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MediaZone è un progetto della Facoltà di Scienze della Comunicazione e del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
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Opinioni

E ora si parla di digitale. Su E-tv


Intervista a Marco Camisani Calzolari: "La cultura digitale in Italia non esiste. O quasi"


di Alessandro Vona
17/10/2005


MARCO CAMISANI CALZOLARI ci racconta il digitale e lo fa con //DigiTalk, il primo talkshow sulle tecnologie digitali del quale è anche conduttore e  Digiweek la prima rassegna stampa sul mondo del digitale, due sue idee innovative in onda su E-TV. Da agosto a settembre ha condotto inoltre "Interviste con il Ministro", una serie di incontri con il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca.

Autore di altri programmi Tv, come Ultima Razzia su Rete4 condotto da Patrizio Roversi e Syusy Blady nel 2004/2005. Conduttore anche di “Mister Web” andato in onda da settembre 2001 a gennaio 2002 su LA7 e di altri programmi tra tv e radio.

E' Consigliere di Assodigitale l’Associazione Italiana Operatori Media Digitali, ed è Membro dell'associazione internazionale “Mensa. Mente creativa e di formazione teconlogico-comunicativa è stato consulente per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la comunicazione del sito Internet. Ha progettato la parte multimediale della Mostra “Il Grande Cantiere Italia” presso la Fiera di Verona.

Ideatore di molti siti Italiani, con MTV, è stato vincitore del premio annuale de Il Sole 24 ore per il miglior sito web. Ha ideato anche il web site di Radio 105, Radio Montecarlo, Radio Capital, e di altri programmi di Radio Rai. E' sua l'idea di dare voce ai siti Internet che nel 2003 diventa Speakage. Sempre nello stesso anno ha pubblicato"Metamondo", il manifesto per le libertà digitali, dal quale nel 2004 è nato Metamondo (Il Blog).

La sua capacità comunicativa, sorretta da una ottima conoscenza tecnologica, gli è stata riconosciuta dal Centro Studi Comunicazione Cogno di Roma che gli ha conferito il Premio "Eccellenza Nella Comunicazione".
Mediazone lo ha intervistato.

Con quale metafora lei spiegherebbe il mondo digitale ad un bambino?

Sono papà da un anno e mezzo, ancora troppo piccolo per provarci davvero. Tuttavia rimane impareggiabile la famosa metafora di Nicholas Negroponte sul rapporto tra atomi e bit.

DigiTalk e Digiweek sono due originali idee per raccontare il digitale, ma quanto, oggi in Italia, il digitale ha bisogno di essere raccontato?

Molto. La cultura digitale in Italia non esiste o quasi. Non è sufficiente essere il primo paese per numero di telefoni cellulari o per numero di smartcard della pubblica amministrazione per poterci definire culturalmente preparati alla grande trasformazione in corso.
Cadiamo vittime di phishing come bimbi spaesati, non distinguiamo un’immagine da un dialer, e ci facciamo raccontare dal tecnico di turno, incapace di aggiustarci il PC che è tutta colpa dei virus.
Serve perciò più consapevolezza. Digitalk e Digiweek non hanno la presunzione di colmare il divario culturale tra cittadini e digitale, ma cercano di dare il loro piccolo contributo con responsabilità e professionalità.

Che importanza dà ad un blog e perché www.digitalk.tv lo è?

Per più di un anno ho gestito un blog, poi ho dovuto rinunciarvi per mancanza di tempo. Ho scoperto il mondo dei blogger, filantropi digitali, sempre pronti a darti una mano. Gente che ha una gran voglia di comunicare e i blog sono il loro mezzo.
La grande novità in termini mediatici sta nell’organizzazione dei contenuti divisi in singoli post (messaggi / articoli), pubblicati nel tempo e raggiungibili presso un indirizzo (url) univoco. Inoltre i contenuti si possono consultare anche via RSS, senza perciò dover entrare nel ‘sito’. Sotto il punto di vista della comunicazione, digitalk.tv è un blog perché utilizziamo un linguaggio ‘aperto’, raccontiamo i retroscena a volte con post poco istutizionali.

Parlando di informazione online, pensa che internet possa, in un futuro non troppo lontano, assorbire definitivamente tutte le forme mediatiche? Oppure ci sarà sempre una “rimediazione reciproca ed educata” tra i media , che vada a disegnare una curva di flusso e riflusso tra nuovi e vecchi modi di fare informazione?

Questa è una domanda da guru. Da qualche anno, con la maturità, ho lasciato l’albo. Scherzi a parte, la ‘rimediazione’ e le contaminazioni contraddistingueranno i prossimi anni. La TV è e sarà incanalata nel protocollo IP. Internet è solo un’infrastruttura, mentre il TCP/IP può vivere anche senza Internet. Sembra una contraddizione o un sofismo tecnocratico, ma è sufficiente gettare un po’ di fantasia verso le possibili forme di alchimie mediatiche conseguenti alla futura liberalizzazione delle frequenze wi-fi anche al privato cittadino, per vedere un pezzo di futuro (Il decreto Landolfi come molti sanno non liberalizza completamente le frequenze). Che senso avrà parlare di Internet e di globalizzazione quando ci saranno reti senza fili di quartiere e sobborghi dell’informazione?

La Televisione cerca di diventare interattiva, ma il telespettatore italiano, oggi come oggi, sa interagire con la tv?

No, non lo sa fare. Non solo. Nemmeno chi progetta i nuovi canali sa ancora bene cosa significhi interagire con il televisore. Interagire sul web significa scrivere, modificare, inviare, disegnare, etc. L’interattività in TV è una sottospecie d’interazione. Scegliere tra questo o quello non è paragonabile agli strumenti messi a disposizione dal web.
In realtà tutti sanno che rendere interattiva la tv di casa avrà scarse probabilità di successo. Per almeno due motivi. Uno di carattere tecnico: la risoluzione della TV tradizionale rende difficile la visualizzazione dei testi e gli spazi sono molto ristretti. L’altro di carattere sociopsicologico: nessuno ha voglia di interagire con il proprio televisore.

Uno Puntozero è il suo nome di battaglia ormai da molti anni, uno pseudonimo che richiama, oltre all’unità minima dell’informazione digitale, anche la prima versione di ogni software (1.0). In questo evolvere frenetico della tecnologia e della comunicazione, pensa che anche il suo software avrà bisogno prima o poi di una nuova versione o basterà un aggiornamento?

Da ragazzi quasi tutti abbiamo avuto un soprannome, una buona dose di egocentrismo e qualche capello lungo. Il mio era Uno Puntozero. L’ego era tanto e i capelli molto lunghi. Non avevo una moto ma saldatori, computer e libri sui linguaggi di programmazione.
Oggi a 36 anni sono meno egoriferito, ho i capelli corti, un figlio di 1 anno e mezzo ma ho sempre una stanza piena di libri, pc e saldatori.
Sono felice. Tutti i programmatori sanno che non si deve mai aggiornare un software che funziona.
stampastampa

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