
Per Mediazone con Paolo Taggi storico autore televisivo italiano a cui chiediamo in anteprima il contenuto del suo nuovo studio sulla morfologia del format.
"Sono partito dalle regole che secondo me sono diventate le regole fondative del format. Ho identificato 15 condizioni necessarie senza le quali il format secondo me non ha successo. Le ho verificate all’estero in alcuni paesi e ci siamo detti che la cosa meritava di essere approfondita. Però diciamo che ci fermavamo alla constatazione di quello che non può non esserci. Mi sembrava poco e ho cercato di fare una cosa un po’ più elaborata. Mi sono trovato così a cavallo tra mito e fiaba. In fondo se ci pensiamo i format nei quali non c’è un lieto fine assomigliano molto ai miti, mentre in quelli dove c’è un lieto fine assomigliano molto alle fiabe.
Da questo sono andato avanti, ho paragonato le strutture del racconto classico e le logiche del racconto di Claude Bremond e adesso sono arrivato ad identificare una sessantina di possibili funzioni o di possibili atti che capitano al protagonista in un format e su ognuno di questi ho fatto una serie di varianti. Faccio un esempio: l’inconsapevolezza.
L’inconsapevolezza può riguardare il protagonista stesso e può essere, per esempio, una delle tante funzioni che agiscono in Affari tuoi. Ma in Affari tuoi c’è l’inconsapevolezza degli altri che aprono la scatola e forse c’è l’inconsapevolezza del pubblico e forse quella del conduttore. In altri casi il pubblico è consapevole, sono consapevoli gli avversari, ma non è consapevole l’eroe. In un programma che si chiama il Gran Trallalà l’inconsapevole è il conduttore che non sa che programma deve condurre, lo sanno tutti tranne lui: l’eroe quindi è il conduttore stesso. Quando sarà pronto questo studio ci saranno tutte le sessanta funzioni e una serie di esempi visivi in dvd; di fatto sarà un 'software' a partire dal quale componendo le funzioni in maniera diversa ci saranno infinite possibilità di ricomposizione di format nuovi."
"Credo che ci siano due strade fondamentalmente: una è quella della finzionalizzazione assoluta, cioè dei registri e dei codici che provengono dal cinema e dall’apparato finzionale, che presupporranno per esempio la perdita della centralità dello studio, la costruzione di una regia sempre più visuale e forse anche la perdita di alcuni elementi di controllo da parte del pubblico. La scrittura finzionale infatti presuppone un montaggio e una costruzione.
Dall’altra c’è la strada della partecipazione e quindi la costruzione di progetti, archetipi, matrici di progetti, programmi complessi nei quali tutti i media insieme convergeranno raggiungendo esponenzialmente una escalation emotiva che non sarà più dentro il testo singolo ma nel parlarsi fra i testi, nei rimandi fra i testi."
