LE PIAZZE CAMBIANO: sono passati quasi sessant’anni da quando, nel 1948, Giancarlo Pajetta descriveva (con eccessivo ottimismo, diranno le urne) la mobilitazione del Fronte Popolare come «un movimento di massa tanto esteso che anche le vecchiette settantenni getteranno i loro pitali sulla testa di De Gasperi».
Oggi le masse scelgono altro da fare che pensare alla politica, e mobilitare, anche in un clima infuocato come non accadeva da tempo, è diventato più complicato.
Eppure, durante nostro viaggio nella partecipazione politica in Rete abbiamo incontrato due piccoli casi sperimentali in cui Internet ha mosso qualche navigante, spingendolo ad alzare gli occhi dal video e ad uscire di casa per dare un contributo alla campagna. In un caso a dar vita alla mobilitazione è stato un soggetto politico, il comitato elettorale di Romano Prodi. Nell’altro ci ha pensato un gruppetto di giovani internauti: e la Rete ha fatto tutto da sola.
Il social network dei prodiani si chiama “Incontriamoci”. Ha messo insieme ventimila iscritti e quasi mille incontri. Abbiamo seguito quelli organizzati a Roma e abbiamo incontrato gente di tutti i tipi, legata da un unico comune denominatore: la passione politica. Al di là degli errori organizzativi e strutturali del sito (alcuni considerevoli) , lo staff del Professore ha potuto contare, pur senza far molto per dargli un ruolo centrale, su quell’entusiasmo che aveva portato oltre quattro milioni di persone a votare alle Primarie del centrosinistra.
La mobilitazione auto-organizzata è quella nata dal blog “Sono un coglione”: duecento cittadini scesi allegramente in piazza a Roma, dopo un tam-tam nato sul web, dopo che Berlusconi aveva affibbiato il celebre epiteto agli elettori dell’Unione. Un fenomeno, la cosiddetta smart mob, ancora piccolo e irrilevante ai fini della campagna, ma significativo per la sua carica di novità.
- L'esperienza/1: "Incontriamoci", il social network alla bolognese
- L'esperienza/2: L'importanza di chiamarsi Coglione
