Vai al contenuto della pagina
tasti di accesso rapido

Mediazone - Magazine di Comunicazione e Media - www.mediazone.info

MediaZone è un progetto della Facoltà di Scienze della Comunicazione e del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
MediaZone
Newsletter Iscriviti alla newsletter Autori Autori: A|B|C|D|E|F|G|H|I|L|M|N|O|P|Q|R|S|T|U|V|Z
Opinioni

Richard Stallman


Richard Stallman
di di Alessandro Giuliani
26/05/2004


Trasparente, solidale, carismatico, ma soprattutto libero. Libero di esprimersi, di interagire, di crescere, di creare comunità aperte. Parlare di Richard Matthew Stallman è un po’ come riempirsi il cuore di valori e ideali d’altri tempi: leader del Free Software Foundation e fondatore del progetto Gnu, il movimento d’opinione che da ormai vent’anni si batte contro il copyright e per la libera diffusione dei programmi per computer, Stallman è come un tamburo su cui si batte inesorabilmente nello stesso punto, quello del “software libero”. Gira che ti rigira, i suoi lunghi e fascinosi discorsi, tenuti con l’inconfondibile e anticonformista look con barba e capelli superlunghi e con l’inseparabile mantella in perfetto stile guru, terminano sempre con un concetto chiave: “libertà significa poter usare il programma attraverso l’accesso al codice madre, adattandolo alle proprie esigenze, divulgarne le capacità di utilizzo e soprattutto costruire una comunità in grado di aggiornarlo”. Un concetto che si può anche riassumere con un’espressione ormai passata alla storia: “freedom nel senso di libertà, non di birra gratis”, nel senso che una volta acquistata la prima copia di un software si avrebbe il diritto a farne ciò che si vuole, anche a riprodurne altre copie a chiunque ne avesse necessità. Ma come opporsi a un sistema, quello digitale, che invece negli ultimi decenni ha basato la sua ascesa proprio sul modello opposto a quello della libera circolazione? Stallman ha sempre scelto una sola strada, quella della marcata ostinazione nel difendere e rilanciare le sue idee: basti pensare a come disse prematuramente addio all’ottimo posto di ricercatore-informatico che ricopriva al prestigioso Massachusetts Institute of Technology di Boston oppure alla coraggiosa guerra senza frontiere contro i colossi del settore, come Microsoft, Ibm e Sun. Situazioni scomode in cui si è cacciato spontaneamente, senza fare calcoli o averne il minimo tornaconto. Del resto quando si dichiara che il “software proprietario è un sistema anti-sociale che toglie le libertà individuali, dividendo gli utenti e lasciandoli in balia delle aziende” è inevitabile che le compagnie produttrici di software considerino questo uomo più pericoloso e invadente del peggiore dei virus.
Richard Stallman oggi non è più quell’uomo qualunque degli anni Settanta, ma è un uomo che, oltre che ad aver trovato la notorietà, è un personaggio scomodo perché minaccia l’accumulo di fortune incalcolabili, una mina vagante che vorrebbe scardinare un meccanismo industriale caratterizzato da un fatturato di oltre un miliardo di dollari l’anno. Un personaggio intransigente che ama parlare e dire la sua, ma che soprattutto odia scendere a patti. E questo può essere il suo più grande pregio, ma anche il suo grande limite caratteriale: più di una volta nel bel mezzo di un convegno, mentre prendeva la parola un esponente del “potere”, Stallman si è lasciato andare a manifestazioni di disappunto fino a lasciare il palco per accomodarsi in platea o, peggio ancora, mettersi al lavoro con il suo immancabile portatile o passare il tempo a infilarsi la tunica scura e a preparare l’acqua per benedire i computer presenti. Del resto non ha mai sopportato i compromessi e le mezze misure, per Stallman tra il bianco e nero non esistono tonalità di grigio. Per lui il software libero non è stato mai compatibile con il software proprietario o ancora meglio con il copyright: “la legislazione in materia è solo un assurdo accordo, in base al quale il pubblico rinuncia a fare copie, privandosi della preziosa libertà di condividere l’informazione”. La libertà per Stallman non ha prezzo e per questo il mondo della comunicazione informatica, secondo il guru, non avrebbe altra scelta che crescere attraverso la conoscenza comune. Per lui la peggiore delle sconfitte sarebbe quella di scendere a patti con il sistema, quei patti che invece una persona normale accetta può o meno consapevolmente ogni giorno. Stallman però non è un uomo normale, altrimenti non andrebbe in giro per il mondo a fare conferenze pagandosi anche le spese del viaggio e dormendo in alberghi di terza classe; un uomo qualsiasi non si travestirebbe mai da santone, un po’ per scherzo e un po’ per allargare la cerchia delle migliaia di sostenitori che ha già in tutto il mondo, con l’aureola in testa costruita con gli hard disk di prima generazione. “Ho sempre condotto un’esistenza semplice – ha dichiarato qualche mese fa durante il suo travolgente intervento alla Sapienza di Roma - priva di quelle spese fisse che mi avrebbero costretto a rimanere legato al posto di lavoro. Questa è stata la mia fortuna, la tenacia a non desiderare beni voluttuari e valori effimeri che solo apparentemente semplificano la nostra esistenza: la casa che deve per forza diventare la villa, l’utilitaria che si trasforma negli anni in automobile di lusso, le assicurazioni che tutelano da ogni evenienza, il consumismo esasperato e tutto quant’altro ci sembra fondamentale per la qualità della nostra vita in realtà diventa lentamente la nostra rovina. Io ho resistito, ho sempre avuto pochissime spese fisse e per questo non sono stato mai ricattabile. Come nel 1984, quando al Mit non c’erano più i presupposti per esprimere le mie idee: fu solo grazie al mio stile di vita, senza pretese, che mi potei permettere di andarmene senza troppi patemi e cercarmi con calma un’altra occupazione”.
Raccontare lo Stallman cinquantenne di oggi significa fare un mix tra la sua vita professionale e privata, significa avere la conferma che queste due componenti si intrecciano e intersecano in tanti punti sino a diventare in pratica la stessa cosa. Fino all’inizio degli anni Ottanta questo signore, figlio di un veterano della seconda guerra mondiale e di un’insegnante ebrea, è ancora uno dei tanti ricercatori che studiano informatica in uno dei centri più importanti degli stati Uniti; poi quando intuisce che i principi della libera diffusione e condivisione del software, che hanno caratterizzato i primi trent’anni della storia dell’informatica, stanno per essere travolti dal nuovo atteggiamento delle aziende di settore, arriva il primo grande rifiuto a collaborare con il potere. I fatti gli danno ragione quando da lì a poco le multinazionali informatiche per evitare la copiatura dei programmi decidono di non distribuire più il loro codice sorgente. Le parole di Stallman diventano quasi eresia, ma lui non si scompone: arriva infatti la scelta di fondare la Free Software Foundation e subito dopo di realizzare un nuovo sistema operativo compatibile con Unix. Il resto lo fanno i cambiamenti del mercato informatico: mentre chi produce software incassa miliardi, l’avvento di Internet - che premia chi investe in contenuti che si avvalgono delle logiche del sistema libero e allo stesso tempo si traduce in un prezioso alleato degli artisti e degli intellettuali - ristravolge a sua volta il mercato ed il modello di sviluppo del sistema. Improvvisamente la solidarietà e la collaborazione diventano di moda, e anche il più distruttivo e malvagio degli hacker, come Stallman, intollerante alle regole e ai meccanismi di potere hollywoodiano, cambia volto. Le masse di informatizzati cominciano ad apprezzarlo, anche le università del vecchio continente fanno a gara a convocarlo e lui, davanti a centinaia e centinaia di persone ammaliate dai suoi modi e della sue certezze, continua sempre a presentarsi allo stesso modo e con gli stessi contenuti, con la mantella scura da guru e le parole di sempre: “le aziende e gli ambienti, come Linux, che erroneamente viene ancora confuso con il nostro movimento, si ispirano al software proprietario ed hanno come unico obiettivo un alto numero di utenti e il conseguente ottenimento di più denaro possibile. Noi invece, che da sempre a torto siamo reputati i pirati, vogliamo solo un cosa: la libertà, un bene unico e prezioso che se non difeso si rischia di perdere. Purtroppo negli Stati Uniti oggi si ledono i diritti legali e questa situazione non è frutto di una democrazia, ma è opera di una vera e propria dittatura. Spero che l’Europa non si comporti allo stesso modo con una legislazione altrettanto restrittiva sul copyright”. Non un accenno, una proposta, per far uscire con le ossa il meno rotte possibile quei mecenati - Bill Gates in testa- che negli ultimi vent’anni anni hanno fatto la loro fortuna avvalendosi proprio del copyright informatico. Che poi sono gli stessi anni in cui Stallman lavorava ai margini della società e con scarsi riconoscimenti economici e sociali. Sarà anche per questo che ne ha sempre una per tutti i potenti e che non ha parole tenere nemmeno per chi, i padroni di casa, gli permettono sempre più spesso di allargare lo Stallman-pensiero: “il mondo accademico non deve assolutamente cadere nella tentazione di accettare finanziamenti da aziende private, altrimenti ne diventerebbe succube e perderebbe di vista l’obiettivo di diffondere liberamente conoscenza umana”. Liberamente, appunto.
stampastampa

Le altre opinioni
La Tv secondo Bonolis
Disintossicante e antibiotica

In ricordo di Umberto Cerroni
Un contributo alla conoscenza storica e alla memoria colletiva

Comunicare lo sviluppo sostenibile
La comunicazione non convenzionale del gruppo Soylent Green

Sapienza protagonista dell’Estate Romana
Musica, cultura e molto altro nella kermesse alla Città universitaria

Perché Sanremo non sia per sempre Sanremo
Riflessioni sul Festival della musica italiana e dintorni

Le Iene, il Parlamento e il Garante
Dopo il blocco della trasmissione di Italia1 si riapre il dibattito sulla tutela della privacy e diritto di cronaca

Non son solo canzonette
L'Italia scopre l'industria musicale

Generazioni a confronto
Solidarietà e scontri tra Democrazia cristiana e Partito comunista italiano negli anni Cinquanta

La mistica della carriera tra itinerari sdrucciolevoli e percorsi monotematici
Uomini e donne nel mercato del lavoro

‘I Ragazzi di Teheran’, tra Internet e tradizione
Mediazone incontra Siavush Randjbar-Daemi de ‘Il Messaggero’

Reality, eutanasia, religiosità: tutto fa brodo in tv?
Intervista a Giuseppe Feyles, dirigente Mediaset e autore de “La televisione secondo Aristotele”, un libro controcorrente rispetto ai saggi sulla tv

Agi Video Web: il navigatore si informa, sul web
Intervista a Giuliano De Risi direttore responsabile Agi

Né equivicino, né equidistante: semplicemente equiferoce
MediaZone incontra Luca Telese

Una rimediazione continua
La comunicazione e il mercato del lavoro

Generazioni a confronto
Intervista a Carlo Verdone, regista de “Il mio miglior nemico”

Raccontare le organizzazioni, in poche parole
A colloquio con Luisa Carrada, copywriter in azienda

Prodi-Berlusconi. Il parere di Fabio Tricoli, giornalista del Tg5
"Per il prossimo confronto bisogna consentire le interruzioni, altrimenti assisteremo ad altri due monologhi"

Informazione e bavagli: incontro con Marco Travaglio
"Il confronto Prodi-Berlusconi? Non paragonabile a quelli europei o americani"

Incontro con Monica Guerrittore, regista e interprete di "Giovanna D'Arco"
"Ci sarà sempre una zona scura, uno scorcio, un lato che la mia finitezza non può catturare..." Friedrich Nietzsche

Mafia: venti donne contro
Le racconta Gabriella Ebano, insegnante e fotografa, nel suo libro “ Felicia e le sue sorelle”

"Oggi la tv si nutre di se stessa"
Freccero: la risposta viene dai circuiti alternativi

Claudio Petruccioli: "Fra la Rai e le Facoltà di Scienze della Comunicazione dev'esserci uno scambio istituzionalizzato"
Il Presidente della Rai alla presentazione di "Una Frequenza per Comunicare", progetto in partnership tra RadioRai e Università

Clemente Mimun e il successo del TG1
"Sta sul mercato ma non è schiavo del mercato"

Il giornalismo? Si impara sul campo
Corrado Augias ci parla del mestiere di scrivere

L'Icann non basta, serve una Carta dei diritti della Rete
Maurizio Zammataro: "La Rete ha bisogno della politica, la politica non può sfuggire alla Rete"

Un Dozthor per il cuore progressista del Sudamerica
Dozthor Zurlent, giornalista e "bolivariano", ci parla di mezzi di comunicazione, democrazia e sviluppo in un mondo globalizzato

Neja: "Internet è una risorsa per la diffusione della musica. Basta usarlo in maniera intelligente"
All'UMM Café di Gaeta l'incontro con la cantante che sta pubblicando il suo nuovo singolo: "Who's Gonna Be?"

Nicola Piovani: "I tagli ai fondi per la cultura? Una vergogna"
Il premio Oscar presenta il suo ultimo lavoro, Concerto Fotogramma: il cinema italiano in musica

Oliviero Beha: "In Italia l'informazione mezzo dei poteri forti"
Intervista al giornalista "scomodo", al servizio solo del pubblico

E ora si parla di digitale. Su E-tv
Intervista a Marco Camisani Calzolari: "La cultura digitale in Italia non esiste. O quasi"

Franco Carlini: il "glocalismo" per evitare i conflitti
"La società moderna ri-abilita le pratiche di altruismo"

André De La Roche: "In qualsiasi forma d'arte, l'elemento fondamentale è la comunicazione"
Il grande ballerino in scena con il "Don Chisciotte, Cavaliere della Fantasia"

Come è stato organizzato il convegno dello IASPM
Intervista a Francesco D’Amato, membro del direttivo della IASPM italiana

L'incubo del terrore gioca brutti scherzi


Mario Giordano: "L'interattività rappresenta il futuro. Anche nell'informazione"
Legge Gasparri, Current, Videofonini: ecco come la pensa il direttore di Studio Aperto sul futuro dell'informazione

"Il cyborg, quant'è romantico"
Intervista a Derrick De Kerckhove: il virtuale non è affatto immateriale

“La Tv della parola? A volte vorrei la tv del silenzio"
Alessandro Bergonzoni: "Il rischio è confondere costume e società con cultura e sociale: prima si conosce, poi si comunica"

“Complimenti, dottor Tex Willer"
L'Università La Sapienza conferisce la Laurea Honoris Causa in Scienze della Comunicazione a Sergio Bonelli, papà di Tex Willer e Dylan Dog. E il fumettista lancia una frecciata ai grandi editori italiani: "Forse pensano che il fumetto non sia all'altezza delle loro nobili radici..."

Leeroy Thornhill from Prodigy: intervista con il dj della band che ha rivoluzionato la musica degli anni '90
Performance da ricordare per il dj inglese ospite della one night organizzata da Firewater al Brancaleone

Pierluigi Magnaschi: "la grande stampa quotidiana regge il confronto con l’estero"
Una fotografia del panorama dei quotidiani, con un occhio al ruolo contemporaneo delle agenzie

Bisio è Monsieur Malaussène
Letteratura e teatro s'incontrano

Intervista a Jacques Geninasca. Intorno alla semiotica
Il contributo della disciplina: “ parola d’autore ”

Da Luther Blissett a Wu Ming, 10 anni in movimento
Intervista alla band di scrittori Wu Ming.

La comunicazione al lavoro


GOOGLE E LA CINA: ANTIDOTI ALLA CENSURA
Intervista con Ferry Bite

Usa. La concentrazione dei media che fa male alla democrazia
Elezioni Americane. Intervista con Peter Phillips di ''Project Censored''

"Il Padrino" dell'house music: intervista con Claude Monnet
Conversazione con il dj francese, pioniere della contaminazione elettronica

Intervista con Ferruccio De Bortoli
Stati generali per l'editoria

Intervista con Mario Monicelli
Il cinema oggi è in ripresa dopo il vuoto

Lavorare con lentezza: intervista a Guido Chiesa
Un film, la classe operaia, i figli della classe operaia, la Bologna di radio Alice e molto altro ancora

Dentro le parole
Conversazione con Enrico Brizzi

Marlon Brando: corpo e voce della modernità
Ritratto dell’ultimo vero divo del cinema

Intervista con Giorgio Bocca
Focus sui nostri tempi e sul ruolo dei media con il decano dei giornalisti italiani.

Il mestiere di scrivere
Intervista con Sebastiano Vassalli

Non solo media
I giovani tra realtà e rappresentazione

E adesso vi racconto il presente
Intervista con William Gibson

Richard Stallman


Howard Rheingold
Intervista per Mediazone

Benvenuti


H
T
A
D
O