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Opinioni

Usa. La concentrazione dei media che fa male alla democrazia


Elezioni Americane. Intervista con Peter Phillips di ''Project Censored''



di Arturo Di Corinto
18/10/2004


Peter Phillips è professore di sociologia alla Sonoma state University in
California. Da tempo dirige Project Censored, un gruppo di ricerca che da 27
anni si propone di ''promuovere il giornalismo indipendente''. A questo
scopo il gruppo ha realizzato molti materiali che denunciano le storture del
sistema dei media, successivamente raccolti sotto forma di ''rapporti''. Il
report del 2003 è stato pubblicato in Italia dalla casa editrice Nuovi Mondi
Media con un titolo significativo: ''Censura. Le notizie più censurate del
2003'' pp.347 € 18.50). A partire dalla tesi contenute in questo  lavoro
l'abbiamo intervistato sul rapporto fra politica e media negli States.


Sul vostro sito c'è scritto: "La nostra missione è di educare i cittadini al
ruolo del giornalismo indipendente in una società  democratica e di
raccontare le notizie che non fanno notizia e perchè''. Che significa?

Il primo emendamento della Costituzione americana che garantisce la libertà
di stampa fu stabilito per massimizzare la conoscenza dei cittadini su temi
critici per la società  in cui vivono. Ai padri fondatori era chiaro che la
Democrazia poteva essere conservata solo grazie a un elettorato informato.
Oggi i quotidiani, insieme ai tre maggiori network televisivi ABC, CBS, NBC,
e poi la CNN, MSNBC e la Fox, sono le principali fonti di informazione per
la maggior parte degli americani, però i fatti del giorno, come pure i
programmi di intrattenimento di queste ''imprese'' sono prevalentemente gli
stessi. Questa concentrazione delle fonti di accesso alla notizia lascia gli
americani senza parametri critici e opinioni conflittuali.

Si spieghi meglio...

Negli Usa le questioni più rilevanti, quelle che impattano la maggior parte
del paese restano perlopiù ignorate dai media. Ad esempio: perchè 45 milioni
di americani non hanno l'assistenza sanitaria? Perchè la povertà  aumenta?
Quali sono le vere ragioni - a parte il petrolio - per l'invasione e
l'occupazione di Iraq e Afghanistan? Dopo le elezioni sarà  ripristinata la
leva obbligatoria? Qual è la verità  che si cela dietro il riscaldamento
globale e i cambiamenti climatici? Perchè il reddito di disoccupazione è
solo il 60% di quello del 1968? Chi è il proprietario delle macchine
elettorali elettroniche?

Ci sta dicendo che quello dell'informazione in un paese democratico come
sono gli Usa è un sistema ''blindato''. Ma come influenza la società  e la
politica americane?

Ognuna delle questioni che dicevo, e molte altre ancora, influenzano
direttamente ogni americano e la sua personale motivazione a partecipare al
processo democratico. I media scelgono di non affrontare quelle questioni e
ci tengono occupati con omicidi di gente famosa, coi processi di Michael
Jackson e le presunte minacce di attentati terroristici.
Evitando gli argomenti rilevanti per la vita degli americani le imprese
multinazionali dei media stanno indebolendo la democrazia negli Usa. Più
della metà  degli aventi diritto già  non vota più. La maggior parte degli
astensionisti ritiene infatti che il loro voto conti molto poco. Perciò non
fanno lo sforzo di distinguere fra candidati circa i temi più importanti. E
i media ''mainstream'' non lo fanno per loro. Così accade che gli
astensionisti vedono poca differenza fra i due partiti maggiori e tendono a
ritenere che votare sia una perdita di tempo.
La politica dei media che punta a massimizzare i profitti svaluta la
funzione pubblica di una stampa libera tagliando i costi e aumentando i
contenuti di intrattenimento. Tutto questo produce un elettorato passivo che
trova poche ragioni per lasciarsi coinvolgere, non solo come elettori ma
anche come attivisti politici.

Allora ci dobbiamo rassegnare?

No, dobbiamo chiederci Cosa possiamo fare noi per promuovere un'ampia
riforma dei media e ampliare la partecipazione democratica. I consiglieri
della lobby mediatica all'interno dell'amministrazione Bush si sono
purtroppo impadroniti della FCC, la Federal Communication Commission (FCC),
l'autorità  che regola il settore. Guidata da Michael Powell, (il figlio di
Colin Powell, ndr), la FCC ha provato a deregolamentre il mercato a favore
dei grandi conglomerati innalzando il limite del tetto antitrust per
favorire fusioni e acquisizioni di radio, televisione e giornali nello
stesso territorio.
Alcuni membri del Congresso hanno temporaneamente bloccato la riforma ma
necessitano del sostegno di tutti noi per continuare questa battaglia di
democrazia.
La riforma dei media è proprio uno di quegli argomenti che i ''corporate
media'' ignorano e senza una forte mobilitazione pubblica, anche
l'attenzione dei deputati è destinata a cambiare in prossimità  delle
elezioni. Dobbiamo esercitare pressione affinchè ogni città  tuteli il
pluralismo informativo a cominciare dalle notizie che ci permettono di
essere correttamente informati per le prossime elezioni. Inoltre dobbiamo
chiedere il finanziamento pubblico di ''news agencies'' indipendenti e
gestite dal basso sia a livello locale che statale.

Professor Phillips, lei parla del valore fondamentale delle agenzie di news
indipendenti e basate sul territorio. Potrebbe commentare il sequestro dei
server di Indymedia operato pochi giorni orsono dall'Fbi?

L'attacco del Fbi è indicativo del successo del network di Indymedia. La
libertà  d'informazione è un'idea dirompente quando viene applicata nel modo
giusto, perciò i poteri noti e quelli occulti, i governi, faranno sempre di
tutto per impedirla. Per questo dobbiamo rivendicare il nostro diritto
all'informazione e difendere la libertà  d'espressione in ogni forma, anche
preparandoci a "cambiare canale" se diventa necessario. La democrazia è una
cosa troppo preziosa per essere persa.

stampastampa

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