INTERNET E CAMPAGNA ELETTORALE: sono passati dieci anni dai primi passi di questa storia di amore-odio tra il web e la classe politica italiana. Dieci anni di esperimenti, piccoli passi avanti, molte delusioni.
Tutto comincia nel 1996: è la data di nascita dell’e-campaigning italiano. L’anno di una competizione elettorale complessa, caratterizzata dal forte rafforzamento del bipolarismo e dalla prima volta al governo dei partiti della sinistra, alleati con i cattolici democratici, che archiviano sotto il segno dell’Ulivo di Romano Prodi il primo tempo dell’era Berlusconi.
Naturalmente il ruolo della Rete va rapportato alle dimensioni del bacino d’utenza di allora: ci sono soltanto 600mila naviganti. Non c’è da stupirsi perciò se il content manager del sito di Rifondazione ammette candidamente su un quotidiano che non si trovano volontari disponibili a lavorare per l’iniziativa, la quale, tra l’altro, non ha entusiasmato particolarmente la dirigenza del partito. Il risultato è che il sito del Prc è appena un po’ più avanti dei classici “siti vetrina”. E non è neppure l’esempio peggiore: basti pensare che nello spazio di Forza Italia non c’è neppure una sezione dedicata alle elezioni.
Una delle eccezioni a questo quadro un po’ sconsolante è il sito dell’Ulivo, l’unico che, alla classica offerta informativa, per altro particolarmente ricca e realizzata da un apposito ufficio stampa telematico, affianca una prima esperienza di networking, con collegamenti tra e con i comitati “per l’Italia che vogliamo” e con l’agenda aggiornata di tutte le iniziative locali.
Ma è un’Italia diversa quella che va al voto nel 2006. Diversa perché ormai l’uso di Internet è esploso definitivamente. Gli italiani connessi superano i 28 milioni [1], e quasi 7 di loro navigano attraverso la banda larga. Tanto basta perché la campagna cominci in uno scenario decisamente mutato. Stavolta davanti ai computer ci sono quasi 30 milioni di persone: davvero troppe per poter essere ignorate. Troppe e non più silenziose: hanno cominciato a prendere la parola, attraverso l’esplosione del fenomeno dei blog. È l’inizio di una nuova fase dell’e-campaigning all’italiana.
Il voto 2006 è segnato da un altro forte elemento di novità. Dopo dodici anni, infatti, va in pensione il “Mattarellum”, con il ritorno al sistema proporzionale, corretto da una complessa serie di sbarramenti e ancorato al bipolarismo da un consistente premio di maggioranza che assicura comunque alla coalizione più votata la maggioranza assoluta nel ramo parlamentare di riferimento.
Ma la vera particolarità di questo nuovo sistema elettorale, il cui disegno di legge è stato firmato dall’allora ministro per le riforme Roberto Calderoli (il quale, qualche mese dopo, sconfesserà il suo lavoro stigmatizzandolo con la colorita definizione di «porcata»), riguarda l’abolizione delle preferenze e il blocco delle liste. All’interno di ciascuno schieramento, debitamente delineato e con una comune indicazione del capo della coalizione, ciascun partito presenta una lista chiusa e ordinata di nomi per ciascuna circoscrizione elettorale, e la proclamazione degli eletti, una volta conosciuto il numero dei seggi assegnato in proporzione a ogni lista, avviene seguendo l’ordine dei candidati fino ad esaurimento posti. In pratica, sulla scheda all’elettore viene richiesto soltanto di tracciare una croce sul simbolo della lista prescelta. Niente nomi da scrivere, né preferenze da indicare: a decidere le probabilità di ingresso in Parlamento sono le segreterie dei partiti incaricate di dare il via libera alle liste.
Tralasciando il giudizio sugli effetti della riforma Calderoli sul piano della democraticità, sono fin dall’inizio evidenti le ripercussioni della nuova legge elettorale sulla campagna: il ruolo dei candidati si riduce fortemente, e tornano al centro della scena (per quanto non se ne fossero mai troppo allontanati) i partiti, con i loro leader. Anche a scapito della compattezza della coalizione, perché con il proporzionale viene premiato chi rimarca di più la propria specificità. Anche in Rete.
[1] - I naviganti in Italia e in Europa (valori percentuali)*
* % di soggetti tra i 16 e i 74 anni che navigano almeno una volta alla settimana Nota: nessuno dei due dati UE comprende ancora Bulgaria e Romania Fonte: Eurostat (2005) |

Il sito di Rifondazione comunista nel 1996
Il sito di Forza Italia nel 1996
Il sito dell'Ulivo nel 1996
La riforma elettorale Calderoli (Wikipedia)