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MediaZone è un progetto della Facoltà di Scienze della Comunicazione e del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
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I partiti: partecipazione? No, grazie!

Viaggio tra i 21 siti istituzionali delle formazioni di CdL e Unione. Tanta propaganda e poco spazio ai naviganti
di Simone Esposito
30/01/2007

MA LA POLITICA ha imparato davvero a usare la Rete? Abbiamo tenuto d’occhio nei tre mesi precedenti al voto del 9 e 10 aprile 2006, ogni venerdì per novanta giorni, i ventuno siti istituzionali [1] delle due coalizioni candidatesi alla guida del Paese e dei partiti che le componevano. Una fauna variegatissima: dai portali ipertecnologici (primo fra tutti quello dei Democratici di sinistra) a vere e proprie paginette amatoriali (vedi la home di Alessandra Mussolini e della sua Azione sociale). Ma non è stato sul design che abbiamo provato a valutare i siti dei partiti: al centro della nostra osservazione, e delle tre ricerce delle quali abbiamo utilizzato i dati (svolte da Sara Bentivegna dell’Università di Roma “La Sapienza”, da Cristian Vaccari dell’Università di Bologna e da Lusoli, Gibson e Ward dell’Università di Chester), c’è stata la capacità di utilizzare il web come motore della partecipazione e della mobilitazione dei naviganti per la campagna. Giudizio finale: decisamente negativo.

La fantasia non è mancata: qualcuno ha approntato persino un ufficio di collocamento per aspiranti candidati, come la sorprendente Udeur di Clemente Mastella, già chiacchieratissima dalla bloggeria italiana per il suo inno pop diventato un tormentone.  Ma di protagonismo degli utenti della Rete, se n’è visto pochissimo. I naviganti sono stati trattati, appunto, da semplici e-lettori.

Che cosa abbiamo trovato? Tantissima informazione, pochissima partecipazione. Un’ondata di cartoline, programmi da stampare, sms di propaganda, foto dei leader e biografie quasi agiografiche. Vesti grafiche all’ultima moda per mascherare con allestimenti extra lusso la solita sbobba dei siti vetrina.

Pochi i forum veramente aperti, pochissimi i blog, quasi nessun network. Proposte mediocri, mediamente non all’altezza del mezzo e inadeguate ai livelli di interazione che i naviganti sperimentano in genere nel web. I partiti non hanno saputo – o voluto, in alcuni casi – cogliere la possibilità di struttura le Rete nella prima occasione elettorale in cui il contesto dell’utenza è finalmente tanto vasta da giustificare ampiamente investimenti, anche finanziari, elevati. Non lo hanno saputo fare i partiti della Casa delle Libertà, che complessivamente hanno riportano valori più bassi rispetto a quelli dei propri avversari, e non ne sono stati capaci nemmeno quelli dell’Unione, che nonostante una maggiore dimestichezza con il mezzo non hanno “capitalizzato” fino in fondo il miglioramento conseguito sul fronte tecnologico [2].

Pochi i casi positivi, e quasi tutti in ambito Unione. Al top della classifica i Ds, con la loro iniziativa del “militante digitale”, una vera e propria sezione del partito pensata per il web. Ma guardano proprio al dato di “supremazia” del fronte progressista, i Ds e anche la Margherita, soprattutto attraverso la loro struttura “federativa” dell’Ulivo, hanno beneficiato di un vasto movimento intellettuale e partecipativo soprattutto orientato alla prospettiva della nascita di una casa comune dei riformisti italiani. Per gran parte, le migliori proposte messe in Rete da Ds e Margherita sono nate su indicazione, implicita o esplicita, di questo movimento, che sull’onda di entusiasmo delle Primarie dell’Unione si è attivato dimostrando anche nel web un’effervescenza che ha contribuito, anche se non a sufficienza, alla campagna dell’Ulivo. Un esempio: “Margo”, il blog che ha messo in circolazione le idee di intellettuali, dirigenti politici, blogger affermati e semplici utenti, online per sostenere i Dl ma partito sulla spinta dell’associazione “Società civile per la Margherita”.

Non è bastato, infatti: sarebbe stato necessario credere di più a un reale decentramento della campagna, dove maggiore autonomia dei soggetti (e dei naviganti in particolare) avrebbe portato a una mobilitazione più ampia e capace di incidere sul clima della campagna stessa.

Insomma: l’e-campaigning 2006 dimostra che i partiti hanno ancora molto da imparare sulla Rete e sulle sue potenzialità democratiche.



[1] - Siti istituzionali di coalizioni e partiti politici monitorati:

Alleanza nazionale - http://www.alleanzanazionale.it
Casa delle Libertà - http://www.casadelleliberta.it
Comunisti italiani - http://www.comunisti-italiani.it
Democratici di sinistra - http://www.dsonline.it
Italia dei Valori - http://www.italiadeivalori.it
Ms-Fiamma tricolore - http://www.fiammatricolore.net
Partito Repubblicano Italiano - http://www.pri.it
Rifondazione comunista - http://www.rifondazione.it


[2] - Valori medi, massimi e minimi riportati dai partiti della Casa delle Libertà e dell’Unione negli indici di valutazione delle tre ricerche citate

Indice di interazione - complessivo (Bentivegna, 2006)

valore massimo (Margherita – Nuovo PSI)

5,19

(deviaz.  dal valore medio)

valore minimo (Azione sociale – PRI- Verdi)

-1,81        

(deviaz. dal valore medio)

Indice di mobilitazione (Bentivegna, 2006)

valore massimo (Democratici di sinistra)

9,39

(deviaz. dal valore medio)

valore minimo (Nuovo PSI– PRI)

-1,81

(deviaz. dal valore medio)

Indice di partecipazione  (Vaccari, 2006)

valore medio

34

(percentuale)

valore massimo (Margherita)

70

(percentuale)

valore minimo (Azione sociale)

0

(percentuale)

Indice di mobilitazione verticale (Lusoli, Gibson e Ward, 2006)

valore medio

2,76

(scala 0-5)

valore massimo (Margherita)

5

(scala 0-5)

valore minimo (Nuovo PSI– PRI)

1

(scala 0-5)

Indice di mobilitazione orizzontale (Lusoli, Gibson e Ward, 2006)

valore medio

1,53

(scala 0-4)

valore massimo (An, Verdi, Ds)

3

(scala 0-4)

valore minimo (As, Rep. Europei, Udeur)

0

(scala 0-4)

Fonte: nostra rielaborazione su dati di Bentivegna (2006), Vaccari (2006), Lusoli, Gibson e Ward (2006)

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