, mai meno di venti! Quindi questa non è un’area dove ci sono solo problemi, ma anche iniziativa economica e culturale. ANSA Mediterraneo vuole accendere i riflettori su quest’area in senso positivo, parlando delle guerre, dei conflitti, ma anche dell’innovazione, della cultura che vi si svolge a beneficio degli altri paesi del mondo ma anche dei paesi stessi di quest’area. Oggi noi facciamo una grande semplificazione quando parliamo dei paesi arabi. Quelli che vivono in Marocco sanno pochissimo delle cose che succedono in Egitto e viceversa. Ecco, una grande agenzia transnazionale, che si occupa delle cose che succedono in questi paesi collaborando le loro agenzie. Permette di mettere in circolazione informazioni. Ogni parola in più, è una pallottola in meno.

Quindi lei fa sottilmente una critica al lavoro di una certa stampa. Lei che consiglio dà ai giornali sclerotizzati su alcuni valori notizia?

I giornali, in generale i media, seguono i gusti del pubblico entro certi limiti. Montanelli diceva che i lettori dicono con la bocca ciò che non vorrebbero mai leggere con gli occhi. Cioè: tutti i lettori dei giornali vorrebbero giornali sereni e senza conflitti. In America un esperimento simile è stato tentato ed è fallito, perché la vita quotidiana prevede di queste complicazioni. L’importante è che ci siano anche le parti propositive. Se lei mi avesse chiesto vent’anni fa se la stampa italiana reggeva il confronto con quella internazionale, io le avrei risposto negativamente. Oggi, i grandi giornali italiani sono nelle prime posizioni: battono i francesi, reggono il confronto con i migliori inglesi. Non reggono il confronto con i grandi americani, perché giornali come il New York Times, Il Washington Post, il Los Angeles Time dispongono di mezzi di gran lunga superiori. Ma la grande editoria quotidiana sta vivendo un momento di effervescenza di cui essere orgogliosi.

stampastampa

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