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Opinioni

Né equivicino, né equidistante: semplicemente equiferoce


MediaZone incontra Luca Telese


di Salvatore Ditaranto
03/08/2006

audioAscolta la prima parte dell'intervista in formato Mp3 (2,18 Mb)

audioAscolta la seconda parte dell'intervista in formato Mp3 (2,42 mb)


Luca Telese, opinionista de Il Giornale e nuovo volto di Omnibus, nella nostra intervista ha coniato una nuova definizione per un certo tipo di giornalismo che morde a destra e sinistra. Nel rispetto di tale stile riproponiamo l’intervista integrale.
  

Qual’è la differenza tra il raccontare l’Italia di oggi sui giornali piuttosto che in televisione?

 È la stessa differenza che c’è tra un negozio e un’insegna. I giornali raccontano, scavano e vivisezionano la notizia, la televisione spara dei bengala che illuminano la scena e ogni tanto fanno apparire qualche bagliore di figura nella notte.

Con Tetris hai tentato un esperimento molto riuscito, Luca Sofri ha detto che è stato il programma più innovativo rispetto  a quelli che hanno messo solo un maggiordomo alla porta o Aldo Grasso che ha scritto che meritava di andare sulla generalista. Qual è stata secondo te la forza di Tetris? 

Sono tutte cose lusinghiere, forse è il più innovativo perché non c’era stato nessun altro programma nuovo. Però diciamo che Tetris era un programma di contaminazioni di genere e di linguaggi, era il tentativo di fare contemporaneamente un talk show che fosse equiferoce e non equivicino, che uscisse dalla formula del leccaculismo bilaterale e dell’abito confezionato, per stare alla massima del maestro di tutti che dice io chiamo un politico e gli confezione un abito su misura, che poi è la cosa peggiore perché in televisione, come nell’informazione, la moneta cattiva scaccia la moneta buona. Se Fini o Fassino possono andare a farsi fare il vestitino da Vespa perché mai dovrebbero andare in qualunque altro talk show più sfigato che parla male di loro?
Allo stesso tempo la televisione generalista ha l’ossessione delle facce note, ed è una vera coglionata, tanto è vero che con Tetris abbiamo dimostrato che con dei buonissimi e competenti politici di seconda fila usati nel momento giusto si può fare un talk show interessante, anche di prima perché alla fine ci vengono perché magari si divertono. Viene Parisi e ti fa l’intervista da sardo sassarese che dice un monosillabo a risposta, però è spettacolo anche quello e non si ha l’ossessione di mettere la velina e la pornodiva. C’è una cosa carina che dice Antonello Piroso, in un’intervista, la vera pornografia è mettere un sieropositivo, la velina e Alba Parietti uno affianco all’altro e questo è il trait d’union che mi porta ad Omnibus.
Tetris però era molto più free, poteva permettersi la sperimentazione. L’idea è che tu puoi veramente smontare con la stessa cura e la stessa lente con cui racconti in novanta o cento righe, senza arrivare alla banalizzazione giornalistica. Esempio: il tormentone di Fassino che dà la spiegazione astrusa del risultato elettorale trasformato in un parla come mangi televisivo è contemporaneamente un format di “Cuore” tradotto in televisione, un format di carta stampata molto specialistico e satirico tradotto per il grande pubblico. Perché la gente della tv deve bersi 10 nomi, sempre gli stessi, i drogati dei salotti che girano da uno all’altro.
Se io parlo di indulto è bene avere Manconi perché è quello competente anche se non è una faccia nota al grande pubblico, se parlo di missioni militari posso far vedere i dissidenti di Rifondazione di cui tutti parlano ma nessuna li invita mai; se parlo di An posso fare vedere finalmente le facce dei colonnelli e non sempre il lìder maximo. È un principio base, se il programma ha avuto un po’ di interesse è perché ho portato questo know-how banale di carta stampata di cui qualunque giornalino è a conoscenza, di cui qualunque redattore parlamentare ha dimestichezza e semplicemente lo abbiamo e poi soprattutto la lingua. Basta con questo rituale stupido: se io do ad un politico il tu perché devo dargli del lei. E poi soprattutto abbiamo portato la storia d’Italia a fumetti, e non perché il fumetto sia un modo per scherzare, come fosse un alleggerimento, anzi è una cosa più seria.
È un modus per usare delle fonti che giornalisticamente, hanno un archivio una bibliografia sono pienamente identificabili, pensiamo al patto della crostata, il retroscena di Minzolini e di Verderami che fanno sul Corriere della Sera, possono diventare lo storyboard per una sceneggiatura. Non è un è una forma meno seria per raccontare la politica, è la forma più seria per raccontarla non avendo le immagini.

Forse era un modo tra virgolette per giocare con la politica?

Anche qui era un po’ “quelli che la politica” rispetto a “quelli che il calcio”. Il calcio è la cosa più seria che c’è in Italia, perché si può fare il talk show pomeridiano sul calcio e non si può fare sulla politica. Perché devo solo bermi i soliti pastoni? 

Pensi sia cambiato, o comunque debba cambiare, il modo di raccontare la politica in Italia?

Certo intanto c’è stato un regime di quasi monopolio, per cui aspettiamo tutti come una rottura dadaista il ritorno di Michele Santoro, e vedremo cosa potrà fare. Fino ad ora si parlava di potere e accessori del potere, velina compresa. Poi c’èra il programma di Floris una riserva indiana, un club di fumatori della pipa, in cui ti dovevi chiedere solo se c’era Letta, Bersani o D’Alema e Tremonti. Solo adesso si vedrà qualcuno parlare di politica.
   

Il fatto che tu sia stato molto apprezzato da giornalisti e dai critici non può essere un handicap? Troppi elogi non fanno poi male?

Assolutamente, perché appena fai una puttanata ti tirano un sacco di merda e ti dicono ma non eri quelli che ci piacevi? e adesso ci deludi?
In questo momento ero così outsider che potevo essere elogiato o potevamo, perché l’altra forza di Tetris è che un team generazionale di trentenni non raccomandati come Vittorio Zincone, o anche  come Lorenzo Mieli, che ha proposto la diffusione dei film in prima visione per l’Espresso e ha prodotto un talk show fatto al costo di una televendita.

L’ultima domanda è sul libro che come tu hai scritto ti ha dato tante soddisfazioni ovvero Cuori Neri” con cui hai raccontato un pezzo d’Italia nascosta. C’è qualcos’altro in questo paese che è ancora poco conosciuto e che merita di essere  raccontato? 

Certo il magazzino non finisce, anzi siccome i successi danno anche delle possibilità, la casa editrice mi ha chiesto di aprire e curare una collana che si chiamerà “Le radici del presente” fra le tante storie laterali o di prima fila ma che comunque
Se vuoi un’indiscrezione i primi usciranno ad ottobre, il primo è su Vermicino che è sulla tv totale, il primo reality del dolore contemporaneamente, la prima diretta della televisione  
Un altro sarà un pezzo che manca, un buco nello scaffale cioè la storia del neofascismo diciamo “Dal sangue dei vinti” fino a “Cuori neri”e un altro sulla prima terrorista donna che è Mara Cagol, il quarto è di derivazione da Tetris ed è la storia d’Italia a Fumetti.
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