La
BBC avrà pure cancellato i suoi reality show per sostituirli con i più seri programmi di attualità, ma a giudicare dalle ultime statistiche sull'audience i telespettatori dell'emittente radiotelevisiva britannica preferiscono i
Simpsons (e fin qui niente di male) e soprattutto Big Brother: e questa è una nota davvero dolente.
Proprio quando la Corporation cerca di riaffermare la sua credibilità sul mercato con un palinsesto più impegnato e autorevole, sembra che il pubblico abbia deciso di voltare le spalle a
BBC1 e
BBC2, per emigrare verso emittenti più piccole ma più aggressive come
Five e soprattutto
Channel 4, il canale che trasmette Big Brother.
Durante il primo semestre del 2003, infatti, la rete ha archiviato un'audience media del 26,04%, mentre nello stesso periodo del 2004 questo livello è sceso al 21,82%: e alla BBC2 le cose sono andate anche peggio, con uno scivolone tra il 6 e il 10,25%.
I dati risentono della decisione della Corporation di escludere dal palinsesto programmi più leggeri, cioé reality show come “Life Laundry”, “Home Front”, “How I made my property millions” e la serie gastronomica “Tony and Giorgio”.
Tutto questo in nome della qualità, come ha spiegato proprio la settimana scorsa lo stesso neo-presidente Michael Grade nel presentare la sua visione "radicale" per il XXI secolo in vista della scadenza nel 2006 del Royal Charter dell'emittente (una sorta di costituzione che dal 1927 garantisce alla BBC la separazione dal potere nell'interesse della comunità).
Tuttavia la BBC ha dichiarato all’Indipendent tramite un suo portavoce di non preoccuparsi più di tanto della contrazione degli ascolti ed ha perciò evitato di approntare in quattro e quattr’otto una sfilza di reality per risollevare l’audience (soluzione tanto cara ai direttori di rete italiani.)
Forse questa scelta potrebbe essere l’inizio di un’ inversione di tendenza per cercare di eliminare quello che sta diventando uno dei punti più bassi toccati dalla tv negli ultimi 20 anni: non dimentichiamoci che prima dell’avvento dei reality, la tv la guardavano tutti ugualmente.
Se le emittenti non inondassero l’etere con tutta questa sporcizia, probabilmente il pubblico non spegnerebbe la tv a vita per protesta.
Il 5% di audience potrebbe essere anche un prezzo più che ragionevole da pagare per rinunciare ai reality (almeno a quelli attuali, senza neanche il più lontano barlume di “contenuto”) e puntare ad una televisione migliore, più accorta e soprattutto più studiata, ragionata, preparata, lavorata, calcolata: è fin troppo facile ed economico piazzare 10 persone in una casa con qualche telecamera e coprire così due ore di palinsesto al giorno più una prima serata…
Inoltre, c’è anche l’aspetto prettamente pubblicitario che va considerato.
Abbiamo appena detto che la BBC ha perso circa il 5% di audience per aver eliminato i reality, ma bisognerebbe andare a vedere anche la parte qualitativa del dato e cioè: quali sono quelle persone (analizzando età, sesso, professione…) che si sono allontanate dalla rete e chi invece si è eventualmente avvicinato.
Forse è meglio perdere un 5% di audience ma guadagnarlo in credibilità: e anche volendosi adattare in tutto e per tutto al meccanismo perverso che domina la tv, e cioè quello dell’audience legato indissolubilmente alla raccolta della pubblicità, sembra quasi tautologico affermare che il potere di acquisto di una casalinga sessantenne o di uno studente di scuola media non è lo stesso di un giovane professionista o di un laureato (occupato, ovviamente…)
Ad esempio: di tutte le pubblicità che riguardano l’abbigliamento, il costume in generale e soprattutto le nuove tecnologie, quante raggiungono veramente il target prefissato?
Non sarebbe meglio, anche per un committente, puntare su una Tv che abbia un’audience del 10% qualitativamente ottimale per profilo socio-demografico e potere d’acquisto, che non destinare la propria pubblicità ad una Tv con audience del 25% ma con un pubblico quantomeno “rischioso” sotto questo punto di vista?
Forse è proprio questo il motivo per il quale la BBC ha dichiarato di non essere troppo preoccupata del calo degli ascolti, o forse l’emittente inglese ha semplicemente sbagliato chiudendo i cancelli a quello che sembra essere uno dei format che tira di più e soprattutto più a basso costo del momento.
Ma se in
Inghilterra in ogni caso e per qualsiasi ragione la strada imboccata è quella di un recupero della qualità del prodotto televisivo, in
Italia una fila interminabile di persone si accalca sotto il sole cocente fuori i cancelli di Cinecittà per i
provini di GF 5, e noi siamo costretti a prepararci all’invasione di talpe, contadini di secoli fa, campioni di calcio in erba, cantanti sfigati e famosi dimenticati: tutto ciò mentre un’emittente come Radio 1 decide di trasmettere il cosiddetto
“primo reality show radiofonico”…