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Opinioni

Nicola Piovani: "I tagli ai fondi per la cultura? Una vergogna"


Il premio Oscar presenta il suo ultimo lavoro, Concerto Fotogramma: il cinema italiano in musica


Nicola Piovani
di Glauco Di Mambro
26/10/2005

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RACCONTARE il cinema italiano attraverso la musica: ecco la sfida che Nicola Piovani ha voluto raccogliere con il suo “Concerto fotogramma", libro e DVD di ben 160 minuti durante i quali il pianista compositore passa in rassegna le più belle colonne sonore della nostra cinematografia. Da Fellini ai fratelli Taviani, da Benigni a Bellocchio, da Moretti a Tornatore: perché, come sostiene Benigni: "La musica nasce prima delle cose".


SONO ACCORSI  in molti per la presentazione di Concerto Fotogramma, forse attratti anche dal fatto che l’autore stavolta, oltre ad avere qualcosa da dire, aveva anche qualcosa da suonare: e in effetti i presenti si sono gustati un Nicola Piovani live, per giunta in un ambiente così ristretto come quello del piano inferiore della Libreria Feltrinelli di Roma che dava un tocco di intima esclusività al tutto.


CILIEGINA sulla torta, ancor più gradita perchè inaspettata, la presenza di Corrado Augias e Curzio Maltese in qualità di moderatori – ascoltatori del pomeriggio musicale-cinematografico-letterario.
E forse una delle cose più stupefacenti è stata vedere l’espressione dei due mentre osservavano le mani di Piovani che danzavano sullo Yamaha a mezza coda in fondo alla sala: sembravano due bambini sapientoni davanti ad un astronave piena di luci appena atterrata nel salotto di casa loro.

I TAGLI ai fondi per la cultura, il rapporto tra musica e regia, le tecniche di composizione di una colonna sonora e  l'invidia per i jazzisti: ecco gli argomenti che Nicola Piovani ha affrontato davanti ai nostri microfoni al termine della presentazione.

Curzio Maltese durante la presentazione ha sostenuto che Nicola Piovani è uno dei motivi per cui essere orgogliosi di essere italiani. Secondo Nicola Piovani, qual è un motivo per non essere orgoglioso di essere italiano?

Devo dirne uno  fra i 300.000? Se andiamo in ordine cronologico in questo momento sceglierei i tagli ai fondi per la cultura. Pensare di risolvere i dissesti finanziari che si sono venuti a creare nel nostro paese tagliando qualche lira alla cultura, ai teatri ed alla musica ha in sé qualche cosa di vergognoso. E di stupido, anche.

Secondo Benigni “la musica viene prima di tutte le cose”. Eppure nella costruzione di un film la colonna sonora viene inserita solo dopo che si sono girate le scene. Qual è allora il vero rapporto, anche in senso strettamente cronologico, tra musica e film?

La musica deve entrare nel film, misurarsi nel film: deve avere le misure ed il ritmo del montaggio del film. La musica è l’ultimo elemento che entra in campo nel film, ma il lavoro comincia prima. Il musicista lavora ai fianchi il film dall’inizio: pensa, ipotizza, fa provini, si segna degli appunti. Ma soprattutto scambia idee con il regista. Quindi la musica arriva per ultima in ordine di tempo, è vero, ma come scintilla e come intuizione di partenza nasce insieme alla sceneggiatura.

Tra i suoi modelli musicali, tra i suoi musicisti preferiti ci sono dei mostri sacri del jazz, da Duke Ellington ad Astor Piazzolla. Eppure il jazz è una musica molto legata all’estemporaneità, alla situazione del momento: una musica quindi che fa dell’improvvisazione la sua componente principale. Come si fa invece a stendere una musica “a tavolino”, come succede per le colonne sonore di un film o di un lavoro teatrale?

L’improvvisazione è un modo di fare musica: ci sono mille modi di fare musica e Duke Ellington ed Astor Piazzolla, ad esempio, non erano degli improvvisatori.
Le partiture di Duke Ellington per le sezioni erano scritte millimetricamente ed una volta ho assistito ad un prova generale di Astor Piazzolla che leggeva al dettaglio le note che suonava lui stesso. Non solo l’orchestra, con tutti gli archi, che stavano dietro,ma lui stesso  leggeva le note tanto queste erano concatenate e progettate a tavolino. E questo è un altro modo di fare musica, diverso dall’improvvisazione. Ai jazzisti che improvvisano, che hanno l’arte di affascinare improvvisando e che ci riescono non posso far altro che manifestare non solo la mia ammirazione, ma soprattutto la mia invidia. Perché questa è una di quelle tante cose che a me proprio non riescono.
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