Il video dell'intervista (prima parte)
"Per quello che riguarda l’Italia non ci sono dubbi nel rispondere: sicuramente no, la campagna elettorale del 2006 non può certo essere considerata come un punto di svolta nell’uso delle nuove tecnologie".
"Complessivamente il panorama non è dei migliori, ma se proprio dobbiamo trovare dei casi singoli da salvare, allora dobbiamo iniziare ricordando che sicuramente il centrodestra non ha mai amato in particolare le nuove tecnologie, e che comunque nel corso dell’ultima campagna elettorale ha costruito una strategia ancora prevalentemente telecentrica, con Internet relegato a una sorta di presenza di risulta, utilizzata talvolta per diffondere informazione, ma nei fatti non per attivare altro. Per contro, il centrosinistra ha sempre, sin dagli inizi, dato più spazio ad Internet, anche senza poi valorizzarlo fino in fondo; anche quest’anno, quindi, gli elementi di maggiore novità si sono rintracciati nell’ambito del centrosinistra. A questo proposito possiamo ricordare il blog “Margo” della Margherita, oppure anche tutti i vari siti attivati da Rifondazione comunista, a partire da “Vuoi vedere che”, oppure il sito della “Famiglia Spera” dei Ds. Tutti casi che sul versante del centrodestra non hanno un corrispettivo".
"Facile: tanti candidati hanno aperto un blog personale perché sull’onda dei racconti che ci arrivavano dagli Stati Uniti con l’incredibile performance di Dean, in molti hanno ritenuto necessario, anzi doveroso, fare altrettanto anche in Italia. Perché hanno fallito? Perché il blog è uno strumento profondamente partecipativo, che richiede impegno e che, a mio avviso, fa anche parte di una cultura politica che certo non è la cultura dei soggetti politici che governano il nostro Paese. Quindi c’è una sorta di difficoltà naturale ad usare questo nuovo mezzo. Non si può certo dire – in realtà poi ci sono stati anche casi in cui l’esperienza non è stata tutto sommato negativa – che in Italia lo strumento del blog da parte dei politici sia stato usato con abilità ed intelligenza. Anche dopo il voto, chi ancora continua a tenere un blog in fondo lo fa nell’indifferenza generale. Penso che il fenomeno dei blog, invece, sia stato significativo sul versante della costruzione di quel mormorio, quello scambio incessante di opinioni e di punti di vista che è di natura invece orizzontale e che ha a che fare con i naviganti. I politici lo usano comunque impropriamente perché pensano solo al ritorno in termini di immagine, visibilità, notorietà o altro; invece i naviganti lo usano effettivamente per quello che è e per come è stato usato anche altrove. Una profonda differenza che, a mio avviso, si accentuerà sempre più".
