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Opinioni

Mario Giordano: "L'interattività rappresenta il futuro. Anche nell'informazione"


Legge Gasparri, Current, Videofonini: ecco come la pensa il direttore di Studio Aperto sul futuro dell'informazione


di Glauco Di Mambro
25/07/2005

video"E' in atto una rivoluzione: tra poco quello che c'è oggi nell'informazione sembrerà il mesozoico"

audioAscolta l'audio dell'intervista a Mario Giordano


SIAMO FRITTI”: questo il titolo dell’ultima pubblicazione di Mario Giordano, direttore di Studio Aperto  ed ospite a Formia di “Libri sulla Cresta dell’onda”, la manifestazione letteraria organizzata come ogni anno dalla libreria Tuttilibri di Enza e Riccardo Campino.
Già dal sottotitolo, “Truffe, inganni e altri veleni nel piatto”, è fin troppo chiaro come la pensi l’autore sulla questione: ed infatti il libro è una vera e propria inchiesta feroce sul mondo enogastronomico.

Quella del mangiare (e bere) bene e naturale è l'ultima grande moda che piace a tutti, uomini e donne, giovani e vecchi, di destra e sinistra. Ma, sostiene Giordano, c'è qualcuno che usa la nostra (giusta) passione per il cibo per truffarci. Da qui l’avversione per una cucina che diventa sempre più spettacolo: si moltiplicano game show quotidiani, reality show, riviste enogastronomiche, libri di cucina e guide su cuochi e ristoranti. Per non parlare della crescita esponenziale di riconoscimenti di qualità, marchi di garanzia, timbri ufficiali. Il tutto, secondo Giordano, con fini tutt’altro che nobili.

Anche se “Siamo Fritti”, edito da Mondadori, è stato l’argomento principale della serata con Mario Giordano, non sono mancate da parte del pubblico molte domande inerenti alle veste forse più conosciuta del giornalista, e  cioè quella di direttore di Studio Aperto: e nemmeno noi ci siamo lasciati sfuggire l’occasione per discutere di informazione con uno dei protagonisti del panorama giornalistico italiano, partendo dalle nuove tecnologie e dal ruolo del pubblico in uno scenario che vede il fruitore sempre più parte attiva del processo comunicativo.

Direttore, rispondendo alle domande della platea lei ha accennato ai nuovi scenari dell’informazione, auspicando una maggiore interattività da parte del pubblico. Pensa che con la rivoluzione che porterà il Digitale Terrestre, che a norma di legge dovrebbe entrare in vigore tra pochi mesi, l’effettiva realizzazione di questi scenari sia più probabile?
Assolutamente sì: sono convinto che siamo alla vigilia di un grandissimo cambiamento, anche nel modo di comunicare. Credo che la televisione digitale, senza dimenticare i nuovi strumenti come i videotelefonini, fenomeno sempre più rilevante, possano dare e portare sempre più verso una comunicazione che non sia più solo da una parte all’altra.
Non ci sarà più uno che trasmette e l’altro che guarda, ma si andrà sempre più verso l’interattività, in una situazione dove il pubblico, come già sta avvenendo, sarà sempre più protagonista dell’informazione. Come questo avverrà, in che forme, in che modi e in che tempi, non lo so: ma sul fatto che avverrà non ho praticamente alcun dubbio.

Riguardo ad nuovo modo interattivo di fare informazione, un modo che vede il pubblico passare da fruitore passivo a produttore della comunicazione, una delle esperienze più importanti adesso è forse quella che in America sta portando avanti Al Gore con Current. Crede che un progetto di questo tipo possa essere riproposto in Italia o forse è ancora troppo presto?
Credo che soprattutto negli ultimi anni l’esperienza ci abbia insegnato che le strade della tecnologia  spesso sono strane: non si riesce ad imporre dei modelli facilmente, quindi non so se sia possibile importare un modello già esistente. Forse è più probabile che nascano modelli nuovi, fenomeni diversi: sicuramente la strada dell’interattività e del rapporto biunivoco è quella che sarà percorsa. Non so se da noi succederà lo stesso che in America, e non so se l’esperienza di Current avrà successo e sarà esportata: però sono sicuro che bisogna tenere un’antenna alzata e orientata verso questo mondo che va seguito con particolare attenzione perché è proprio da lì che stanno nascendo grandi cambiamenti.

Tornando alla Legge Gasparri, il Presidente della Repubblica Ciampi ha espresso non poche perplessità, oltre che sul modo in cui viene affrontata la questione del Digitale Terrestre, anche sulla preoccupante anomalia con cui ci troviamo a convivere in Italia per quanto concerne il problema della concentrazione del cosiddetto Sic, Sistema Integrato delle Comunicazioni: sistema che tra l’altro è stato messo a punto e definito dalla stessa Legge Gasparri. Qual è la sua opinione riguardo ad una situazione che è da ritenere perlomeno anomala nel panorama europeo delle comunicazioni?
Penso che proprio le cose di cui stiamo parlando cambieranno totalmente lo scenario, per cui i problemi relativi alla concentrazione o meno del Sistema Integrato delle Comunicazioni sono  sostanzialmente vecchi.
La Gasparri, infatti, con tutti i difetti che una legge può avere, ha aperto le porte al Digitale Terrestre e ad un cambiamento, anzi ad una vera e propria rivoluzione, che ci farà sembrare tutte le discussioni che abbiamo fatto negli ultimi anni  su 6 canali  o cose del genere come archeologia, come il mesozoico dell’informazione. Questo perchè andremo invece verso un mondo del tutto nuovo, dove i canali saranno moltissimi e dove ci saranno spazi per tutti non solo per comunicare in ogni direzione, ma addirittura per arrivare a quella comunicazione interattiva che è il futuro: è questa secondo me la strada che si sta percorrendo e che si deve assolutamente continuare a percorrere, magari evitando un po’ di aprire liti sul passato e sulle vecchie piazze mediatiche, e anzi guardando con più serenità e meno partito preso le possibilità e i nuovi scenari che si stanno per aprire.

Studio Aperto si è sempre fatto portatore di un modo particolare di trattare le informazioni, ed è stato definito il Tg più “giovane” delle reti Mediaset e del panorama italiano in generale. Continuerà su questa strada?
Attualmente la linea editoriale di Studio Aperto è quella di seguire i giovani, cosa che significa cambiare continuamente senza mai fermarsi. Il telegiornale è già di per sé un’invenzione che si deve rinnovare di giorno in giorno, ed a maggior ragione lo è un telegiornale su una rete giovane che deve rivolgersi ad un pubblico giovane. E faccio presente a questo proposito che in un momento in cui i giovani si allontanano complessivamente dall’informazione Studio Aperto recupera pubblico proprio in questa fascia. Una ricerca uscita proprio oggi, nella metà di luglio, dimostra come siamo l’unico telegiornale in crescita nella fascia dei giovani: è quindi inevitabile che un telegiornale con un attenzione particolare a questo mondo cerchi continuamente di rinnovarsi  e di seguire sempre tutto quello che succede. Mai sedersi su quello che si è fatto.
Il direttore di rete di Italia 1 ripete sempre che chi fa Italia 1 e chi lavora su Italia 1 non solo ha il diritto di sbagliare, ma ha il dovere di sbagliare perché per essere un passo avanti agli altri bisogna correre dei rischi. L’essere quindi attenti ad un certo tipo di notizie, l’essere sperimentali, l’essere all’avanguardia, certe volte significa anche sbagliare.
Se uno fa il pastone di politica non sbaglia mai perchè ci sono delle regole e dei criteri oramai sedimentati da cinquant’anni, per cui il pastone di politica si farà sempre in quel modo.
Se uno cerca invece delle strade nuove evidentemente fa anche degli errori, ma ha appunto il pregio di percorre strade nuove e soprattutto evita la fuga dei giovani e getta un ponte verso generazioni che altrimenti non guarderebbero nessun tipo di informazione.
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