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MediaZone è un progetto della Facoltà di Scienze della Comunicazione e del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
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Opinioni

“Complimenti, dottor Tex Willer"


L'Università La Sapienza conferisce la Laurea Honoris Causa in Scienze della Comunicazione a Sergio Bonelli, papà di Tex Willer e Dylan Dog. E il fumettista lancia una frecciata ai grandi editori italiani: "Forse pensano che il fumetto non sia all'altezza delle loro nobili radici..."


di Vincenzo Carbone e Glauco Di Mambro
27/04/2005

video"Il fumetto del futuro? Sempre più minimalista e vicino alla realtà"

audioAscolta l'audio dell'intervista a Sergio Bonelli


Il mitico ranger Tex Willer si è laureato. Indirettamente, grazie a Sergio Bonelli, l'editore dei fumetti italiani più famosi. È stato gratificato con la Laurea Honoris Causa in “Scienze della Comunicazione” "per la straordinaria carriera come autore ed editore della letteratura disegnata. La cerimonia si è svolta nella prestigiosa cornice dell’aula Magna del Rettorato, nella Città Universitaria della Sapienza.
Bonelli, Milanese classe ’32,  e' editore ed operatore centrale nella storia del fumetto, nella sua evoluzione e nel crescente spazio comunicativo conquistato da questo medium nell'industria culturale italiana''. Dopo l'allocuzione del rettore della Sapienza, Renato Guarini, e del preside di Scienze della Comunicazione, Mario Morcellini, il professore Alberto Abruzzese ha pronunciato "laudatio" a Bonelli.
Tra i suoi fumetti più famosi: Zagor, Mister No, Martyn Mistere, Dylan Dog, Nathan Never. La Laurea è un riconoscimento non solo per l’editore, ma per tutto il fumetto, prodotto culturale, mezzo di comunicazione potentissimo e specchio della società in cui nasce e si sviluppa.
“Tranne che per i disattenti, per cui il fumetto è ancora un esempio di produzione commerciale riservata ai fanciulli e analfabeti, questo genere “multimediale” presenta alcune curiose caratteristiche, almeno in termini di storia delle culture” ha detto Umberto Eco. L’incidenza che questo prodotto ha avuto sulla nostra cultura è indubbio.
È una cultura popolare, elemento portante della rivoluzione portata dai “cultural studies”. Sergio Bonelli, erede della grande tradizione paterna, ha dato nuova vita al settore grazie all’ottimo livello dei suoi prodotti, sperimentando e ricercando anche nuove strade. Ha creato una base di fruizione vastissima, aiutata da prezzi popolari e lo studio degli altri fumetti d’oltre oceano. Durante la Laudatio è stato sottolineato il concreto merito dell’editore milanese: aver trasformato un pezzo della nostra cultura da produzione artigianale a macchia produttiva moderna ed efficace, aggiornandosi di continuo. Il fumetto è oggi entrato a pieno titolo nella Cultura. E di conseguenza nell’ Università.
Eppure rimane la perplessità su un’industria del fumetto, quella italiana, che sembra non essersi sviluppata al pari di altri paesi europei: e chi meglio di Bonelli in persona, che Valentina Valore è riuscita ad intervistare non appena conclusa la cerimonia, poteva fugare i nostri dubbi?
“Non sarei così pessimista: se guardiamo in Europa solo la Francia ha una situazione migliore della nostra, mentre il primato mondiale spetta senza dubbio al Giappone, per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare adesso.
Il problema vero è che editori importanti nel nostro paese, come Mondadori, Rizzoli, Feltrinelli, non hanno mai voluto pubblicare dei fumetti, forse perchè ritengono che sia un genere non abbastanza all’altezza delle loro radici nobili. Il fumetto italiano è nella mani di piccoli artigiani,che spesso non hanno i mezzi economici per proporlo in tutte le edicole per una distribuzione veramente capillare, che costituisce il vero  segreto della diffusione di ogni fumetto.
I fumetti hanno sempre rappresentato lo spirito del tempo… Secondo lei quale sarà il fumetto del futuro?
Credo che oramai il fumetto di  non è più del futuro, perché è già stato fatto ed è anche piuttosto facile farlo, oggi: : nei prossimi anni il fumetto diminuirà per numero di lettori, perciò bisognerà avvicinarlo di più a quella sorta di  minimalismo, a quei racconti più semplici e quotidiani che fanno parte delle storie più vicine alla realtà.
Se lei dovesse dare una consiglio ad un giovane che vuole intraprendere la carriera di fumettista, cosa direbbe?
Direi di pensarci su tre volte, anzi quattro. Il problema di cui parlavamo prima esiste ed è molto grande: se non c’è chi è disposto ad investire sui giovani nel mondo del fumetto, la vedo veramente dura. Finchè i grandi editori italiani vedranno il fumetto come un genere infido, un genere troppo scomodo nel quale avventurarsi, difficilmente ci sarà spazio per i giovani…
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