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Opinioni

Oliviero Beha: "In Italia l'informazione mezzo dei poteri forti"


Intervista al giornalista "scomodo", al servizio solo del pubblico


di Nello Trocchia
18/10/2005




IL SUO ultimo libro ha un titolo emblematico: “Crescete e prostituitevi”. Oliviero Beha: giornalista, scrittore,   fuori dai circuiti mediatici ufficiali, inseguito dalla “mordacchia” del potere,  ha trovato nella rete e nelle pubblicazioni il suo spazio privilegiato di espressione. Dal 1976 al 1985 è a Repubblica, come inviato dove si occupa di sport e società. Firma per la Rai inchieste e speciali televisivi in Italia e all'estero. Nell'aprile 1992 dà vita a "Radio Zorro", il programma di servizio di RadioRai più premiato negli ultimi anni. Al successo radiofonico, che lo accredita come uno dei giornalisti più noti ed autorevoli nel panorama italiano della comunicazione, si lega quello televisivo: "Video Zorro”. Ha vinto ad ottobre 2001 il prestigioso premio Guidarello per il giornalismo d'autore per la radiofonia.Mediazone ha incontrato il noto giornalista per parlare di informazione, libertà e censura.

Oliviero Beha lei è definito un giornalista scomodo, ma in realtà chi è il giornalista scomodo?

Da troppi anni sono inseguito da questa definizione. Bisognerebbe chiedere a chi mi assegna questa etichetta cosa significa giornalista scomodo. A me sembra che definire una, due o tre persone come “ scomodi” significa , in fondo, definire  comodi tutti gli altri. Si è scomodi  perché non si può usare un termine contundente, deciso, forte come inaffidabile specie se rivolto al potere politico

Lei ha subito censure sia dai governi di centro-destra che di centro-sinistra, ma allora possiamo dire che il discorso di Sofia del premier non era così sconvolgente?

Possiamo dire che di solito si parla del trio del diktat bulgaro, non si parla mai degli altri. Ho subito tutto, ma mantengo un mio tratto distintivo : non sono un giornalista vicino all’uno o all’atro schieramento. Rifuggo l’idea di mettere il mio lavoro a disposizione di qualcuno se non dei telespettatori e del pubblico.

Nella società dell’informazione è reale il rischio che con l’aumento del flusso di notizie ci sia un generale svuotamento dei contenuti?

 La notizia ha perso il suo ruolo, l’informazione è diventata un mezzo e non un fine verso cui tendere, un mezzo in mano ai poteri forti. Sembra che il passaggio delle notizie sia strettamente legato alla convenienza di alcuni e non al generale interesse del pubblico. Il giornalista che cerca le notizie sembra un miraggio, si è diffusa una tendenza a trasformarsi in uffici stampa difendendo gli interessi di pochi, smarrendo la via maestra che dovrebbe essere quella di informare.

Il suo ultimo libro Crescete e prostituitevi  è un monito per le future generazioni di giornalisti?

Questo è un monito per una società che sembra fondata sulla prostituzione, sul dileggio della dignità umana, della decenza, del rispetto personale.

In un periodo di libertà vigilata, soprattutto in tv, molti hanno deciso di puntare sul blog, da Beppe Grillo fino a Daniele  Luttazzi, il suo behablog.it come nasce?

Nasce molto prima di tanti altri. Il sito olivierobeha.it raccoglie articoli, notizie e promozioni dei miei libri. Behablog.it, invece, è un sito di servizio, come io lo concepisco, al servizio dei cittadini, raccogliendo denuncie esigenze, domande,segnalazioni di ogni genere.

Nel suo primo romanzo Sono stato io ha raccontato la storia di un giornalista in procinto di realizzare un attentato è la realtà che supera la fantasia o il contrario?

Le due cose insieme. Dopo il mio libro ci sono state altre pubblicazioni che parlavano chiaramente di un attentato a Berlusconi. Il mio è un attentato metaforico , paragonabile alla vicenda di Edipo. Una vicenda che si può leggere sia come una rissa autostradale ante litteram, sia nel rapporto figlio-genitore,con il figlio che ha bisogno di liberarsi della presenza paterna. Il nostro paese ha bisogno di liberarsi di Berlusconi come anomalia che da ormai 10 anni ha trasformato la politica in un derby calcistico. 

Il Presidente della Repubblica ha invitato la categoria dei giornalisti a tenere la schiena ben dritta, è un monito che fa proseliti nel nostro paese?

Mi piacerebbe, ma temo che sia più un discorso ortopedico che etico.
stampastampa

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