Il video dell'intervista (seconda parte)
"La classe politica italiana, che poi periodicamente fa grandi annunci di desiderio di rinnovamento e poi nei fatti non si rinnova mai, ha accolto l’avvento di Internet pensando di poterlo sfruttare in qualche modo per rinsaldare una presenza, un ruolo. In realtà negli anni ha visto che poi in fondo i ritorni non erano quelli pensati, che forse la Rete è più difficile da utilizzare rispetto ad altri mezzi. E quindi poco a poco ha lasciato agli addetti all’interno dei vari partiti la cura della presenza online. Penso che possa esserci una paura molto poco dichiarata, e ancora molto poco chiara, per la nascita di una nuova forma di politica. In realtà il rischio, dal punto di vista dei soggetti politici tradizionali, è che ci sia una forte cesura tra la politica tradizionale, così come siamo tutti quanti abituati ad immaginarla, e la politica della vita quotidiana, quella che nasce dalle esigenze dei soggetti, legata anche al desiderio di partecipazione politica. Questo tipo di politica trova in Internet un terreno di coltura incredibile, cioè trova l’ambiente nel quale può crescere e gli strumenti con i quali farlo. Comunque la politica online forse ancora non è avvertita come minacciosa, anche se io credo che invece, nel tempo, non so quanto, potrà diventarlo, in Italia in particolare".
Probabilmente c’è stato anche un errore di valutazione, legato ad un clima di opinione che sembrava essersi consolidato tale che dava comunque come vincente il centrosinistra, e quindi la necessità di fare campagna elettorale anche in modo realmente innovativo è un’esigenza molto poco avvertita da tutti. Nei fatti la campagna si è ridotta agli incontri tra i leader dei due schieramenti e il resto è stato poca roba. Rispetto all’esperienza specifica di “Incontriamoci”, anche lì c’è stato un errore di valutazione del popolo di Internet. È chiaro che la partecipazione tramite Internet è una partecipazione nuova e per qualche verso pericolosa, tant’è che laddove, come negli Stati Uniti, si è dato spazio a forme spontanee di partecipazione, ciò è avvenuto nella fase iniziale della campagna; quando poi la campagna è entrata nella fase finale si è avvertita la necessità di organizzare e quindi si è dato meno spazio allo spontaneismo. In realtà i nostri partiti mantengono ancora una forte organizzazione verticistica, non lasciano fare ai militanti, devono comunque dare indicazioni. Per di più in Italia forse ora è stato fatto in modo persino più eccessivo. Nel sito di “Incontriamoci” a volte ho avuto l’impressione che ci fosse un po’ di “spirito di parrocchia”. Per esempio, è abbastanza strano per quel genere di esperienza, perlomeno in riferimento a ciò che è accaduto anche altrove, il fatto che l’assiduità di partecipazione alla comunità venga premiata con la possibilità di partecipare ad eventi organizzati nei quali è presente Prodi. Questo a me fa molto pensare a quegli avvenimenti, a quelle sorte, a quelle gratificazioni che si danno ai fan club, non in una comunità di natura politica: in una comunità di natura politica le gratificazioni eventualmente sono altre, perché i soggetti sono mossi da altre istanze. Quindi l’estrarre a sorte chi andrà con Prodi al programma tv o chi parteciperà alla convention, beh, francamente non credo che sia poi così remunerativo per soggetti che si danno da fare per una campagna elettorale.
