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MediaZone è un progetto della Facoltà di Scienze della Comunicazione e del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell'Università di Roma "la Sapienza"
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"La svolta? Non c'è stata"/2

Intervista a Sara Bentivegna - seconda parte
di Simone Esposito
30/01/2007

 Il video dell'intervista (seconda parte)


Leggi l'intervista:   PARTE 1  |  PARTE 2  |  PARTE 3  |  PARTE 4

Sul ruolo orizzontale dei naviganti in campagna elettorale torneremo fra poco. Continuando per un momento sul versante dei politici: oltre ad un’incompetenza, oltre ad un’incapacità cronica di comunicare, a noi sembra che i politici abbiano un po’ paura di quello che Internet in qualche modo potrebbe costituire per la politica italiana, cioè un cambiamento dello scenario politico del nostro Paese a causa di un “eccesso” di partecipazione.

"La classe politica italiana, che poi periodicamente fa grandi annunci di desiderio di rinnovamento e poi nei fatti non si rinnova mai, ha accolto l’avvento di Internet pensando di poterlo sfruttare in qualche modo per rinsaldare una presenza, un ruolo. In realtà negli anni ha visto che poi in fondo i ritorni non erano quelli pensati, che forse la Rete è più difficile da utilizzare rispetto ad altri mezzi. E quindi poco a poco ha lasciato agli addetti all’interno dei vari partiti la cura della presenza online. Penso che possa esserci una paura molto poco dichiarata, e ancora molto poco chiara, per la nascita di una nuova forma di politica. In realtà il rischio, dal punto di vista dei soggetti politici tradizionali, è che ci sia una forte cesura tra la politica tradizionale, così come siamo tutti quanti abituati ad immaginarla, e la politica della vita quotidiana, quella che nasce dalle esigenze dei soggetti, legata anche al desiderio di partecipazione politica. Questo tipo di politica trova in Internet un terreno di coltura incredibile, cioè trova l’ambiente nel quale può crescere e gli strumenti con i quali farlo. Comunque la politica online forse ancora non è avvertita come minacciosa, anche se io credo che invece, nel tempo, non so quanto, potrà diventarlo, in Italia in particolare".

Lei ha parlato del centrosinistra come lo schieramento politico culturalmente più avvezzo alla presenza in Rete e quello che di fatto ha investito un po’ di più. Proprio all’interno del centrosinistra è maturata l’unica esperienza di social networking, il sito “Incontriamoci”, promosso dal comitato di Romano Prodi, quindi al di fuori di una forza politica effettiva, anche se ricollegabile alla lista dell’Ulivo. Questo all’indomani di un’esperienza di partecipazione di massa molto sentita, sicuramente rivoluzionaria, come le Primarie. Guardando alla fine il bilancio di “Incontriamoci”, appare evidente lo scarto enorme fra il grande capitale che si era creato nell’ottobre del 2005 e l’impegno che c’è stato successivamente per convogliare anche attraverso la Rete, ma non solo, tutta quell’energia. Dov’è l’errore?

Probabilmente c’è stato anche un errore di valutazione, legato ad un clima di opinione che sembrava essersi consolidato tale che dava comunque come vincente il centrosinistra, e quindi la necessità di fare campagna elettorale anche in modo realmente innovativo è un’esigenza molto poco avvertita da tutti. Nei fatti la campagna si è ridotta agli incontri tra i leader dei due schieramenti e il resto è stato poca roba. Rispetto all’esperienza specifica di “Incontriamoci”, anche lì c’è stato un errore di valutazione del popolo di Internet. È chiaro che la partecipazione tramite Internet è una partecipazione nuova e per qualche verso pericolosa, tant’è che laddove, come negli Stati Uniti, si è dato spazio a forme spontanee di partecipazione, ciò è avvenuto nella fase iniziale della campagna; quando poi la campagna è entrata nella fase finale si è avvertita la necessità di organizzare e quindi si è dato meno spazio allo spontaneismo. In realtà i nostri partiti mantengono ancora una forte organizzazione verticistica, non lasciano fare ai militanti, devono comunque dare indicazioni. Per di più in Italia forse ora è stato fatto in modo persino più eccessivo. Nel sito di “Incontriamoci” a volte ho avuto l’impressione che ci fosse un po’ di “spirito di parrocchia”. Per esempio, è abbastanza strano per quel genere di esperienza, perlomeno in riferimento a ciò che è accaduto anche altrove, il fatto che l’assiduità di partecipazione alla comunità venga premiata con la possibilità di partecipare ad eventi organizzati nei quali è presente Prodi. Questo a me fa molto pensare a quegli avvenimenti, a quelle sorte, a quelle gratificazioni che si danno ai fan club, non in una comunità di natura politica: in una comunità di natura politica le gratificazioni eventualmente sono altre, perché i soggetti sono mossi da altre istanze. Quindi l’estrarre a sorte chi andrà con Prodi al programma tv o chi parteciperà alla convention, beh, francamente non credo che sia poi così remunerativo per soggetti che si danno da fare per una campagna elettorale.


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riferimenti
Sara Bentivegna è docente di Teorie delle comunicazioni di massa e di Comunicazione politica presso la Facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università di Roma "La Sapienza"
INDICE DELL'INCHIESTA
Introduzione: e-lettori.it
1. L'Italia digitale vota proporzionale: le novità della campagna 2006
2. I partiti: partecipazione? No, grazie!
3. "La svolta? Non c'è stata". Intervista a Sara Bentivegna
4. Navigo ergo partecipo: da "Incontriamoci" alle flash mob
5. "Un network per fare politica un quarto d'ora al giorno". Intervista a Giulio Santagata
6. Da e-elettori a cittadini in Rete
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