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MediaZone è un progetto della Facoltà di Scienze della Comunicazione e del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
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"La svolta? Non c'è stata"/1

Intervista a Sara Bentivegna - prima parte
di Simone Esposito
30/01/2007

 Il video dell'intervista (prima parte)


Leggi l'intervista:   PARTE 1  |  PARTE 2  |  PARTE 3  |  PARTE 4

Professoressa Bentivegna, con il voto del 2006 è cambiato davvero qualcosa?

"Per quello che riguarda l’Italia non ci sono dubbi nel rispondere: sicuramente no, la campagna elettorale del 2006 non può certo essere considerata come un punto di svolta nell’uso delle nuove tecnologie".

Proviamo a dare uno sguardo alle forze politiche che si sono schierate su Internet per la campagna elettorale. Tra il centrodestra e il centrosinistra, quali forze politiche si sono impegnate di più,, sia dal punto di vista dell’informazione sia dal punto di vista della partecipazione?

"Complessivamente il panorama non è dei migliori, ma se proprio dobbiamo trovare dei casi singoli da salvare, allora dobbiamo iniziare ricordando che sicuramente il centrodestra non ha mai amato in particolare le nuove tecnologie, e che comunque nel corso dell’ultima campagna elettorale ha costruito una strategia ancora prevalentemente telecentrica, con Internet relegato a una sorta di presenza di risulta,  utilizzata talvolta per diffondere informazione, ma nei fatti non per attivare altro. Per contro, il centrosinistra ha sempre, sin dagli inizi, dato più spazio ad Internet, anche senza poi valorizzarlo fino in fondo; anche quest’anno, quindi, gli elementi di maggiore novità si sono rintracciati nell’ambito del centrosinistra. A questo proposito possiamo ricordare il blog “Margo” della Margherita, oppure anche tutti i vari siti attivati da Rifondazione comunista, a partire da “Vuoi vedere che”, oppure il sito della “Famiglia Spera” dei Ds. Tutti casi che sul versante del centrodestra non hanno un corrispettivo".

Lei ha usato la parola “blog”, forse la novità rispetto al passato, per quanto riguarda soprattutto la presenza dei candidati in Rete. Molti politici hanno messo in piedi il loro blog e i tentativi sono stati sicuramente disparati, e a volte disperati, come nel caso di Romano Prodi. Perché tanti candidati hanno aperto il loro blog e perché è andata a finire così male?

"Facile: tanti candidati hanno aperto un blog personale perché sull’onda dei racconti che ci arrivavano dagli Stati Uniti con l’incredibile performance di Dean, in molti hanno ritenuto necessario, anzi doveroso, fare altrettanto anche in Italia. Perché hanno fallito? Perché il blog è uno strumento profondamente partecipativo, che richiede impegno e che, a mio avviso, fa anche parte di una cultura politica che certo non è la cultura dei soggetti politici che governano il nostro Paese. Quindi c’è una sorta di difficoltà naturale ad usare questo nuovo mezzo. Non si può certo dire – in realtà poi ci sono stati anche casi in cui l’esperienza non è stata tutto sommato negativa – che in Italia lo strumento del blog da parte dei politici sia stato usato con abilità ed intelligenza. Anche dopo il voto, chi ancora continua a tenere un blog in fondo lo fa nell’indifferenza generale. Penso che il fenomeno dei blog, invece, sia stato significativo sul versante della costruzione di quel mormorio, quello scambio incessante di opinioni e di punti di vista che è di natura invece orizzontale e che ha a che fare con i naviganti. I politici lo usano comunque impropriamente perché pensano solo al ritorno in termini di immagine, visibilità, notorietà o altro; invece i naviganti lo usano effettivamente per quello che è e per come è stato usato anche altrove. Una profonda differenza che, a mio avviso, si accentuerà sempre più".


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riferimenti
Sara Bentivegna è docente di Teorie delle comunicazioni di massa e di Comunicazione politica presso la Facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università di Roma "La Sapienza"
INDICE DELL'INCHIESTA
Introduzione: e-lettori.it
1. L'Italia digitale vota proporzionale: le novità della campagna 2006
2. I partiti: partecipazione? No, grazie!
3. "La svolta? Non c'è stata". Intervista a Sara Bentivegna
4. Navigo ergo partecipo: da "Incontriamoci" alle flash mob
5. "Un network per fare politica un quarto d'ora al giorno". Intervista a Giulio Santagata
6. Da e-elettori a cittadini in Rete
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